Giardinaggio è giocare con le piante

Giardinaggio è giocare con le piante” hai ragione Gabriella! Lo scrivi nell’ultimo tuo bel libro Chiacchiere di giardinaggio insolito. Sottoscrivo in pieno!

Sappi che leggendoti, giocando con le tue piante, io che sono maschietto, sono finito subito al capitolo “Anarchia in giardino” e scappando di fantasia mi sono messo tra topinambur e Rudbeckia laciniata, barbaro tra i barbari, a complottare, per stoloni e rizomi, evasioni e invasioni di tutte le “stupide” umane aiuole del mondo. Alè, olè: “terre libere per tutti”. Che casino! Altro che Gianburrasca e le pappe al pomodoro! Bello!!!

Un’altra cosa leggendo mi è saltata agli occhi o meglio al cuore: è il richiamo alle piante della memoria, le piante che ci legano alle persone care. Ne cito una tra quelle che indichi nel tuo personale index: Lunaria rediviva, solo il nome è già una spiegazione, rediviva viva…  Coltivare piante che ci hanno legato e che, con la loro vita, il loro apparire sparire e di nuovo comparire, ma non più lì, piuttosto là, alimentano una memoria che non si lascia ridurre al freddo rigido dell’inerte ma che si affida, con cuore, a quella linfa che tutti ci sostiene.

Un ultima cosa ti dirò oggi alla presentazione, ed è una cosa che non è scritta nel libro almeno non nelle righe, tra le righe si, ma non è facile se non ti si conosce personalmente. Io voglio dire che il giardino del Casoncello è abitato da un spirito, uno spirito buono che io e Cecilia, sappi, chiamiamo urlo di mamma o anche urlo di Gabriella. Lui di giorno (come sanno alcuni incauti visitatori) vive nella tua ugola  e di notte invece dimora nel cavo della pianta più pianta di tutto il Casoncello: la grande quercia edera. Il suo urlo è un richiamo, severo eppure materno; esce solo in casi gravi, ma quando esce esce. E’ questo spirito, insieme a tutti i tuoi altri spiriti (caratteri) che fa si che questa comunità di vegetali anarchici, nostalgici, aristocratici, umili non si disperda e si metta in scena e renda il Casoncello sosta cara a ciascuno.

Ci vediamo oggi alle 18. Biblioteca Salaborsa Piazza Nettuno, 3 Bologna.

P.s.

Nota a margine per segnalare nel libro le incredibili tavole in bianco e nero di Lucio Filippucci: che meraviglia!!! 🙂

Comments
13 Responses to “Giardinaggio è giocare con le piante”
  1. Meristemi ha detto:

    Con la storia del giardinaggio anarchico mi si è aperta una porta chiusa nella testa che comunica con la stanza di John Cage. Tremo al pensiero di quel che ne verrà fuori.

  2. Dami ha detto:

    Ieri sera avrei voluto esserci alla presentazione, ma mentre in Sala Borse si dissertava probabilmente su capitoli di “magia giardiniera” la mia elevata temperatura corporea, suggeriva che avrei potuto costituire una eccellente fonte di energia pulita.
    Approfitto di questo spazio accogliente, per augurare a Gabriella di portare avanti il suo progetto, il suo sogno. Perchè se “la bellezza è causa di gioia per sempre”, il messaggio di libertà proprio del suo Giardino, è fondamentale non solo per poter godere della bellezza, ma per una presa di coscienza di cosa sia anche buono…E poi è anche vero che la bellezza è un fatto soggettivo e dicono che invece la “bontà” – intesa come cosa universalmente positiva – sia oggettiva. La mia esperienza invece mi insegna, che nemmeno cosa sia veramente buono è fatto oggettivo. Ma questo è solo il mio modesto parere. Ritengo che saper vedere in un rudere e nell’abbandono del terreno circostante, la potenzialità del Paradiso, sia un grande dono, una vera conquista di libertà.
    Buona giornata a tutti.

  3. Gabriella Buccioli ha detto:

    Paolo grazie per essere stato con me al battesimo della mia seconda creatura di carta, grazie per la tua verde amicizia!

    … ma ormai posso ringraziare anche tutte le altre persone che ieri erano là con noi in quella bella sala e ancora ringrazio la vita per avermi regalato questo giorno!

