L’orto e il giardino nella visione degli artisti

un'opera di Joan Miró

Quando devo viaggiare in treno sono ansiosa. Ho paura di perderlo e così arrivo sempre in stazione mezz’ora prima. Cincischio, girovago, controllo l’orario e finisco col curiosare tra i titoli dei libri nelle edicole. I libri sono una attrazione fatale: inutile resistere. E’ così che ho trovato alcune chicche, come i diari di Joan Miró dal titolo ancor più fatale: “Lavoro come un giardiniere e altri scritti”.

Ecco cosa dice l’artista delle grandi sculture volanti:

Considero il mio atelier come un orto. laggiù ci sono dei carciofi. Qui delle patate. Bisogna tagliare le foglie affinché crescano i frutti. Venuta l’ora, bisogna potare. Lavoro come un giardiniere o come un vignaiolo. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme, ad esempio, non l’ho scoperto in un sol colpo. Si è formato quasi mio malgrado. Le cose seguono il loro corso naturale. Crescono, maturano. Bisogna fare degli innesti. Bisogna irrigare, come si fa con l’insalata. Maturano nel mio spirito. Perciò lavoro sempre a moltissime cose insieme. E anche in generi diversi: pittura, incisione, litografia, scultura, ceramica. La materia, lo strumento, mi dettano una tecnica, un modo di dar vita a una cosa. Se attacco un legno con una sgorbia, questo mi pone in un particolare stato d’animo… L’incontro dello strumento e della materia produce un urto che è qualcosa di vivo e di cui penso che avrà una ripercussione sullo spettatore…

Più che il quadro in se stesso, quello che conta è ciò che sprigiona, ciò che diffonde. Poco importa che il quadro sia distrutto. L’arte può morire, quel che conta è che abbia sparso dei semi sulla terra. Il quadro deve essere fecondo. Deve far nascere un mondo.

Joan Miró: “Lavoro come un giardiniere e altri scritti” -a cura di Marco Alessandrini- Abscondita 2008

Comments
3 Responses to “L’orto e il giardino nella visione degli artisti”
  1. silvio scrive:

    il fascino ass…..oluto dell’arte
    la bellezza in…..dubbia della pazzia
    e noi inc……..uranti del divario
    rimaniamo imb……evuti di grandezza
    non ci siamo…………………………..vado a rileggere
    ode alla cebolla” che è meglio.

  2. emanu scrive:

    oddio che cipolla sta poesia: non ho capito i puntini puntini!!

  3. vespa teresa scrive:

    Grazie Emanuela della chicca e grazie Silvio dell’ ode alla cipolla’
    Non c’è alcun divario quando ci si imbeve di grandezza.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: