Pantelleria: appunti di viaggio

È da aprile 2022 che non pubblico su questo blog… Ma il piacere di scrivere è rimasto così ho pensato che queste riflessioni sul paesaggio e sul giardino che ho appuntato durante la mia ultima visita a Pantelleria avevano un senso qui.

GAM Palermo, 15 novembre 2023

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Francesco Lojacono, Studio di palude (Palude o Squarci di palude), 1905, GAM Palermo.

Questa palude, questo olio su tela dall’attribuzione non chiara ( per la casa d’asta Trionfante sarebbe di Mario Mirabella) già al primo sguardo mi si è appiccicata agli occhi… Non riesco a lasciarla, non voglio.

Con me, sul telefonino, ho alcune poesie di Zanzotto tra cui Meteo. Questa la prima strofa:

I

Non si sa quanto verde
sia sepolto sotto questo verde
né quanta pioggia sotto questa pioggia
molti sono gli infiniti
che qui convergono
che di qui s’allontanano
dimentichi, intontiti
Non-si-sa Questo è il relitto
di tale relitto piovoso
il verde in cui sta reticendo
l’estremo del verde
Forse non-si-sa per un
Sordo movimento di luce si
distilla in un suono effimero, e sa
Forse si lascia sfiorare, si sporge,
congiunge
membra a membra, ritorce

La palude di Lojacono come il relitto piovoso di Zanzotto… Non si sa quanto verde sia sepolto sotto questo verde…

Scrivo.

Quando mi assale la solitudine,
scavo. Uso parole e immagini come fossero pale e picconi.

Cerco faglie, vuoti, cavità per respirare.

A volte trovo giardini e nuovo piacere di vivere.

Nel tempo ho imparato una geografia dei luoghi e una lingua dei fiori.

Ma non sempre il terreno è fertile.
Cieli grigi e
paludi insistono.

Errante è il cuore.

Valle del Monastero, Pantelleria, 16 novembre 2023

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Arrivati da salita Cabebbi parcheggiamo nel cuore della valle in cerca del sentiero per il bagno asciutto di Benikulà. Che impressione; ero qui 38 anni fa, vacanze da studente, spensieratezza, capisco solo ora quanto quell’escursione così lontana si è conficcata nel mio cuore. Ritrovarla è una festa.

Con Cecilia prima di cominciare la salita che ci porterà su per la costa della caldera ci intrufoliamo nelle vigne della piana per raccogliere gli acini verdi dorati del moscato d’Alessandria scampati alla raccolta; sono dolci e già si sente il piacere del passito che sarà. Nei bellissimi fichi, potati per crescere pancia al suolo, cerchiamo qualche frutto. Nulla. Non è stagione. Arance, kaki, melograni, loro si, ci sono. Ci stupisce che ancora non siano raccolti. E’ un piccolo eden; la dolce macchia mediterranea.

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Camminiamo lungo il sentiero in salita per Benikulà, passo dopo passo il sentimento gentile si frantuma nella consapevolezza geologica dell’area. Siamo in una caldera vulcanica, qui 46.000 anni fa, un’eruzione esplosiva ha emesso grandi quantità di magma in un tempo relativamente breve, provocando il collasso del piano alto dell’edificio vulcanico. La Caldera Monastero è la più recente dell’isola di Pantelleria. Dal sito della Treccani apprendo che la caldera è una forma vulcanica negativa, e indica un segno di decadenza di un vulcano. Decadenza, Treccani, s.f., progressiva diminuzione di prosperità, forza, autorità…

Ok torno alla geologia: so che la classificazione delle rocce ignee è cosa non semplice e oggetto di continue revisioni, tutto registrato all’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche. Per noi giardinieri alle prese con continui cambi di nome delle nostre amate, qualcosa di molto famigliare. Una delle rocce che più mi aveva acceso la fantasia e che qui vorrei riconoscere è il tufo verde (come altrimenti?). In termini scientifici il tufo verde è ignimbrite reomorfa saldata.

