Per cortesia

Gabriella Buccioli

Si, ogni giorno che passa senza risposta su Poranceto mi innervosisco sempre più e mi gingillo con fantasie da vendicator solitario. Poi mi calmo e penso a chi ha più buon senso e conduce la sua battaglia con intelligenza. Gabriella Buccioli, di fronte a manutenzioni che piallano qualunque forma ed espressione di bellezza vegetale, oltre a incavolarsi, come il sottoscritto, prova a reagire. Qui siamo a Loiano, pochi giorni fa, su una strada a scorrimento veloce. Gabriella vuol salvare un’aiuola vagabonda nata sul ciglio. I suoi gesti sono semplici e alla luce del sole: una pulita con il decespugliatore per sottolineare i confini della macchia, alcune canne per far capire all’operatore con la trincia che lì c’è qualcosa per cui fermarsi, un cartello che spiega a tutti perchè vale la pena non trinciare. Infine una telefonata ai responsabili delle manutenzioni comunali, senza sfida, solo per avvisare: è veramente bella quel’aiuola spontanea, bella e senza spesa. :)

Soldier Gardener, originally uploaded by Paolo Tasini.

Chi sono le belle d’aiuola? Nell’ordine: Achillea millefolium, Acinos arvensis, Anthyllis vulneraria, Dactylis glomerata, Thymus Serpyllum, Tragopogon pratensis.


Comments
13 Responses to “Per cortesia”
  1. lucio scrive:

    lo so sono parte in causa e dovrei astenermi dal commentare ma…..

    quello che racconti con queste poche immagini valgono più di tanti libri e di tante conferenze. Sono la dimostrazione che qualcosa si può fare, ognuno nel proprio piccolo e se quell’ognuno diventasse una moltitudine sarebbe una rivoluzione, almeno nel paesaggio.
    In assenza, poi, di commenti su Poranceto, ne hai fatto uno tu, ritraendo Gabriella in una posa da guerriero vendicatore, di tutti i vecchi castagni umiliati e di tutte le bellezze assassinate in nome della consuetudine e della praticità.

  2. angela comuzzi scrive:

    …Che bel sito! Straordinaria Gabriella… spero che questo Amore per le piante vagabonde e per le opere di Mamma Natura sia sempre di più contagioso …alla faccia dei diserbi chimici, dei giardini pronto effetto, del “pota il vicino così, e allora vuol dire che va bene…”, del veleno contro i preziosi lombrichi, del “bisogna potare…”, del “bisogna trattare…cosa vuoi che facciano le cocinelle…”( io lavoro nel verde pubblico e l’altr’anno una infestazione di afidi su solanum è stata completamente risolta da un vero e proprio Esercito di larve di cocinella, arrivate in pieno centro cittadino chissà da dove.) Alla facciaccia di tutti gli AntiNatura non bisogna mollare…Ciao e GRAZIE!!!

  3. chorima scrive:

    Iniziativa bella e coraggiosa, ma scusate lo scetticismo, non penso che fare appello alla bellezza serva da deterrente. Il problema della “pulitura” dei cigli stradali, e del verde pubblico in generale, ha ormai raggiunto proporzioni allarmanti. Il margine piallato é sempre piú esteso, i metodi sempre piú brutali.
    Forse bisognerebbe porre alcune domande: chi decide e chi gestisce attualmente i lavori nel settore del verde pubblico? Chi da gli ordini senza fare neppure un sopralluogo? A quali ditte viene affidata la manutenzione? Chi ne verifica i risultati?
    Qualcuno (dei cittadini) si é mai chiesto se chi lavora nel settore del verde abbia la formazione e la preparazione adequate? (e non parliamo di sensibilitá). Se c’é bisogno di una laurea specifica per essere a capo della manutenzione del verde? Di un determinato percorso professionale? Di qualche conoscenza specifica? Che non tutte le piante si potano nello stesso modo e nella stessa epoca?
    Provate a chiedergli se nella loro vita hanno mai sentito parlare di Achillea millefolium, Acinos arvensis, Anthyllis vulneraria, Dactylis glomerata, Thymus Serpyllum e Tragopogon pratensis. Non penso che supererebbero l’esame.