  4. Kravino Punzerle ha detto:

    Ma signora Gabriella è stessa dentro film di giardino dove guida trattore di erba veramente bulgaro?

    Lei volteggia su prato come farfalla, ma più di sprint.
    Poi visto di lei che comanda marito sopra quercia: taglia taglia taglia lei dice.
    Lui non vuole.
    Lei insiste e vince.
    Molto di carattere. Gente di mio paese riconosce subito dov’è capo.
    Io penso che titolo di libro sbagliato: lei niente chiacchiere.

    Lei più palle di uomo di bosco che pugna Silvio.

    Ciao di Kravino

  5. silvio ha detto:

    per fortuna Dami che ti sei accorta da sola che sia la bellezza che la bontà sono soggettive. chissà cosa succederebbe se un branco di bambini armati di infantile anarchia invadessero la beltà del casoncello anche perchè il giardino del casoncello nn è affatto abbandonato anzi ben curato da mani molto esperte.
    Kravino, kravino nn so come prenderti ( lo so ma è penalmente perseguibile): le chiacchiere sono relative al libro non al suo lavoro manuale ed imprenditoriale, per l’esame ormonale comparativo tra corona e la buccioli nn credo i citati siano interessati e nemmeno il pubblico di questo blog.
    ciao

  6. Il fu Gatto Silvestre ha detto:

    Eh, Silvio. Non è bastato andare con barba e parrucca all’appuntamento della Buccioli per mantenere l’anonimato. So tutto. Arriva sempre il momento di cadere sulla via di Loiano, non devi vergognarti. Son qui che aspetto da tre settimane che tu scriva qualcosa al riguardo. Che ne so: le “Confessioni di un giardiniere di regime” o “Memorie di un Earth Killer”. Invece niente. Solo un malcelato nervosismo con un povero “vicino di cineasta” che non ha fatto nulla di male. Ci vuole tempo per le cambiare, l’ho già detto: ma insomma è un anno che cerchiamo di riconvertirti…
    Quindi ti aspetto (davanti al Casoncello). E vieni da solo, altrimenti porto i miei due secondi (uomo di bosco e uomo di Giappone).
    GS

  7. silvio ha detto:

    la barba è vera, per la parrucca è stato male informato.

  8. silvio ha detto:

    ti racconto il mio Casoncello? No io sono andato a vedere la presentazione di un libro SUL Casoncello. Se vuoi ti dico che con Tiziano sono uscito dalla sala sempre più convinto che fare il giardiniere è un mestieraccio (ho usato un’altra terminologia). Un mestiere che investi il triplo degli investimenti di un altro artigiano ma sei pagato come un imbianchino che ha un pennello una scala ed un furgone. Un mestiere che lavori tra si e no nove mesi in un anno, al freddo d’inverno e al caldo d’estate. Però sei a contatto con la natura. Che natura è quella dell’assessore che ti dice: “questa striscia la facciamo di lonicera così non ci pensiamo più” oppure quando ti dicono: “vorrei un prato verde una siepe ed un albero veloce e che costi poco” ?

    Per me la natura è tuffarmi nel mar rosso o stare in val Gardena. Se poi vogliamo fare gli ecologisti siamo tutti liberi di fare ciò che vogliamo anche se sono sicuro che sulle spiagge di sharm potrei trovare parecchi iscritti al wwf. Ma tornando al nostro paradiso e alla sua discesa tra noi mortali, che dire: mi hai colpito la tribuna d’onore composta da un assessore che dopo una serie di cazzate atomiche dimostrava la sua completa estraneità alla situazione (chissà se è stato pagato per il suo intervento), un fumettista di indiscutibile valore ma questo a prescindere dal Casoncello, il Dottore (l’ala intellettuale) e Paolo a cui è toccato fare il manovale del palco; ma qual’è la cosa più importante? Quanto è bello il Casoncello trallallero trallalà… Oppure che grazie alla grande intelligenza e amore per il suo lavoro la buona Gabri si schiaffa un mese in Marocco a scrivere un libro sul suo lavoro quotidiano di cura di un giardino… Tanto di cappello sia alle indubbie capacità di Gabriella sia alla sua intelligenza imprenditoriale e mi ha fatto piacere che mai in nessuna occasione si sia presentata come il giardino perfetto anzi abbia calcato la mano sul suo giardino come espressione della sua personalità. Mai ho notato nelle sue parole alcun accenno a farsi portabandiera di politiche ambientali. Il giardino è il suo e ci gioca lei e gli piace così perchè quella è la vita come la desidera. Tutti quelli che i questi mesi l’hanno utilizzata come vessilo pseudo ecologista, di un nuovo modo di intendere gli spazi verdi dovrebbero capire che quello è solo un giardino incastrato nella montagna.