Ignimbrite reomorfa saldata: impressionanti questi nomi di rocce e ancora di più quelli dei minerali in esse ingabbiati. Provo ad alta voce: aegirina, fayalite, ilmenite… Infine il più affascinante di tutti, aenigmatite. Aenigmatite dal greco αίνιγμα (“aenigma”), “enigma”).

Sfoglio i miei foglietti digitali, trovo questo Zanzotto:

[…]
Tutto è muto
e sconosciuto
e perduto
tutto è chiuso, sasso a sasso, nel suo lutto
rutilante lutto di sopite ire di irosi sopori.
Manca, manca, ruota come ferma vertigine il mancare
[…]

Il misterioso minerale color nero-velluto, che immagino debba il nome a qualche inciampo classificatorio (e che non sono in grado di riconoscere) è ora la traduzione mineraria della mia ferma vertigine del mancare… Non so vederla, non so indicarla. Che guaio girare senza amici geologi.

Salendo sul sentiero, condivido con Cecilia, le parole del nostro amico Didier, durante una telefonata poco prima della partenza:

“Ho un bel ricordo di Pantelleria, delle persone in particolare…  Con il passare dei giorni ti confesso che ho cominciato a soffrire il vulcano, la pietra lavica… Mi sono scoperto uomo del calcare…”

La notte il mio Spotify segnerà 121 minuti di ascolto di Variation #9: Pantelleria di William Basinski.

Rekhale, Pantelleria, 16/19 novembre 2023

Dammuso di Silvia e Turtle Hearth, qualcosa di più una casa, sicuramente un riparo per amici, i più giardinieri, di quelli schivi, vaghi, confusi… Gente che mi assomiglia, che ci assomiglia. Con Silvia abbiamo lavorato anni insieme a Bologna, poi lei ha deciso di trasferirsi qui e si è costruita questo stupendo rifugio con vista sul mare di Scauri, fronte Africa.

Nei giorni a seguire abbiamo visitato insieme l’isola, parlato… Qualche domanda da giardiniere:

– Stufo del lavoro? (Dei clienti?) –

– Si. –

– Stufo dei giardini? –

– No. –

– Dei colleghi?- – Eh… dai no.-

Poi altre domande, più difficili. Una su tutte: – credi ancora che i nostri colori, le nostre composizioni vegetali possano alleviare gli animi? –

– Eh…Si. Poco, poco però, i cuori delle persone sono induriti… –

Curiosi i giardinieri che alla sera scambiano parole, pensieri…Viviamo mondi chiusi… Silenzi, spine, sasso a sasso, sasso a sasso.

Cara Silvia, abbiamo fatto del giardino la nostra pelle, la nostra festa della vita, bella, colorata, e coraggio, diciamolo forte: della nostra scelta giardiniera non siamo affatto pentiti.

Poco, ma tanto.

Comments
4 Responses to “Pantelleria: appunti di viaggio”
  1. Caro Paolo cara Cecilia è stato bello rincontrarci proprio qui a Pantelleria, avervi a casa nostra in autunno che qui è una stagione diversa, è un’estate che non vuole finire ed è bella per gli amici, si scorrazza in giro e si aspetta la pioggia. Grazie per questo post scritto col cuore per la nostra amata isola . La bellezza consola sempre i giardinieri affranti e qui si può trovar rifugio e nuova linfa. Un abbraccio dal Mediterraneo. Silvia

  2. Valerio Gallerati ha detto:

    Grande Paolo, come ti invidio questa “vacanzina”…
    Ti sei messo anche a versificare, bravo!
    A presto 😃👋👋

  3. Veronica Compagnoni Floriani ha detto:

    Che bello leggere di giardini, di paesaggio, di colori e di relazioni con il territorio che ci ospita e con le persone che ci somigliano… grazie, un tocco di delicatezza e di umanità connessa alla nostra natura che fa quasi nostalgia …