Giardino aristocratico: un racconto

Racconto di fantasia

Tutta la proprietà apparteneva al Conte e prima di lui alla sua stirpe e questo da secoli. Il Conte Brogietti, dell’immenso parco, di gusto romantico, ereditato dagli avi, non si era mai preoccupato, ad eccezione di un piccolo spazio privato, ad uso intimo, fatto costruire a seguito dall’abbattimento accidentale di alcuni alberi.

Lo vedemmo in una fresca mattina primaverile, arrivammo e fummo subito incantati: la luce, a ruota, spargeva le sue lame d’oro e attorno, tutto attorno, un tremolante brillio di verdi e di azzurri, e una scena, blu viola fioriture di Iris ensata “Loyalty” impettite a testimone, nella rugiada inciampava un piccolo di pavone…

Che si fosse in un luogo importante, di prestigio, per Conti appunto, era chiaro sin dalle linee esterne: siepi sempreverdi di Taxus baccata perfettamente sagomate ritagliavano lo spazio, isolandolo e creando un effetto camera, accennato, sghembo, non concluso quindi, ma sobrio ed elegante.

Che si fosse in un luogo non comune, era chiaro pure dal semplice prato, non erba qualunque, non selezionate graminacee come nei prati curati delle ville borghesi, ma Isotoma fluviatilis, una delicata campanulacea che raggiunge un’altezza di cinque sette centimetri e fiorisce in maggio e in ottobre con fiori azzurrati, morbidi, su un cuscino di piccole foglie lobate, soffice e compatto.

Poi, non al centro, ma di lato, quasi nascosto dagli Iris, uno specchio d’acqua a forma di ogiva, senza sottolineature di sasso o pietra: pura terra esattamente sagomata, e al centro, nell’acqua nera, galleggiante, il giallo arancio di Nymphaea “Sioux”.

La ninfea Sioux ha i fiori a stella, che pare ti guardino, con le loro sfumature che virano al rosso, come lo sguardo sfrontato e allo stesso tempo pudico di una giovane abituata al sole e alle fatiche della terra. Cinque cose e un volatile in questo giardino, la siepe di Taxus baccata, il prato di Isotoma fluviatilis, la macchia di Iris ensata “Loyalty”, lo specchio d’acqua a forma di ogiva, la Nymphaea “Sioux”.

Cinque cose e un volatile perché essere aristocratici è essere stati con molte cose, e di queste averne scelte, tra le tante, con cura, poche.

Comments
One Response to “Giardino aristocratico: un racconto”
  1. cat ha detto:

    eh…la classe non è acqua! anzi si! acqua scura bordata da iris-farfalle e ninfee gialle, che sogno! carlo alberto

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