Che gioia!

Non c’entra un tappo con il giardinaggio (o forse si) ma ho appena spento il televisore e prima di iniziare la giornata debbo dirlo anch’io: sono contento, Thanks Obama, Thanks USA.

A questa favola bella mi piace credere e voglio godermi il più a lungo possibile, finalmente, questa energia d’oltre oceano.

Go Obama, Go!

Barack Obama

Comments
13 Responses to “Che gioia!”
  1. Tyra a Vaxholm ha detto:

    Ciao Paolo, Che gioia I so agree, we are all so glad they did it! History has been made, thank you US. / Tyra

  2. luciana moretto ha detto:

    Lunga vita a Obama!
    Grande è in tutti noi il bisogno di speranza.
    Luciana

  3. silvana ha detto:

    …è stata solo curiosità o sintonia..?.ho cliccato il tuo sito pensando “chissà se Paolo commenta la vittoria di Obama in america..”..evviva l’hai fatto..!!!! ciao Paolo e buonlavoro..silvana.

  4. patrizia ha detto:

    il tuo sito solitamente riscalda il cuore e cosi’ anch’io mi son chiesta: chissà, se pur “nonc’entrandountappocolgiardinaggiooforsesì” c’è un commento su Obama?
    C’è’ e siamo ancor più contenti!

  5. Cecilia ha detto:

    C’è un racconto buddista che parla dell’incontro fra un buddista e un’altra persona. Questa chiede al primo: “Cos’è l’Inferno? cos’è il Paradiso?”
    Il buddista per prima cosa lo accompagna all’Inferno: è una grande sala luminosa piena di tavole imbandite di ogni leccornia, arredata con sfarzo. Gli abitanti della sala però sono tristi ed infelici: hanno attaccate alle braccia, al posto delle mani, lunghe bacchette rigide che impediscono loro di portare il cibo alla bocca, e così si disperano nell’impossibilità di nutrirsi di tutto ciò che vedono e che desiderano.
    Il buddista porta poi il compagno a visitare il Paradiso: è una sala identica alla prima, grande, luminosa, ricca di cibo e di lusso. Anche qui le persone hanno al posto delle mani le stesse lunghe bacchette rigide già viste all’inferno, eppure vivono felici e a proprio agio: l’una preoccupandosi dell’altra, si imboccano a vicenda godendo insieme di tutto ciò che l’ambiente offre loro.
    Il buddismo spiega anche come tutta la sofferenza umana si generi a partire da tre semplici veleni: avidità, collera e stupidità, che pur essendo sempre presenti nell’animo umano hanno trovato occasione di straordinario dispiegamento nel corso dell’ “era Bush”.
    Ecco.
    L’auspicio è che i fatti che verranno siano all’altezza delle emozioni che li annunciano
    e che la terra trovi il modo di preservare e portare a lungo l’impronta di quest’uomo.

    Lunga vita a Obama!

  6. gower ha detto:

    Nel discorso di oggi di Obama vi è un fatto di importanza straordinaria nel modo di affrontare la crisi economica. Mentre l’Italia chiede di rivedere le norme di Kyoto e quindi una maggior libertà di inquinare Obama invece è convinto che è necassario investire nell’economia verde con la creazione di cinque milioni di nuovi posti di lavoro, liberando il paese dalla tirannia del petrolio estero e salvando il pianeta per i nostri figli.
    Questo significa voler trasformare il mondo!

    “That starts with the kinds of long-term investments that we’ve neglected for too long. That means putting two million Americans to work rebuilding our crumbling roads, bridges, and schools. It means investing $150 billion to build an American green energy economy that will create five million new jobs, while freeing our nation from the tyranny of foreign oil, and saving our planet for our children. It means making health care affordable for anyone who has it, accessible for anyone who wants it, and reducing costs for small businesses. And it also means giving every child the world-class education they need to compete with any worker, anywhere in the world.”

    Obama ci entusiasmi!

