I giardini come lenimento e terapia

Articolo di studio

Nella nostra tradizione culturale è cosa quasi scontata associare al giardino una sensazione di piacevolezza e di umano benessere.

Dall’Eden in poi i giardini sono intrecciati, legati all’idea della prosperità umana ed hanno acquisito il valore di un bene salutare, un luogo fragile del ristoro e della speranza di prosperità e anche per questo sono coltivati e difesi (ragionando per libere associazioni saltano alla mente quelle famose pubblicità inglesi che per sostenere lo sforzo bellico nella seconda guerra mondiale mostravano immagini di giardini e campagne coltivate con scritte « qualcosa per cui combattere » oppure « vangate per la vittoria »).

Women's Land Army

Al di là della digressione, la considerazione che i giardini e gli ambienti naturali ospitali abbiano effetti positivi sulle persone, in particolare su quelle afflitte da patologie, è quasi scontata, conseguente.


Healing garden

Nei paesi anglosassoni si parla da tempo di healing garden e cioè di giardini specializzati al benessere delle persone. Per healing si intende un effetto, un processo che promuove il benessere generale di una persona la quale ottiene gradi di sollievo rispetto ai suoi malesseri fisici o psichici, una riduzione del carico di stress, un senso generale di miglioramento delle sue condizioni.
L’aspetto healing è dato dal solo essere in contatto col giardino, senza nessuna mediazione umana e tanto meno professionale.
Lo si distingue da tutte quelle esperienze terapeutiche di horticultural therapy ove le persone sono stimolate da personale specializzato in percorsi di apprendimento, in azioni concrete.
Si possono individuare due gradazioni di healing garden: una mediata dal puro e solo sguardo umano, per lo più esercitato dalla visuale di una finestra dove, ad esempio, pazienti ancora non in grado di uscire dalla struttura medica godono degli scorci di veduta e un’altra, più intensa, dove sono coinvolti tutti i sensi: sono questi i giardini concessi ai pazienti in grado di deambulare e stare all’aria aperta in scenari a verde accoglienti dove è piacevole abbandonarsi tanto alle stimolazioni visive quanto a quelle tattili, olfattive, uditive. Entrambe le modalità sono legate alla contemplazione, al fruire del bene giardino come spettatori: sono proposte di coinvolgimento che vanno incontro alle difficoltà e alle caratteristiche di patologie gravi dove l’agire in generale, e il godere del fare giardinaggio in particolare, non sono ancora possibili o consigliati.
L’idea che l’immagine del giardino, e per estensione di ambienti naturali accoglienti, abbia un potere healing è confortata anche dalle recenti ricerche di psicologia sperimentale:

“Roger Ulrich, an enviromental psychologist, analyzes landscape preference by measuring physiological and psychophysiological responses—heart rate, blood pressure, muscle tension, and brain waves. He confirms that viewing preferred settings measurably reduces tension and enhances recovery from stressful situations. In one study, students who had just completed an examination were divided into two sections. Ulrich showed nature scenes to one group, urban scenes to the other. Those shown nature scenes exhibited lowered stress, whereas students viewing urban scenes became even more tense than when they had emerged from the examination.”

L’esposizione all’immagine del giardino nelle vesti di un ambiente naturale accogliente ha quindi effetti sperimentati di diminuzione del carico di stress; effetti, si può aggiungere, di stimolo emozionale, capaci di attivare l’individuo verso esperienze di piacevolezza e soddisfazione. È questa qualità di stimolo attivo e delicato, capace di coinvolgere la totalità dei sensi e di richiamare prepotentemente la vita e il suo perpetuo rinnovarsi il tratto fondamentale che definisce e sostanzia le proprietà healing degli spazi a verde.

