Alla macchia

I guanti di Gabriella

 

Alla macchia, sì Matteo, è così il mio giardinare oggi.

Giardinaggio senza piani, senza disegni, perchè non si può avere un piano, un disegno quando il piacere è nella relazione, nello scambio. Il mio giardino non è una espressione artistica, come non è un luogo definito: il mio giardino è nel vivere, nel continuo riflesso, per parole e immagini, che stare con le piante mi procura. Giardinando ciò che lascio, sono piante accostate, piante curate, sono parole, immagini, affetti, questo blog. Pur cercando bellezza non è il fine estetico la mia guida: la bellezza è colta nella vita che avvicina, lega, persone a persone, piante a piante, persone e piante.

La natura vegetale è misteriosa, profonda e affascina sentire quanto stretti e dipendenti sono i nostri destini. Osservando un paesaggio come un giardino vedo il lavoro dell’uomo sulla natura, vedo la promessa della natura, una promessa che agita le nostre zappe i nostri cuori. I luoghi curati raccontano storie che una volta narrate tornano ad essi in nuovi gesti e nuove cure.

Nascono dalle macchie, quando nascono, i miei giardini, nascono da una cosa che vedo, che è lì, ma è lì perchè lì ci sono i miei occhi, il mio cuore. Domani o ieri, con te o senza di te, non è la stessa cosa, la stessa macchia, lo stesso giardino… Se qualcosa mi muove, allora cominicio: sei io provassi, se io mettessi… Ci sono giardini ai quali non ho nulla da aggiungere, magari togliere: sì togliere…

Tornando alle macchie, quelle che la natura offre sono le più incredibili: nel legno vecchio del castagno, nel prato fiorito, nei licheni sulla roccia… Ci sono macchie e macchie, alcune sono molto pericolose e ho imparato negli anni a ignorarle. Anche se affascinanti non tutte  sono adatte alla crescita perché hanno veleni e rancori difficili da lenire. Meglio lasciar cadere: utile darsi alla macchia…

Questione di affetti ecco cosa è il mio giardino.

di Matteo Meschiari in queste vacanze ho letto con piacere e attenzione:
Dino Campana. Formazione del paesaggio
Sistemi selvaggi. Antropologia del paesaggio scritto

Comments
6 Responses to “Alla macchia”
  1. patrizia scrive:

    Mentre mi trastullo con la mail, invece di decidere dove piantare gli alberi da frutto( in tagliola da 1 anno sich !) nell’unico giorno di sole di questo inverno, con un caos notevole di giornali, abbigliamento etc. leggo “alla macchia” e mi sento un Lucignolo-Pinocchio , però ….c’è speranza che diventi una fatina?
    p.s. ho pensato dei buoni propositi per il nuovo anno.
    salutoni a te, bravo ragazzo

    pat

  2. rosa scrive:

    Caro Paolo; mi sento di dirti grazie… Quando mi sono trasferita a Bologna dalla mia casa in campagna, dal mio paesino a quota 914 metri,quello che mi attanagliava di più era la perdita di quella “selvtichezza” di cui tanto parli, con cui ho trascorso la mia infanzia e che spero possano conoscere i miei futuri bambini. Grazie perchè attraverso le tue parole riesco a capire che se la natura non è cosi vicina e cosi evidente in una città come Bologna, sta a noi cercarla amarla ed apprezzarla perchè l’uomo è natura e la selvatichezza è un bisogno istintivo che viene spesso estinto da alcuni criteri e leggi “artificiali” che spesso l’uomo sciocco impone e si impone… Cosi’ mi ricordo che nel parco vicino casa ci sono tanti rametti secchi e pietre lisce che mi apettano da portare in casa per fare magnifiche composizioni!
    E poi grazie perchè le tue fotografie sono più eloquenti di ogni altra parola!
    Caro Paolo complimenti perchè hai una energia positiva che pervade il tuo pensare e il tuo operare, altro che vulcano di Pantelleria!!! Insomma anche tu ami tanto l’erba…da fumartela???? Scherzo… Tanti complimenti perchè per portare avanti certe idee ci vuole una grande forza.

  3. bassethound scrive:

    Nobel subito!

  4. Cecilia scrive:

    Macchie e macchiaioli. Blind spots. E varchi.
    Ricordi Laputa? C’era una volta un Albero, un gigante…

  5. rosmarina scrive:

    mi piacciono le macchie pericolose, sono le più selvagge, è necessario entrarci con prudenza, senza ferirle e senza farci ferire, credo possano aiutare a risvegliare sensi addormentati e favorire l’attenzione: anche i veleni possono curare.

  6. silvio scrive:

    due nobel: uno alla selvatichezza a Paolo e uno alla olygardener. Mah mi chiedo perchè io non vedo le stesse cose, sono i miei occhi o è l’animo con cui esco alla mattina?
    posso venire a fare colazione da te?
    se qualcuno ha la risposta………………..

  • Paolo ha pubblicato

  • Emanuela ha pubblicato



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