Napoli e il giardino

Eccoci qua, la nostra ricreazione, ovvero una settimana nei pressi dell’Amiata senza televisioni, connessioni e a tratti magicamente senza “campo”, è finita e il ritorno alla vita cittadina è più… più spiacevole del solito! 😦

Vorrei parlarvi di giardino, questo è un blog per il giardino, ma non riesco, almeno non subito e direttamente. Ho negli occhi le immagini televisive sconcertanti e infernali dei rifiuti e dei roghi di Napoli e dintorni: sento che in quei fuochi è la nostra convivenza civile che brucia e le scenate, gli scaricabarile, le intimidazioni di chi laggiù ha operato mi rimbombano come il cigolare sordo della nave che affonda.

Non c’è giardino a Napoli. Poco anche in Italia.

Io non ho vis polemica, ma non posso nascondere che quella monnezza che brucia è per me l’emblema, la parodia quasi, del nostro male civile. Seguendo quel poco di pubblica informazione disponibile non si può non disperare. Condivido il pensiero di chi individua nel girare a vuoto o nel non girare affatto della Giustizia il male più grande. Se si può evadere, truffare, approfittare in qualsivoglia modo, si fa, e si fa perché tanto poco o nulla succede e se succede sempre si può rimediare, accomodare e così daccapo. Se tutto ciò è lecito, o illecito ma perdonabile, comprensibile, sotto sotto condivisibile, come cambiare? Anche le più coraggiose inchieste giornalistiche naufragano di fronte al nostro essere con orecchie da mercante.

“Italiani!!! Coraggio, coraggio verso la catastrofe, ma sempre con ottimismo!” chiosa maligno Beppe Grillo. Io non so se ci aspetta veramente la catastrofe, se dietro l’angolo davvero crescono tante piccole “Parmalat” e “Napoli” pronte a presentare il conto e inginocchiarci: certo qualche sospetto viene.

Cosa si può dire in termini di giardino? Penso a Napoli e mi viene in mente Boccaccio e il suo Decameron. L’appestata Firenze di allora e la sudicia Napoli di oggi: ricordate dove Pasolini ha ambientato il suo corrotto Decameron? Napoli e dintorni.

Non entro nella complessità dei temi boccacceschi e soprattutto pasoliniani: uso solo un frammento come spunto per indicare che, l’indifferenza verso gli spazi in cui si vive, il loro abbandono “affettivo”, sono i terreni fertili delle barbarie. Se il territorio non appartiene o meglio se in esso non si è speso e ricevuto passione, affettività, relazione, tutto può succedere: la discarica, infine, è accettabile.

Il frammento è l’ idea boccaccesca di giardino, un fazzoletto di verde cinto da solide mura, nella fantasia di Boccaccio il luogo sensuale della rinascita. Luogo assoluto, imprescidibile, anche di fronte alla catastrofe: da qui l’imperativo a ritagliare spazi, difenderli, bonificarli e riprendere una gioia del vivere, una voglia di riscatto.

Un augurio per Napoli e per noi italiani tutti.

Un saluto grande 🙂

Comments
9 Responses to “Napoli e il giardino”
  1. annarita ha detto:

    Per quel poco che ho potuto capire il problema dei rifiuti in Campania è vasto e ha radici profonde nella gramavita che la gente è costretta a condurre. Ogni tanto si levano voci coraggiose a denunciare, ogni tanto qualcosa si muove, ma è ancora poco. Facciamo tutti il tifo per il sud e per chi ha il coraggio di ribellarsi. O almeno tenta di farlo. :-/
    Annarita

  2. Paolo Tasini ha detto:

    Tra le voci più “lucide” c’è sicuramente quella di Roberto Saviano.

    Vi invito ad ascoltare le sue interviste. Le trovate al link
    http://youtube.com/user/attraversogiardini

  3. Carla ha detto:

    NAPOLI ! NAPOLI ! NAPOLI…! Capitale del Regno, del mio regno! Pur essendo barese e quindi pugliese, sono meridionale e quindi napoletana. Noi del sud Italia siamo tutti napoletani per un quarto.
    Napoli è stata per molti secoli la nostra capitale, l’anima di tutto il meridione italiano, la sua “cartina tornasole”. Per secoli il meglio di tutte le risorse economiche artistiche e culturali del sud Italia sono confluiti nella nostra capitale, Napoli appunto, e da qui nel resto d’Italia e poi in Europa.

    La vita grama dei napoletani è una leggenda. Per secoli Napoli è stata una città ricca oltre che di cultura e arte anche di beni materiali – vedi i suoi dolci tipici, così opulenti e compositi.

    La povertà di Napoli è cosa recente, invece, la sua arretratezza civile è cosa antica, idem per tutto il sud – bloccati sotto la morsa di una chiesa corrotta e rapace e di uno stato debole e precario.
    Ambedue i poteri sono all’origine dei mali peggiori del nostro meridione: CAMORRA – NDRANGHETA – MAFIA.
    Carla

  4. cat ha detto:

    piena solidarietà, dal profondo della pancia, Napoli rimane una città incantevole anche sotto la marea di monnezza, ma grido anche MUOVERSI, NON E’ IL MOMENTO DI CERCARE ANTICHE SCUSE, OCCORRE AGIRE, ADESSO! il sud lo conosco bene, ho molti amici che stimo profondamente, ma mannaggia se in tutti questi anni abbia mai visto muovere un passo verso la soluzione di questo grande problema, che sono i rifiuti. E non parlo solo dei politici. Le città, le strade, le spiagge sono NOSTRE, cercare di proteggerle è un NOSTRO dovere, e se non si comincia dai piccoli gesti quotidiani, come si può pensare di affrontare un mare di immondizia? Primo cercare di non produrre rifiuti, secondo riciclare il più possibile, sembra dura all’inizio, ma è l’unica via.
    Anche da noi a BZ c’è un grande dibattito sulla costruzione del nuovo inceneritore (vebbè termo-valorizzatore) alle porte della città, ma sinceramente, al momento io non vedo alternative, non si può continuare a nascondere la polvere sotto il tappeto.
    scusate lo sfogo: viva napoli e il sud forza forza forza!