  4. Angela scrive:

    …e andrà sempre peggio, cara Chorima, dal momento che le casse comunali sono in forte riserva! Scusami se la metto sul personale, la mia vuole essere una semplice testimonianza, una considerazione, anche per cercare di sfatare certi luoghi comuni che anch’io avevo prima di iniziare a lavorare nel settore pubblico. Prima ho lavorato nel settore privato (viticoltura e floricoltura dall”86), sono perito agrario con un paio di specializzazioni successive al diploma. Vorrei chiedere a te: chi è che controlla tutto lo sfacciato sfruttamento che viene attuato sulla manovalanza nel settore agricolo privato? Io l’ho sopportato per anni: sottopagati, umiliati. Puoi non credere se vuoi. C’è solo da provare. Poi ho vinto il concorso, ed è stato come andare in paradiso: il rispetto del lavoratore (sono una semplice operaia specializzata)! Fino a qualche ci facevano seguire dei corsi di aggiornamento (BELLISSIMI!!!) tenuti nientemeno dai responsabili del Verde Pubblico Urbano di Torino. Il relatore, Luigi dall’Oste, prima di ogni lezione ci proiettava la diapo con una frase di Prust:” Il vero viaggio di scoperta non è andare verso luoghi lontani ma saper guardare con occhi nuovi!” E giù a parlare (e fare!) di nuove tecniche e di potatura e di trapianto e di manutenzione. Personalmente, sarò ridicola (me ne importa poco!) mi sveglio, ringrazio il cielo di avere la salute e il lavoro assieme a Mamma Natura. Cerco di fare meglio che posso, e così i miei colleghi. La critica di un cittadino mi pesa più di quella del Sindaco, è una sfida continua, perchè stai ore, fai fatica per preparare una aiuola o una fioriera, la fai, il giorno dopo la trovi devastata, piante sparite, strappate… al loro posto un giro ho trovato perfino bottiglie piantate.

  5. chorima scrive:

    Cara Angela,
    Non capisco. Sei perito agrario, lavori nel settore del verde pubblico come operaio specializzato e te ne importa poco di potatura, trapianto e manutenzione?
    Comunque, senza voler entrare nel personale, vado alla tua domanda:
    “chi è che controlla tutto lo sfacciato sfruttamento che viene attuato sulla manovalanza nel settore agricolo privato?”
    Credo si tratti di un sistema marcio, completamente da rifare. Come regola generale, aggiungerei che la responsabilitá (e perdonami il cinismo) é anche di chi sopporta per anni. Inoltre, il Settore agricolo (produttivo) viene deliberatamente mantenuto nella miseria e, allo stesso tempo, paradossalmente sovvenzionato.
    Il problema delle aiuole devastate dall’inciviltá é una questione sociale e política. Ma forse chi si occupa della progettazione potrebbe cercare alternative alle aiuole di begonie e violette, meno laboriose e piú sostenibili.
    Sono sicuro che molti operai fanno il loro meglio, non credo sia questo il nocciolo del problema. L’operaio che é stato mandato a piallare il prato con il decespugliatore ha sicuramente fatto il suo meglio, peró, nel caso specifico, chi ha deciso di piallare un prato con varie specie ancora in piena fioritura?

