A Poranceto

Anche caduti, rispettali.
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[...] sono tornato a Poranceto con un gruppo di corsisti per fargli conoscere questo luogo così speciale. E’ stata [...]
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[...] un nostro terzo livello, cose da grandi, belle… Certo, hai ragione, nulla mai sarà come colaf dyouti! (Uh dimenticavo, si scrive Call of Duty [...]















Penso che un giorno, Paolo, se i suoi figli avranno bisogno di visualizzare un luogo speciale dove sono stati bene, torneranno nel ventre dei castagni di Poranceto, a rinascere.
Ma le direi: non ci inviti a rispettare quelle piante. Le faccia semplicemente sparire e le custodisca fra le cose più intime della sua famiglia, per il bene di entrambi. Non indichi per favore a nessuno la strada per arrivarci, perché sempre di più la salvezza è riposta ormai solo nel segreto.
Grazie.
Caro Gatto, qui nelle nostre terre, di Desolation Peak alla Jack Kerouac e Gary Snyder proprio non c’è traccia: i Castagni di Poranceto ad esempio sono a ridosso di un centro didattico e di un Bar Ristorante Foresteria e Affittacamere.
Lunedì, giorno della nostra visita pioveva ed era freddo, le strutture erano chiuse, gli unici esseri a sangue caldo che abbiamo incontrato sono stati un branco di cervi stupiti che degli umani resistessero all’acqua. E’ in questa intimità tutta particolare che abbiamo incontrato i giganti.
Caro Gatto, condividere, tentare una testimonianza che non sia solo cronaca, è qualcosa che voglio provare. Un omaggio alla bellezza e alla poesia di un incontro. Un sì alla vita che sventola con forza le sue colorate bandiere.
Dunque Paolo,
la faccenda è più complessa della mia capacità di starci dietro con le parole giuste e in tempi compatibili con quelli di un blog. Provo a spiegarle che cosa mi hanno provocato i suoi castagni, ma mi perdoni se non sarò chiaro e magari equivoco: minaccio un bel pamphlet futuro, se necessario.
Vado di gamba tesa, allora, alla Silvio. Si immagini se un centinaio di lettori di questo blog, tutti presumibilmente sensibili, appassionati e amanti della natura, visitassero a turno quei signori centenari di Poranceto. E magari vi si adagiassero nella pancia, e ci portassero dei figli un po’ meno svezzati alla selvatichezza dei suoi. Ha presente?
Quei castagni, di cui mi consola assai saperli prossimi a un Bar ristorante e a un centro didattico “a parziale custodia”, sono di una tale veemente energia che meritano di scegliersi la compagnia, “chiamando” le persone giuste al momento giusto. A lei l’hanno chiamata, ma non sono altrettanto certo che l’avrebbero fatto con me, o con quel discolo di Carlo Pagani, per esempio. Esiste, a mio parere, una sacralità in certe piante e in certi luoghi che va affrontata con la veste adatta, con una reverenza e una devozione che non si trovano così a portata di mano neanche nelle personalità più curate.
Sa cosa m’è venuto in mente, al cospetto dei giganti? Quel centurione romano che attendeva una benedizione, e che si teneva discosto, perché non abbastanza “giusto”. Se non sapessi di sbagliare, le direi: sia pure meno generoso, tenga i prossimi doni speciali per sé. Essi parleranno comunque attraverso di lei, restando ignoti e introvabili.
E per stavolta, comunque, grazie.
Sai una cosa Paolo? Sono assolutamente d’accordo con Gatto Silvestre. Ogni cima richiede una iniziazione e il rispetto, il cuore sapiente, la Cura che servono per non pestare i piedi al Genius Loci. Una cosa è promuovere un atteggiamento di “selvatichezza” e cioè avviare a un percorso. E un’altra cosa è dare una meta a chiunque, perché “veda” magari con occhi molto diversi, un luogo che tu hai visto in modo del tutto particolare. Un dono irripetibile.
Ma dove sarà Poranceto? Nel Piauí brasiliano, nell’entroterra keniota? nel centro della Siberia? L’importante è preservarlo da contaminazioni di occhi impuri ignari non di guardare dei castagni ribaltati ma opere d’arte che solo la maestria dell’Oly-Photographer può cogliere. Ma allora perchè non cingere queste aree così preziose e rare con filo spinato e al posto del bar un bel posto di blocco con commissione di esame che divide i puri di intelletto dalla plebe?
E mettiamoci anche di lasciar vedere o fruire di cotanta bellezza solo coloro che nel vedere questi castagni ne possono sentire l’anelito all’infinito e per questa way of wilderness accedere al paradiso. Gli altri fuori: ai giardini margherita a giocare a bocce! Razza di incivili e zotici che se gli chiedi di parlare di Virgilio ti dicono che usano Google.
Beato te Paolo eletto tra gli eletti, unico ammesso al cospetto di lor signori: continua a deliziarci con le tue descrizioni sperando solo che quel migliaio di turisti fai da te del bacino di Suviana non si accorgano di bivaccare a ridosso del paradiso, altrimenti come potremmo non far trapelare al resto del mondo l’esistenza di questa sorta di cimitero degli indiani.
Per le prenotazioni è disponibile una mail ed un numero telefonico che io non dirò mai nemmeno sotto tortura e per ulteriori informazioni un sito che mai e poi mai vi dirò dove cercare in internet.