  7. Paolo Tasini ha detto:

    @ gower:

    Completamente d’accordo Gower. Grazie per la segnalazione e… Viva i giardini in Gallura! 🙂

  8. silvio ha detto:

    Cecilia mi ha commosso per il suo commento, anche se la conosco poco credo che sia una bella persona. Credimi mi rammarico di non avere più fiducia nè in Obama nè nelle potenzialità delle persone come Cecilia. Lo vedi da i miei commenti: tu parli di coniugare spazio e tempo non in funzione del risultato giardino ma come comunione di progetti e conoscenze. Apro una piccola parentesi, mentre ti scrivo in televisione stanno consegnando un premio letterario a Fedele Confalonieri: vedi? Tornando al motivo del mio intervento ho il serio timore che le spade delle buone intenzioni si confondano con le lance di Don Chisciotte. Hai ringraziato l’America per questa scelta ma se il resto del mondo vivesse come in America occorrerebbero due terre e mezzo, i passi che dovrebbe fare Obama sono certamente superiori alle sue gambe.

  9. luciana moretto ha detto:

    Privato dell’utopia l’uomo non sarebbe altro che uno dei tanti animali sulla terra, ma molto molto più infelice
    Luciana

  10. Cecilia ha detto:

    Caro Silvio,
    è vero che il male prevale di gran lunga sul bene e che non c’è nulla di semplice, ma è altrettanto vero che la lotta, il resistere e addirittura svilupparsi nonostante tutto è la natura della vita! La potenzialità delle persone come me, come te, trova limiti invalicabili solo in una mente scoraggiata, in un cuore disposto a “firmare la resa”. Guardati bene da questa peste! Non mi riferisco ad una bella utopia, a un “Non Luogo” estetico che ci consola, ma proprio al potere delle persone, in particolare delle persone comuni, come me e come te.
    Ti porto una semplice prova concreta. La scorsa primavera il nostro Ettore, assieme ad altri 140 bimbi rimase escluso dall’accesso alla scuola materna della nostra città. Era una esclusione che non riuscivo ad accettare: rifiutavo di rassegnarmi. Diedi così vita ad un Comitato di genitori. Anche Attraversogiardini soffrì un po’ nel periodo in cui Paolo si dedicò con me alle fasi iniziali (organizzammo anche un sito del comitato).
    Tanti genitori colpiti dalla stessa difficoltà si unirono a noi portando ognuno un contributo originale. Le nostre armi? la convinzione di essere nel giusto e la determinazione di risolvere il problema. Te la faccio breve: sabato festeggeremo a Casalecchio l’inaugurazione della nuova scuola materna che azzera le liste di attesa del comune. Ci sono lotte ben più importanti nella vita di ognuno, ma questo è sicuramente un esempio pubblico e concreto di ciò di cui io parlo. E, almeno per quel che riguarda il mio vissuto, ti assicuro che questa è stata, ne’ più ne’ meno, una esperienza diretta del potere della fede. E “fede”, in termini di buddismo Soka, significa essenzialmente fede nel proprio potere che è il potere della vita stessa.
    Chiudo con questi versi casalinghi dedicati a te e a tutti i “giardinandi” che passano di qui…

    Sole d’inverno

    Adoro il sole, questo sì.
    I raggi spogli e obliqui d’inverno
    mi coprono di pura felicità.

    Caldi
    sulla sulla neve e sull’aria.
    Sussurrano al letargo del mondo
    la profonda vitalità che cova
    che dorme
    che riposa
    che monta
    che accumula energia e potere
    che non mancherà di sfondare cortecce
    e croste di terra
    nel grande risveglio di Marzo.

    Cecilia

  11. silvio ha detto:

    Per Cecilia, grazie 🙂
    Per Luciana, grazie ma non capisco come fai a parlare di animali infelici…

  12. luciana moretto ha detto:

    Per Silvio, ringrazio a mia volta. Potrei tentare a questo punto di formulare la domanda: gli animali sono felici?
    M’è capitato spesso di notare animali ( cani gatti ecc. ) affamati, assetati, impauriti. Se la felicità è ‘ la compiuta esperienza di ogni appagamento ‘( Devoto Oli )ritengo che possa valere anche il contrario, e cioè che possa esistere anche negli animali una condizione di infelicità.
    Tuttavia è bene tenere presente che sappiamo ancora assai poco sulla ‘ psicologia ‘ degli animali…
    Un caro saluto Luciana

  13. gower ha detto:

    … debbo correggere il mio giudizio precedente: il silenzio di Obama sui crimini di guerra degli Israeliani è molto preoccupante e lascia presumere una contnuazine della politica di Bush… Riporto un articolo del Guardian.