  6. Angela scrive:

    Gentile Chorima, bisogna essere sintetici e quindi mi sono spiegata male,mi importa e molto della manutenzione, del trapianto e soprattutto della potatura:non se ne può più delle capitozzature (vedi mutilazioni di Lagerstroemie, Platani, Albizie ecc…) Il grande Alex Shigo ha dato inizio ad una grande rivoluzione in fatto di potature, le sue teorie (sulla compartimentazione, sulla potatura a tutta cima ecc ) ci stanno educando a vedere con occhi nuovi, per dirla alla Proust. Si tratta di rispettare le piante che devono essere concepite come un bene di incommensurabile valore: dotarsi di un buon regolamento del verde,trapianti eseguiti con oculatezza, valutazione annuale della stabilità. Begonie e violette(usiamo molto la Begonia Dragon Wings e le violette tipo tricolor, praticamente perenni-a fiore piccolino) non richiedono molte attenzioni e sono molto generose…le usiamo come base, e poi se Mamma Natura ci mette in mezzo l’Anagallis,il Papavero,l’Oenothera,l’Echium o l’Oxalis…benvengano. Se prima, timidamente le lasciavo…dopo aver letto il libro della Buccioli si prende coraggio! Quanto c’è da imparare!Il gusto del bello si coltiva al pari di una pianticella: è importante la sensibilità di chi esegue le manutenzioni, spesso è lui che decide. Per questo è fondamentale la selezione accurata del semplice operaio che deve essere motivato e deve amare ciò che fa. Ingegneri e architetti saranno credibili se scenderanno in campo con noi: è l’unico sistema per accorgersi degli errori di progettazione che continuano a fare.

    • Paolo scrive:

      Angela, finalmente una voce “operaia” che rivendica il diritto alla creazione, alla partecipazione del bello in giardino. Penso a chi in giardino esclusivamente pensa, progetta, ordina esecuzioni. Quanto bisogno di lavoro condiviso ci sarebbe…

      Ci sono progettisti in Italia che piantano fisicamente, insieme agli operai, qualcuna delle piante che scrivono sulla carta? Ci sono progettisti che fanno manutenzione delle loro opere? E’ ancora una perdita di “status” sporcarsi le mani con il lavoro fisico?

      Ecco un gran tema: grazie Angela :)

  7. chorima scrive:

    Completamente d’accordo Angela. Ora capisco.
    Ingegneri e Architetti… e gli Agronomi?

    Si, il lavoro di progettazione e il lavoro in campo sono secondo me inscindibili.
    Per capire le piante bisogna piantarle, potarle, curarsi di loro; per capire i luoghi bisogna starci dentro, per capire il suolo bisogna zapparci. La qualitá dei giardini verrebbe migliorata tantissimo.
    La cosa che piú mi da soddisfazione é costruire con le mie mani ció che ho creato. L’uomo ha sempre fatto cosí. Poi, decenni di progresso, hanno separato le due cose: lavoro intellettuale e lavoro manuale, l’uomo in entrambi i casi é stato privato di una parte di se.

  8. Angela scrive:

    Cari Paolo e Chorima, grazie infinite per aver portato delle riflessioni così limpide e condivisibili. Quando parlo della mia esperienza come operaia nel verde urbano, mi sembra sempre di peccare in presunzione, continuo a non sentirmi all’altezza…ma allo stesso tempo mi dà molta forza il fatto che si fidano di me, e mi sento tanto fortunata per questo. Mi interessa tantissimo il discorso che porta avanti Maria Gabriella Buccioli, sfruttare nel verde urbano la presenza delle piante spontanee mi sembra oltre che paesaggisticamente. economicamente geniale…mi guardo bene dal segnalare la cosa, per ora, ho paura che non ci sia tanta sensibilità, e che magari mi blocchino. I posti-chiave in comuni piccoli sono ancora occupati da architetti, ingegneri e geometri, di agronomi magari ce ne fossero!!!Preferisco mettere in atto, già ci sono i timidi risultati…i cittadini, alcuni, apprezzano, ed è quello che ha maggiore importanza. Ci vorrà molto tempo, lo so, ma non c’è fretta … spero solo in una buona salute! Cerco di dare il meglio affidandomi più che alle cognizioni scolastiche, all’esperienza, alla carica di entusiasmo che mi sono stati trasmessi dai ralatori di quei corsi già da me menzionati, all’amore che provo per la città in cui lavoro, a persone come Maria Gabriella Buccioli, Libereso Guglielmi, Ippolito Pizzetti, al buon Shigo…solo per citare alcuni dei Rivoluzionari. Un caro saluto a Voi!
    P.S. Che spasso questo sito ragazzi!!!