    Vorrei aggiungere una cosa: le scuse a te Giusi, moglie di Dantino, che ieri sera mi hai chiesto se gli porto delle palette da vivaio perchè tutti gli anni con la proloco del tuo piccolo paesino fai una giornata dedicata alle piante spontanee e quest’anno hai deciso di non raccoglierle ma di fare un percorso indicandole nel posto dove sono nate naturalmente. Scusaci se non hai avuto la fortuna di qualcuno che facesse un documentario per far vedere la tua passione al mondo, scusaci se nella tua vita non hai mai sentito la necessità di scrivere libri e se la tua grande umanità si è dovuta fermare in un paesino di trecento abitanti. Le grandi persone sono nelle piccole pieghe dell’umanità.

    Silvio

    • Paolo ha detto:

      Ok Silvio: il Casoncello come simbolo di un giardinaggio più gentile, più attento alle vita proprio non ti va giù.

      Che su un giardino nato da un piacere personale si possano fare riflessioni che riguardano non solo il piacere appunto, ma anche l’etica, intesa come meditazione sulle nostre azioni, interazioni, non ti piace. Ok!Prenditela con i narratori (io in prima fila) ma non con il giardino.

      Il Casoncello ha tante voci: Gabriella, Lucio, la regista del film, tutti noi appassionati che parliamo e passiamo a tam tam il “nostro Casoncello”. Non trovi che sia stupendo avere un giardino e una persona capaci di tanto coinvolgimento? Hai visto quante persone c’erano in quella sala? Di tutte le età e mestieri: studenti, pensionati, giardinieri, pollici neri…

      Se Giusi, moglie di Dantino è una persona per te speciale (e sicuramente è speciale) sii tu a raccontarla. Le storie ben raccontate caro Silvio sono magiche: allungano la vita, avvicinano le persone, come in quella sala, quel giorno 😉

  9. silvio ha detto:

    ciao Paolo, ho letto e riletto tanti commenti anche precedenti a questo. Innanzi tutto chiedo scusa a Gabriella se si dovesse essere offesa per le mie parole; nn era mia intenzione, semplicemente abbiamo opinioni e situazioni diverse. Come ho opinioni diverse con i tuoi interlocutori .
    pazienza
    ciao

  10. emanu ha detto:

    Credo che ogni storia abbia la sua importanza: quelle documentate e quelle più segrete. A cosa servono le storie, se non a credere che qualcosa di buono “sia possibile” malgrado le fatiche, l’indifferenza, l’ottusità? Ci sono delle occasioni che le fanno conoscere oppure no. Una rosa appoggiata alla facciata principale della casa è ammirata da tutti. Quella sul retro, è altrettanto bella, forte e ben curata. Ma la vede solo il proprietario della casa. Entrambe sono meritevoli di donare al mondo la loro bellezza e non fanno nulla per “fare le furbe”. Il valore di certe persone c’è anche se nessuno le conosce. Anche se sono isolate. Eppure, se qualcuno osserva questo valore, io credo che abbia il dovere morale di raccontarlo, per dare alla gente uno sguardo diverso e dire: è possibile.
    Perciò Silvio, per favore, racconti anche della Giusi. Anche se diffida delle parole. Racconti per favore. Credo che sarà una gran cosa per tutti sapere che ci sono più di una, due o tre persone che “valgono” e che hanno da insegnare la fiducia.
    Io imparo tanto dalle testimonianze e dai ricordi. Credo sia così per molti.
    Grazie.
    La raccoglitrice di ricordi

  11. Il fu Gatto Silvestre ha detto:

    Esatto Emanuela. Com’è questa storia della Giusi?
    Silvio, lo sa che sul Buffaure, in Trentino, a circa 2000 metri d’altezza c’è un giardinetto botanico dove le piante vengono lasciate dove sono nate, identificate solo da una scheda plastificata?
    Così mentre lei passa dimagrendo loro si affacciano ai bordi del sentiero e le fanno “cucù”…
    Eh, Santa Paletta, si potrebbe dire dalle sue parti.

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