Con i saluti della proloco di Camugnano, compresi quelli della buonanima di mio nonno lì nato e cresciuto.
E’ lui…
Il concetto di indegnità è forte e antipatico, tuttavia esiste. Ma nell’esempio del centurione, è una valutazione che viene da se stessi, non da una commissione esterna. Nell’atto di comprendere la propria inadeguatezza, di fatto si pongono le condizioni per superarla e si diventa “moralmente” degni. La chiave è dunque nella consapevolezza, Silvio, non in una classificazione arbitraria delle persone.
Le auguro, il giorno che ci incontreremo (e ci incontreremo di sicuro, perché abbiamo un paio di risate e di calci negli stinchi da scambiarci), che lei mi faccia l’impressione che mi hanno fatto i castagni di Poranceto.
Inadeguatezza? Essere o non essere degni? La consapevolezza? Siamo di fronte a un bosco; parliamo di selvatichezza e ci prostriamo di fronte a un castagno e ci chiediamo se siamo degni di essere chiamati al suo cospetto… Bene, dobbiamo confessarci per ricevere i sacramenti? Spero di no, altrimenti qual’è la mia penitenza con tutti gli alberi che ho abbattuto? Mi faranno dire un rosario di tre kilometri.
Lei (Paolo) è stato chiamato quale sacerdote mentre noi siamo gli umili chirichetti capaci di approcciarsi all’altare stile turista a San Pietro con gelato. Ma non è così! Il rispetto è considerarli alberi, belli o brutti secondo una nostra personale visione, peraltro filtrata dalle sagaci mani del sacerdote di cui sopra, ma alberi. Alberi a cui non gliene frega nulla del bipede che gli gira intorno con aria incuriosita. Tuttalpiù sussulterebbe se si accendesse una motosega ma certamente non si emozionerebbe come una velina allo scatto di Oly.
Mi hanno molto colpito le parole di Emanuela: e un’altra cosa è dare una meta a chiunque, perchè veda con occhi diversi… Mi chiedo i suoi bambini con che occhi vedono il genius loci. Con questa domanda cedo la mano.
Caro Paolo, con stupore e divertimento seguo i commenti che riguardano uno dei luoghi a me più preziosi….e penso alla straordinaria e intensa Essenza che vive e anima quel posto e che inevitabilmente arriva ad ognuno capiti lì, mosso dal desiderio di andare a funghi, o di fare la mangiata in trattoria o di ascoltare il bramito dei cervi e forse l’ululato dei lupi … Non c’è molto da dire, ma c’è tanto, tantissimo da “sentire”. Ascoltare in silenzio le centenarie presenze che abitano il luogo e che hanno visto generazioni su generazioni di montanari prendersi cura di loro. I castagni del Poranceto hanno tanto da raccontare, per chi li sa ascoltare. Quasi stordita, tra queste maestose e antiche presenze, mi accorgo di quanto siano generosi, offrendo riparo a molteplici forme di vita, sfamando con montagne di marroni le generazioni passate, fornendo legna da ardere, adornandosi di fiori dal dolcissimo profumo e amatissimi dalle api, colorandosi dei toni più caldi in autunno, adattandosi a simbiosi con curiosi funghi… Quando sono al Poranceto, anche se assieme ad amici, mi accompagna il silenzio, per cercare anch’io in qualche modo di entrare in simbiosi con questi sapienti vecchi che tanto sanno e che tanto danno, e non resisto al desiderio di abbracciarli, annusarli, ascoltarli, penetrare nei loro ampi anfratti, come alla ricerca di un dialogo più diretto e di poter captare un loro messaggio. Non posso dimostrare se questi grandi saggi abbiano fastidio o piacere, ma posso giurare che è per me una grande cura e terapia, ogni volta. A Poranceto vive di certo un Grande Genius loci; è uno di quei luoghi che in altre culture, o nella nostra tradizione più antica, venivano definiti Sacri, con spiriti di natura generosi, che possono essere di grande stimolo per tante persone come me, per ritrovare quel vitale filo dorato che da sempre ci lega a Madre Terra ma che ora è così impolverato e dimenticato.
Calma calma! Facciamo insieme un po’ di considerazioni e un po’ di lavoro.
La Terra sta bene? No. La nostra natura sta bene? Non mi sembra. Dipendiamo dall’ossigeno, dall’acqua, dalle piante? Mi sembra di sì. Lo sanno tutti? Direi proprio di no e aggiungerei che saperlo è una cosa, che si voglia o no, da privilegiati. Allora, i privilegiati devono solo avere un privilegio oppure anche una responsabilità? Io chiamo responsabilità il desiderio di condividere e di far partecipare ma anche a proteggere, tirar su le maniche, pulire, coltivare… per non perdere il paesaggio e le risorse così importanti per anima e carne. Non mi sposo con chi mi bistratterebbe. Allo stesso modo vorrei proteggere i luoghi ma anche farli amare e quindi farli conoscere e curare, non solo “usare”.
Queste le considerazioni.
Il lavoro invece è paziente, come sempre. Ma anche costante. E per questo motivo chi sa guardare, è vero, deve caricarsi eternamente di un lavoro che tanti altri cercano continuamente di distruggere, per inconsapevolezza o per stupidità.
Secondo me, le riflessioni e i dibattiti, anche a tinte forti su un blog come questo sono una stupenda occasione di lavorare sul proprio pensiero e con le mani.