Studiosi domandano

C’è evidenza di un “dialogo” fra le piante? Possiamo dire che le piante “risolvono problemi”? Possiamo parlare di “cellule neuronali vegetali”? Possiamo incasellare i vegetali nella categoria “viventi intelligenti”?

Che polverone si alza dagli studi della neonata Neurobiologia vegetale. Chissà se qualche giardiniere ha mai frugato tra gli articoli (alcuni online e gratuiti) della rivista scientifica  Plant Signaling & Behavior ? Certo le cose di cui discutono questi signori non sono questioni di lana caprina.

«Siamo appena all’inizio di una rivoluzione nel nostro modo di pensare alle piante» dice Dieter Volkmann, membro della Society of Plant Signaling and Behavior di cui fa parte anche l’italiano Stefano Mancuso e il suo Linv, il laboratorio di neurobiologia vegetale dell’università di Firenze.

Personalmente vivo queste scoperte con grande entusiasmo. Il primo articolo che ha scatenato la mia curiosità è questo: Alcuni aspetti di Neurobiologia Vegetale. Questa invece una stupenda conferenza.

Vi lascio con alcune battute di Stefano Mancuso riportate da Alessandra Viola:

«Fu Darwin il primo a ipotizzare la presenza di una specie di cervello nelle radici delle piante, alla fine dell’Ottocento. Anche Aristotele aveva avuto intuizioni simili che però non aveva sviluppato. Nessuno aveva mai raccolto delle prove. Più o meno dieci anni fa però, mentre studiavo le radici per altre ragioni, ho scoperto al loro interno una piccolissima parte che consuma molto più ossigeno del resto e che viene accuratamente protetta dalla pianta. Mi sono chiesto: qual è l’organo animale che consuma più ossigeno e che il corpo difende più gelosamente? La risposta era ovvia e ha aperto nuovi scenari: è il cervello.

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Alcuni mesi fa (in un articolo su Pnas, la rivista dell’Accademia delle scienze Usa) abbiamo dimostrato che i segnali elettrici che partono da questa zona della radice sono molto simili a quelli del cervello umano. Non c’è dubbio: le piante hanno un centro di comando. I giornali a volte lo chiamano cervello ma a me la definizione non piace. Anzi, i centri di comando sono molti, e lavorano in rete come i computer connessi. Il principio ispiratore della natura è stato simile a quello di Arpanet (la prima rete di computer costruita dal Dipartimento della difesa Usa). Poiché la pianta può essere in gran parte predata e mangiata, così come moltissimi obiettivi militari possono essere distrutti durante una guerra atomica, costruire una rete e collegarvi tutti i cervelli o i computer equivale a rendere la rete non solo super potente, ma praticamente indistruttibile»

Fantastico 🙂

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