Therapy garden

Per quanto riguarda l’aspetto di horticultural therapy prima accennato, è importante ricordare, in prima battuta, che l’utilizzo di tecniche di giardinaggio ai fini riabilitativi è una pratica sempre più diffusa in ospedali, centri di riabilitazione, scuole, prigioni. È una terapia che si sviluppa attraverso l’insegnamento di abilità e l’esercizio fisico ed ha come obiettivo l’indipendenza del paziente; inoltre è considerata una tecnica dolce per stimolare le persone alla vita, incoraggiandole all’attività sociale, all’uso della memoria, alle esperienze emozionali.
La terapia orticolturale è complementare ad altre forme di terapia. I benefici terapeutici sono conosciuti e sfruttati da qualche tempo in occidente; nel diciannovesimo secolo il dottor Benjamin Rush, un padre della psichiatria americana , pubblicò i primi lavori sull’effetto curativo dei giardini e del fare giardinaggio per persone afflitte da disturbi psichiatrici. Il disegno di questi giardini prevede, per facilitare l’accesso e la fruizione in generale, l’abbattimento delle barriere architettoniche; inoltre gli orticultori terapeuti negli anni si sono specializzati nel creare spazi in grado di offrire confort e abilitare il maggior numero possibile di persone al lavoro, all’apprendimento e in generale all’atmosfera di attività e relazione. Questi spazi includono sentieri accessibili ai disabili con percorsi e dislivelli morbidi, aiuole di fiori rialzate che permettono la manutenzione da una comoda altezza, l’adattamento degli attrezzi di giardinaggio alle varie difficoltà dei pazienti, un’enfasi sulla scelta delle piante dove si prediligono piante generose nelle fioriture e nelle fragranze, creazione di serre riscaldate per continuare le attività anche in caso di tempo avverso. I terapisti orticolturali non lavorano soli, generalmente fanno parte di staff dove sono presenti medici, psicologi, assistenti sociali i quali insieme con loro pianificano il trattamento complessivo da proporre ai pazienti.
Volendo indagare da un punto di vista teorico il nesso fra giardino e aspetti terapeutici, sono utili alcuni concetti presentati dallo psicologo del lavoro Le Boterf. Egli, proponendo una riflessione generale sull’attività lavorativa, focalizza l’attenzione sulla relazione tra il lavoratore e la specifica situazione di lavoro, e non separa, nel valutare la genesi delle competenze, le caratteristiche della persona da quelle del lavoro. In altre parole Le Boterf propone di mantenere, nell’osservazione analitica, l’insieme dinamico persona-lavoro. Il punto saliente della teoria è l’identificazione della funzione attivante, del contesto e del contenuto lavorativo in particolare, nei confronti del lavoratore. Secondo Le Boterf la funzione attivante si esprime in uno sviluppo di rappresentazioni operatorie, in una attivazione dei processi cognitivi, in segnali di miglioramento dell’immagine di sé, in sintesi in una generale mobilizzazione dei saperi. È viva, in questo pensiero teorico, l’idea di un processo costruttivo della competenza dove per competenza si intende una mescolanza di conoscenze, skill, abilità, motivazioni, rappresentazioni, credenze, valori, interessi, articolati e valutati nell’azione concreta del lavoratore.
Tenendo presente queste osservazioni è facile riconoscere alle attività di giardinaggio, per il loro variegato e allo stesso tempo semplice contenuto di attività procedurale, per l’offerta di una immagine sociale, quella del giardiniere, per lo più positiva, per la pluralità di saperi che l’investono (conoscenze tecniche, culturali, artistiche), un alto valore specifico di attivazione. Una attivazione che crea competenza quindi e che nelle particolari applicazioni terapeutiche, ben si comprende, può fungere da importante volano di sostegno dei processi di reinserimento sociale e lavorativo.
La terapia orticolturale è complementare ad altre forme di terapia, e porta il suo distinto ed originale contributo di strumento caldo, facilitante e vitale, capace di fronteggiare, in determinate condizioni, paure e difficoltà dei pazienti impegnati in percorsi di cura.

Il giardino come contatto

Ad ulteriore precisazione delle proprietà healing e therapy del giardino e volendosi avvicinare ad altre sponde di riflessione teorica si provi a considerare il concetto di “spazio dell’illusione” del pediatra e psicanalista inglese Donal Winnicott. d Il concetto deriva dalla sua prolungata pratica clinica con i bambini. Egli così lo descrive:

“… il potenziale creativo dell’individuo, che nasce dal bisogno, lo rende pronto ad allucinare. La madre, con il suo amore e la sua stretta identificazione con il bambino, impara a conoscere i bisogni di quest’ultimo al punto di offrirgli qualcosa più o meno al posto giusto e al momento giusto. La ripetizione di questa situazione crea nel bambino la capacità di utilizzare l’illusione, senza la quale nessun contatto è possibile tra la psiche e l’ambiente.”

L’idea è che si possa pensare al giardino come ad una sorta di seconda madre, un contenitore caldo e accogliente che permette, in particolare alla persona psichicamente sofferente, di recuperare quella capacità di utilizzare l’illusione e cioè il sentimento che c’è una realtà esterna che le corrisponde.
Il rapporto con le piante, attraverso lo spazio giardino, offre un contatto con l’alterità di altre forme viventi, il vegetale appunto, e le caratteristiche peculiari di questa offerta, quali la delicatezza intesa innanzitutto come non invadenza, come accoglienza discreta e lieve sono un motivo di attrazione e di aiuto per tutte quelle persone che hanno difficoltà nelle relazioni umane.
È importante sottolineare questo punto alla luce delle conoscenze sulla sofferenza umana e in particolare su quella inflitta dalla malattia mentale, dove la distorsione delle capacità meta emozionali e cognitive impone un approccio, un avvicinamento estremamente cauto.
Il giardino è un qualcosa di benefico che agisce anche solo con la sua presenza, con la sua capacità healing di trasformare e vivificare in senso positivo i vissuti; una natura madre in spoglie amorevoli in grado di soddisfare quel potenziale creativo dell’individuo, qualcosa di molto vicino a quell’utero primo veicolo di trasporto e di esplorazione del mondo circostante; non a caso la parola greca Kepos indica sia il giardino che il grembo materno.
Il giardino, per tornare a Winnicott, si presta a questa dimensione di qualcosa più o meno al posto giusto e al momento giusto, di veicolo dinamico di cognizione e affezione. In particolare per le persone che soffrono di disturbi dell’umore e della personalità, la proposta del giardino può essere un’occasione, un incipit per un’attivazione delle loro parti attive, sane.
Assumendo le suggestioni winnicottiane si può quindi intendere lo spazio a verde come un luogo ludico ove sperimentare incessantemente il reale dell’ambiente e il reale della fantasia; uno spazio di transizione, di gioco che continuamente riceve e stimola input cognitivi ed emozionali.

Donal Winnicott


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