Per una nuova visione del paradiso terrestre

Pierre Rabhi non è ancora conosciuto in Italia. Così come non è pubblicato da noi il bel documentario di Coline Serreau: “Solutions locales pour un desordre global”. Sia Rabhi che Serrau si battono per riportare la parola “economia” al suo vero significato. Non una corsa sempre più lanciata all’inseguimento del denaro ma una abitudine alla sobrietà e al recupero dell’unico paradiso terrestre che già possediamo: la nostra terra, la terra.

Se il documentario analizza i motivi di una crisi profonda, scegliendo di indicare positivamente le vie di uscita, invece di piangere sul latte versato, Pierre Rabhi spiega concretamente attraverso i suoi libri perché la visione contemporanea dell’economia non può che portarci a un suicidio da lemmings impazziti.

La sua visione della “cultura” da offrire ai giovani e ai bambini e da sostenere sempre, è in queste righe che traduco dal libro “Vers la sobrieté heureuse” Actes Sud, 2010.

La preponderanza che si dà all’ intelletto a discapito  dell’intelligenza delle mani, alle quali peraltro dobbiamo la nostra evoluzione, è una catastrofe che ci ammala, senza che ne siamo coscienti. Crea una gerarchia arbitraria che offre all’astrazione la chiave di un processo decisionale che l’esperienza concreta non può convalidare.

Il rapporto concreto con la natura è altrettanto indispensabile, perché è a lei che si deve la vita, per tutta l’esistenza. trarre vantaggio da un principio vitale senza conoscerlo, è una lacuna paradossale.

l’educazione deve ristabilire la complementarietà delle attitudini. Le scuole dovrebbero proporre terra da coltivare, atelier di attività manuali e artistiche. Dei giardini biologici permetterebbero di fare un’esperienza tangibile delle leggi impalpabili del mondo vivente: la fecondità della terra, la sua generosità ad offrire gli alimenti che ci fanno vivere, il mistero e la bellezza dei fenomeni che reggono l’immensa complessità di ciò che chiamiamo ecologia.

L’industria del giocattolo partecipa all’ingerenza dell’adulto nell’immaginario del bambino. Saturato da attrezzi ludici di pronta consumazione, questi è distolto dalla capacità natural comune a tutti i bambini del mondo di crearsi da soli e con una incomparabile freschezza, gli oggetti necessari al divertimento. Non si può non deplorare l’incredibile numero di giochi che esaltano i peggiori simboli della società contemporanea.

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Non basta  domandarsi “Quale pianeta lasceremo ai nostri figli?” Bisogna anche domandarsi “Quali figli lasceremo al nostro pianeta?”




Comments
One Response to “Per una nuova visione del paradiso terrestre”
  1. Paolo ha detto:

    Riprendere sensibilità attraverso il nostro corpo, le nostre mani, una sensibilità alle cose di natura, alla nostra corporalità.
    C’è un aspetto bello nel fare e così poco compreso: è lo stimolo della cosa viva nel tempo, che reagisce ed è capace di lavorare ai fianchi del nostro pensiero rigido…

    Sulla sobrietà come bene e non come sfortuna assolutamente d’accordo cara Emanu

    Bentornata 🙂

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