  5. equipaje ha detto:

    Paolo
    spiace un po’ leggere questa tua vena malinconico-pessimistica che, post dopo post, mi pare si vada via via accentuando.
    L’idea di civile convivenza è seriamente in crisi, claro que sí -e non da ora. Ma l’idea del “fazzoletto verde cinto da solide mura” mi suggerisce solo di idee di sconfitta e di fuga rassegnata proprio e principalmente da quell’idea.

    E’ quel che tu scrivi in merito alla relazione tra uomo e territorio ad essere veramente centrale: “se il territorio non appartiene o meglio se in esso non si è speso e ricevuto passione, affettività, relazione, tutto può succedere: la discarica, infine, è accettabile”.
    Ed è questa l’idea da riproporre per una convivenza civile, non certo tante piccole egoistiche e perdenti fortezze verdi cinte da alte mure a far da argine e rifugio al pattume dilagante.
    (By the way: qualcuno ha letto Camporesi, Le belle contrade : nascita del paesaggio italiano?)

    E infine: proviamo anche vedere il bicchiere mezzo pieno? Mai come in questi ultimi giorni tante persone si stanno interrogano sul destino del pattume prodotto; io voglio provare a credere che questo possa essere l’inizio della consapevolezza dell’assoluta necessità di produrne MENO.

    Hasta pronto 🙂

  6. Paolo Tasini ha detto:

    Gentile Equi

    Perdonami ma converrai che in questa vicenda, come in molte altre che riguardano il nostro paese, non è facile cercare il bicchiere mezzo pieno.

    Saranno per me gli anni che avanzano, ma oltre agli incoraggiamenti, al sottolineare il positivo possibile, vorrei un pò più di severità nel nostro vivere comune, di certezza delle regole. Non mi tolgo dalla testa che quel I care che ci è tanto caro, passa anche da una disciplina della responsabilità.

    Personalmente oltre ad essere malinconico e pessimista sono anche molto arrabbiato. Molto.
    Abbiamo tutti da rimboccarci le maniche: vanga in mano e fiore all’occhiello! 🙂

  7. silvana ha detto:

    ..è vero..hai ragione Paolo,anch’io sono molto arrabbiata ma quello che mi demoralizza di più è che nn vedo vie d’uscita..soprattutto nelle piccole cose,in quelle quotidiane con cui ti scontri sempre e certe volte penso..ma sarà giusto che cerchi sempre di fare quello che comunque la tua coscienza ti spinge ad essere e c’è sempre altro che ti frega..?..nn sò, gli esempi sono mille..perchè in coda ordinata sulla tua corsia ti vedi sorpassare da degli imbecilli che poi devi far rientrare..ma perchè devo far la coda allora..?..perchè faccio sacchetti ordinati di rifiuti diversi se poi nel paese di fianco a noi nn c’è raccolta differenziata..? a chi giova avere mille regole e leggine per ogni comune diverso ? e via dicendo ci sarebbero altri mille perchè in quest’Italia….abbiamo tutti da rimboccarci le maniche scrivi..io quasi quasi nn ci credo più..silvana

  8. Cecilia ha detto:

    Dai, Silvana, non metterla così… il sole non si stanca di brillare solo perchè le nuvole non la smettono di mettersi in mezzo…

    Credo che il gusto di continuare ad impegnarsi facendo il proprio dovere prescinde dalla risposta che si ottiene e in qualche modo si ripaghi da sè. In fin dei conti è la vita che giudica se stessa, e il sapore che ti rimane in bocca corrisponde esattamente a quello che sei, a quello che fai. Il gusto di stare al mondo non dipende tanto dal vicino di fila, ma da quanto valore riesco a creare io nella mia vita, nell’ambiente che ho intorno. Io personalmente continuo a stimare quelli che fanno la fila. Si notano meno ma sono tanti, siamo tanti. E poi mio nonno, Salvatore Tagliaferri, era di Napoli, di Marigliano. Non c’entra, ma c’entra. I fatti di Napoli sono anche fatti miei. Io comincio da me. Spero che tu non la dia davvero vinta a quegli altri, a quell’altro modo di fare, che poi non deve lasciare un gran sapore in bocca, non credo proprio.
    Ma la tristezza spreca un mucchio di energie! la prossima volta che ti senti sola quando fai la fila o quando chiudi con cura un sacchetto del rusco, pensa che siamo almeno in due… 🙂 ti abbraccio. Cecilia

  9. silvana ha detto:

    ..si hai ragione Cecilia e ti ringrazio..saper che saremo sempre in due mi conforta e mi fà anche ridere..tanto lo sò,io sono una che fà sempre la fila , forse nn sò lo scoramento di ieri dipendeva anche da altre circostanze e leggerti mi ha risollevato un pò il cuore..nn devo sprecare le mie energie seguirò il tuo consiglio e cercherò d’immaginare il tuo viso quando sarò in coda..!!!! un abbraccio e grazie di cuore silvana.

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