I frassini parlano? Paz, Boorman e Darke

 

Ieri sera un frassino

sul punto di dirmi

qualcosa – tacque.

Da Paz, O., Il fuoco di ogni giorno, Torino, Garzanti, 1984.

La libecciata Giovanni Fattori


Oggi ho in testa questa poesia di Paz… Bene, mi vengono in mente due cose molto diverse, una bella e una brutta.

Partiamo da quella brutta: recentemente ho visto il film di John Boorman Un Tranquillo Weekend Di Paura.

Scopro dalle recensioni che, quando uscì nel 1972, fu definito un film “polemico” nei confronti del mito della “buona” natura.

La trama è questa: quattro uomini decidono di discendere il fiume Chattooga, che scorre tra i Monti Appalachi, un bellissimo luogo naturale, incontaminato, sul quale incombe la mano dell’uomo. Impariamo che una diga sarà eretta alla sorgente del fiume e questo si prosciugherà, apportando un profondo mutamento al paesaggio: è quindi l’ultima occasione per vedere quei luoghi. È Lewis (Burt Reynolds), leader del gruppo, a condurre gli altri tre a questa esperienza… Presto il desiderio di evasione e avventura del gruppetto si trasforma in ben altro: due membri del quartetto – il paffuto Bobby (Ned Beatty) e il tranquillo Ed (John Voight) – vengono fermati da due loschi cacciatori del luogo. Le intenzioni sono cattive: Ed, legato ad un albero e sotto il tiro di un fucile, deve assistere alle violenze subite da Bobby. Le cose sembrano andare verso il peggio, quando entrano in scena gli altri due amici, Lewis e Drew (Ronnie Cox). Lewis, abile arciere, uccide uno dei due cacciatori, mentre l’altro scappa. I quattro, terrorizzati dall’accaduto e timorosi di finire una supposta faziosa giustizia locale, decidono di occultare il cadavere e proseguire il viaggio. Tutto si complica: il ritorno a casa è una fuga a rotta di collo, pieno di incidenti e drammi, dove la natura si trasforma da eden a trappola, puro impedimento, ostilità…

Più che una polemica nei confronti della “buona” natura parlerei di ritratto dell’incapacità degli uomini a vivere, in generale, con rispetto, parlerei di rappresentazione di rapporti di forza… Una vecchia storia, cara a molti uomini: o si sottomette o si viene sottomessi, o si distrugge o si viene distrutti… La natura, in queste dinamiche, come il frassino di Paz, non risponde, non ingiuria, oppone altrimenti silenzio e catastrofe.

Ora la cosa bella.

Cambiamo scena, non più finzione ma esperienze reali: Marzo 1983, Stati Uniti, sud Pennsylvania, il naturalista, giardiniere, Rick Darke comincia uno studio fotografico su uno scorcio del torrente Red Clay, vicino alla sua residenza. Il lavoro durerà un anno durante il quale Rick giornalmente visionerà, perlustrerà, quel minimo pezzetto di natura. Rick riconosce dapprima tutte le specie presenti, poi i lenti mutamenti stagionali, a poco a poco acquista consapevolezza della comunità vegetale come sistema complesso. E’ un approccio da etnologo, ricco di osservazioni, di sorprese: la piccola isola che si forma dopo una inondazione, subito occupata da nuovi vegetali, l’aggressività di piante straniere che causano instabilità, accomodamenti, lotte… Rick fotografa, annota, registra suoni, viene lentamente preso da un sentimento che respira il cambiamento, la transizione lenta quasi ferma e quella rapida, di botto, una frazione di secondo e tutto cambia.

Rick dopo questa esperienza farà giardinaggio in un modo nuovo, molto minimale per i nostri standard occidentali eppure denso, ricco… di gratitudine innanzitutto: Immagino che le piante del torrente Red Clay sul punto di dire qualcosa tacquero perché Rick le aveva già comprese.

Un saluto grande 🙂

Darke, R., THE AMERICAN WOODLAND GARDEN: Capturing the Spirit of the Deciduous Forest , Portland Oregon, Timber press, 2002.

Questo è il suo sito personale

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