  9. chorima scrive:

    Non ti preoccupare Angela, é solo una questione di mode. L’unico problema é che in questo settore i cambiamenti sono lenti. Un giorno forse la flora silvestre sara “chic” e tutti si batteranno e difenderanno i fiorellini spontanei, compresi quegli architetti e ingegneri (senza voler creare polemiche) che oggi mandano gli operai a piallare. Questo peró non vorrá dire che ci sará maggiore sensibilitá.

    Ti ringrazio per spezzare una lancia a favore degli agronomi. Secondo me i posti chiave dovrebbero essere condivisi da un gruppo di professionisti di diversa formazione. E’ vero, un agronomo sa ben poco di costruzioni e materiali, ma che ne sa un architetto di agronomia, di botanica, di pedologia, di fisiologia delle piante? Perché le piante nel verde pubblico vengono trattate como elementi di mobiliario? Perché le cittá sono diventate cosí rigide, spoglie, ostili, luoghi dove gli spazi verdi di nuova costruzione sono spesso rappresentati da miseri e costosi rettangoli verdi e file di alberelli stentati, luoghi dove i grandi alberi inficierebbero la purezza dell’architettura, sporcherebbero i marciapiedi, minaccerebbero le auto in sosta, o addirittura provocherrebbero allergie. Basterebbe porsi una sola domanda per capire che molti spazi non sono ben progettati: dov’é l’ombra? Dove sono gli spazi di ristoro e refrigerio? (non mi riferisco a bar e ristoranti). Vaste spianate di cemento, ampli corridoi commerciali, dove la gente scorre senza fermarsi mai.

    A volte penso che gli spazi verdi di oggi siano il riflesso dei programmi informatici diffusamente usati per la loro progettazione. Spazi forse concettualmente validi, forse belli da fotagrafare, ma terrificanti dal punto di vista umano.

    Io credo che l’entusiasmo e l’amore valgono piú dei “pezzi di carta” (per intenderci diplomi, lauree e masters).

    Saluti e grazie per le vostre osservazioni.

  10. rosmarina scrive:

    cari Angela e Chorima, la questione è proprio questa: la sensibilità di chi esegue la manutenzione e di chi esegue la progettazione, in città sicuramente ci sono operai più preparati e che lavorano con passione (come Angela), ma se devo parlare della mia esperienza dalle mie parti in un territorio agreste, di operai preparati ne ho conosciuti pochissimi, spesso il lavoro di manutenzione di un giardino (per non parlare di chi pulisce i cigli delle strade) è svolto da persone non particolarmente interessate a quello che stanno facendo, è un lavoro, si guadagnano il pane e va bene, il problema è che operai motivati, appassionati, sensibili e con occhio esperto sono rarissimi, quei pochi che si trovano vengono trattati e pagati allo stesso modo di chi non riconosce piante spontanee bellissime o curative nemmeno quando sono in fioritura , questo succede perchè c’è sempre meno gente che vuole prendersi questo impegno. I giovani preferiscono fare i paesaggisti che fanno meno fatica.
    Molti che commissionano il lavoro, proprietari di giardini non richiedono ai lavoratori requisiti particolari, anche loro non conoscono e riconoscono il mestiere del giardiniere, non tutti però ed è bellissimo quando con i proprietari di un giardino si possono scambiare esperienze e passioni per le piante stando con le mani nella terra.
    Buona fortuna e complimenti ad Angela e applausi alla Giardiniera Buccioli.

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