    Obama is losing a battle he doesn’t know he’s in
    The president-elect’s silence on the Gaza crisis is undermining his reputation in the Middle East

    By Simon Tisdall
    http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/jan/04/obama-gaza-israel

    Barack Obama’s chances of making a fresh start in US relations with the Muslim world, and the Middle East in particular, appear to diminish with each new wave of Israeli attacks on Palestinian targets in Gaza. That seems hardly fair, given the president-elect does not take office until January 20. But foreign wars don’t wait for Washington inaugurations.

    Obama has remained wholly silent during the Gaza crisis. His aides say he is following established protocol that the US has only one president at a time. Hillary Clinton, his designated secretary of state, and Joe Biden, the vice-president-elect and foreign policy expert, have also been uncharacteristically taciturn on the subject.

    But evidence is mounting that Obama is already losing ground among key Arab and Muslim audiences that cannot understand why, given his promise of change, he has not spoken out. Arab commentators and editorialists say there is growing disappointment at Obama’s detachment – and that his failure to distance himself from George Bush’s strongly pro-Israeli stance is encouraging the belief that he either shares Bush’s bias or simply does not care.

    The Al-Jazeera satellite television station recently broadcast footage of Obama on holiday in Hawaii, wearing shorts and playing golf, juxtaposed with scenes of bloodshed and mayhem in Gaza. Its report criticising “the deafening silence from the Obama team” suggested Obama is losing a battle of perceptions among Muslims that he may not realise has even begun.

    “People recall his campaign slogan of change and hoped that it would apply to the Palestinian situation,” Jordanian analyst Labib Kamhawi told Liz Sly of the Chicago Tribune. “So they look at his silence as a negative sign. They think he is condoning what happened in Gaza because he’s not expressing any opinion.”

    Regional critics claim Obama is happy to break his pre-inauguration “no comment” rule on international issues when it suits him. They note his swift condemnation of November’s terrorist attacks in Mumbai. Obama has also made frequent policy statements on mitigating the impact of the global credit crunch.

    Obama’s absence from the fray is also allowing hostile voices to exploit the vacuum. “It would appear that the president-elect has no intention of getting involved in the Gaza crisis,” Iran’s Resalat newspaper commented sourly. “His stances and viewpoints suggest he will follow the path taken by previous American presidents… Obama, too, will pursue policies that support the Zionist aggressions.”

    Whether Obama, when he does eventually engage, can successfully elucidate an Israel-Palestine policy that is substantively different from that of Bush-Cheney is wholly uncertain at present.

    To maintain the hardline US posture of placing the blame for all current troubles squarely on Hamas, to the extent of repeatedly blocking limited UN security council ceasefire moves, would be to end all realistic hopes of winning back Arab opinion – and could have negative, knock-on consequences for US interests in Iraq, Afghanistan and the Gulf.

    Yet if Obama were to take a tougher (some would say more balanced) line with Israel, for example by demanding a permanent end to its blockade of Gaza, or by opening a path to talks with Hamas, he risks provoking a rightwing backlash in Israel, giving encouragement to Israel’s enemies, and losing support at home for little political advantage.

    A recent Pew Research Centre survey, for example, showed how different are US perspectives to those of Europe and the Middle East. Americans placed “finding a solution to the Israel-Palestine conflict” at the bottom of a 12-issue list of foreign policy concerns, the poll found. And foreign policy is in any case of scant consequence to a large majority of US voters primarily worried about the economy, jobs and savings.

    On the campaign trail, Obama (like Clinton) was broadly supportive of Israel and specifically condemnatory of Hamas. But at the same time, he held out the prospect of radical change in western relations with Muslims everywhere, promising to make a definitive policy speech in a “major Islamic forum” within 100 days of taking office.

    “I will make clear that we are not at war with Islam, that we will stand with those who are willing to stand up for their future, and that we need their effort to defeat the prophets of hate and violence,” he said.

    As the Gaza casualty headcount goes up and Obama keeps his head down, those sentiments are beginning to sound a little hollow. The danger is that when he finally peers over the parapet on January 21, the battle of perceptions may already be half-lost.

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