Ciclone Gabriella
Spalancate le occhi, oliate le rotelle e soprattutto preparate bene il cuore giardinieri cari: da oggi, per tutti, grazie al film di Patrizia Marani, Paradiso ritrovato, la storia del giardino s’inceppa, svolta e s’impenna.
Si, è tempo di sfoderar paroloni e metterla giù tosta come è tosta Gabriella Buccioli e questo film documento che finalmente le rende onore. Da questo ritratto in poi chi vuol parlare di giardino deve fare i conti con la sua figura che, a mani nude con forconi e sorrisi, ha, verso tutto un mondo e uno stile di vita giardiniero, elegantemente, detto la sua e che sua.
Troppe le diavolerie che abbiamo accolto nel nostro mestiere, troppa chimica, troppo consumo di risorse, troppa specializzazione. Tutto per un’estetica patinata che ancora, come categoria, andiamo celebrando e che ci ha ridotti arlecchini di stoffa annegati nei colori.
In questa terra biologicamente sempre più povera, il giardino come rifugio, recinto al cui interno un dio-uomo crea un mondo più gentile e in questo si specchia felice, non ha più senso. Come è bella e potente l’immagine di Gabriella che insegue macchie di erbacee spontanee lungo i cigli delle strade del nostro appennino e che, con falcetto e penna, segna a tutti le più rare e sobbalza e grida che prima non c’erano e ora ci sono e di questo ringrazia ed è felice.
Sarà difficile poi, visto il film, scordare le sue mani affaccendate attorno alla compostiera, intente in quella pratica umile e indispensabile, capace di trasformare scarto in valore e che ricorda per vie chiare e oscure il legame profondo di vita e morte.
Gabriella non lo sa, o forse si, ma da oggi la sua vita cambia: il lavoro di Marani, ci scommetto, farà il giro del mondo; deve farlo! Queste immagini in movimento saranno il conforto, il manifesto gioioso di tanti giardinieri silenziosi sparsi per fazzoletti di terra anonimi assieme ai loro vegetali.
Cosa vuol dire oggi fare giardino? Innanzitutto caparbietà, volontà di conoscere, apprezzare, aver senso del limite, del ruolo… Sentire la relazione, la relazione tra esseri, io noi le piante il vivente tutto… Come facciamo? Come stiamo insieme? Come conciliamo il rifiuto con il bello, lo spinoso con il dolce, l’avvizzito con il vitale…
Il piacere estetico non può più essere l’alfa e l’omega del giardino, è ora di comprendere che la bellezza colta in natura e perseguita nel nostro agire si esalta nell’intensità della relazione, nella sostenibilità, nella fertilità che diffonde.
Gabriella, sono occhi nuovi, occhi guidati dal cuore, quelli che ti muovono. E che ci spronano. Grazie davvero! 🙂











