Ricordi, legami

I primi giorni ero nero d’umore: quel posto proprio non mi andava. Come servizio civile avevo fatto domanda al WWF e mi immaginavo in qualche oasi naturalistica a contare licheni o chissà quale altra delizia botanica a me sconosciuta.

Era il 1 settembre del 1985 quando arrivai a B. piccolo comune della provincia di Bologna all’assessorato scuola. L’ufficio aveva fatto richiesta di obiettori di coscienza per far fronte all’arrivo in paese di bambini particolari, ”difficili”. Era la prima esperienza di famiglie al confino e uno degli aspetti più complicati risultava la gestione di un manipolo di ragazzini dai modi spicci, poco scolarizzati, “minori a rischio” li chiamavano.

Ricordo il momento della presentazione: il dirigente del servizio imbarazzato, consapevole che io non avevo una formazione. Mi prospettò una attività stile educatore di strada, due erano i casi a me assegnati. A. aveva 8 anni, W. 12, io 20.

Il contatto fu una doccia fredda: parevano puledri imbizzarriti, menavano, minacciavano, usavano un linguaggio da cartone animato. Seguirli in paese, ciondolando come erano usi fare, fu una pena, i negozianti non li sopportavano e anch’io me la passavo male. Fischiavano frasi come: “Carabinieri ci vogliono: altro che questi smidollati che rifiutano le armi.”

Pochi giorni e mi trovai in crisi nera, eppure volevo provarci, anch’io ero stato monello, non così, ma mi sembrava di capire…

Parlai con gli insegnanti, i pedagogisti, con l’assessore e buttai lì la mia proposta: lasciatemi uscire dal paese con loro,  andare fuori, lontano da sguardi, giudizi, ruoli assegnati… La risposta fu immediata: “No!”. Mille giustificazioni: non si poteva, non c’erano le condizioni, poi i costi, i permessi…

Passarono alcuni giorni e una lettera anonima al Sindaco riaccese gli animi, cominciava cosi: “Via i teppisti dal paese!” Rispuntai con la mia idea e questa volta ebbi l’ok, un ok “tu fai io non so” che comprendeva anche (prestito di un insegnante complice) un’automobile privata. Entusiasta e senza piani mi presentai all’uscita scolastica al volante di una fantastica Fiat Ritmo arancione piena di bozze: suonai il clacson e fu un successo.

Non avevo la più pallida idea di dove andare, ma andai; una sosta nella panetteria di un paese vicino mi chiarì che era meglio evitare luoghi abitati. Risalendo in macchina pensai a una meta, mi venne in mente un lago, un gioiellino d’acqua fresca che avevo appena scoperto sulle montagne vicine. Il viaggio fu piacevole, la macchina cullava e il paesaggio dal finestrino era per tutti un cinema.

Poi ci fu il problema del sentiero a piedi. A. sbottò: “Che palle camminare!”. Per fortuna il percorso fu breve e la vista del lago ci rasserenò. Ma il meglio era a venire: girammo attorno alle rive e in un attimo ci trovammo immersi in una lamponaia in bacca. A. e W. non avevano mai raccolto frutti dalle piante, men che meno lamponi. Sorridemmo, ricordo le nostre facce rosso sangue, iniziò così la nostra avventura.

Nei mesi a seguire il mio tempo con loro non fu solo una faccenda di bacche, battagliammo parecchio, ma ce la cavammo e la natura divenne il nostro luogo.

Ok, fermo i ricordi, è notte fonda, sono qui nella canicola e non riesco a dormire. Oggi la radio ha annunciato il giorno più caldo degli ultimi 100 anni. Potrei approffittarne lavorando, in questo momento ho tante cose per le mani, tanti giardini, tutti diversi e interessanti. Ma la mente vaga altrove. A episodi di trent’anni fa, ad altri coi miei due figli, Ettore di 8 anni e Federico di 12. Si, anche noi siamo spesso nel bosco e anche loro dicono  “Che palle camminare!”.

Come di recente, in questi scatti, sul sentiero per Montiferru, ultima nostra faticosa meta. Non so se mai mi perdoneranno il pomeriggio in marcia sotto il sole infuocato. Eppure è loro il lampo di fantasia, l’improvviso gioco della polvere, il piacere di sollevare un putiferio, e non solo di sabbia.

Ecco, sono qui sulla tastiera, sorrido. I ricordi, i legami lentamente rinvengono e attraverso le parole e le immagini si ricompongono. Grazie ragazzi!

PT219273

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