Smarrito e vagabondo

Che “smarrito e vagabondo” si trovi il sottoscritto in qualità di giardiniere è ormai un segreto di pulcinella e non solo per chi legge questo blog.  Anche il vecchio Colina, collega di ferro, classe 1935, da tempo mi dice: Vò zauven se più bon ed fèr di zardén comm i van fat (voialtri giovani non siete più capaci di fare giardini come van fatti).  La canicola estiva, il mio nuovo dolorino al ginocchio, è un’occasione per rimestar nel secchio.

Lo faccio con l’ultimo bel racconto di Oliva di Collobiano a cui ho rubato l’aggettivo d’apertura e che da giorni mi porto appresso e trastullo e mastico e confondo tra le forbici e i miei amati bastoncini di liquirizia.

Ne, Il giardiniere smarrito, Andrea Borenstein, il protagonista, è un errante con nel cuore incisi i fior di neve della sua infanzia transilvana. Il suo è un viaggio attraverso le terre del paesaggio e del giardino occidentale alla ricerca di una critica, di un senso capace di afferrare i continui mutamenti di un millenario rapporto tra uomo e natura. Tra  Selinunte,  Topkapi, i cigli selvaggi e le ordinate colture mediterranee, con puntate veloci ma intense nel freddo nord,  Andrea costruisce la sua personale mappa, il suo orizzonte di senso, con l’idea che

…  è il segno dell’uomo in sintonia con le piante a creare il giardino.

Sono contento che sempre più voci si levino a indicare un mestiere che pone innanzitutto questioni di sentimento, di affinità, di empatia e che è consapevole che più i luoghi sono generosi più il fare si riduce di senso (Adamo Adamo che invidia: manco un colpo di vanga hai mosso 😉 )

Dal mio ombelico qui in bassa padana però, la prospettiva è incerta. Qui non si erra, al massimo si vaga, fumati e cotti tra caldane e effluvi industriali e se si vuole un pur che minino brandello di serenità verde c’è da metter su la volontà dei giardinieri di ferro per tentar di salvarlo. Anche un campo di cicoria selvatica qui non può stare tranquillo e  i luoghi vasti e avventurosi son da cercare con il lanternino perchè continuamente ce li giochiamo alla roulette del progresso… E il tuo giardino Oliva appare un miraggio, un magnifico prezioso miraggio 🙂 .

Andrea Borenstein guarda i bambini che camminano in bordo alla strada, lasciano nella melma morbida del disgelo impronte e schizzi sovrapposti al segno dei cingoli.

Fango, melma, traccia, segno, orma.

Assapora per un attimo il loro gioco e gode di una intuizione che lentamente diventa più chiara. Il giardiniere che ha dentro di sé è assorbito e immerso nel desiderio del critico di mettere a posto, sistemare e analizzare l’arte del giardino. Ho dovuto attraversare la natura per raggiungere il piacere di fronte a questo stradello di fango. E’ arrivato al giardino dopo essere stato attratto dalle infinite vastità, vive e avventurose del paesaggio, dopo averne scrutato gli aspetti più appartati. Il paesaggio sempre più maneggiato e frugato nella sua ricchezza, ha bisogno finalmente del giardino fatto per bene ad arte e fedele al contesto di natura con riposata e semplice grazia.

Il giardino che è il riassunto, la rappresentazione, l’accumulo e il cuore dello spazio reale che lo circonda.

Il giardiniere smarrito

di Oliva di Collobiano

Quaderni d’Ontignano

Libreria Editrice Fiorentina, luglio 2008

Comments
9 Responses to “Smarrito e vagabondo”
  1. annarita ha detto:

    Ho sempre pensato che fare il giardiniere fosse una missione intrisa di romantica felicità. Noto con disappunto che mi sbagliavo! Tutto cambia, purtroppo e si vive faticosamente la professione. Buon lavoro, Annarita.

  2. silvio ha detto:

    lo pensavamo tutti…………

  3. marina ceccarini ha detto:

    ciao Annarita, non ti sbagliavi fare il giardiniere è un lavoro intriso di romantica felicità però è anche faticoso, io sono stata fortunata perchè ho potuto far crescere coccolare custodire un giardino e le piante se curate con amore possono donare tantissima energia, per mè il lavoro con le piante è una necessità come respirare e continuerò sempre a farlo in qualche modo (questa è la parte romantica). poi c’è l’aspetto che Silvio ci ha descritto più volte e che nessuno meglio di lui può raccontare, mi spiace che Silvio ora veda solo quello di lato e non riesca a liberare quel ragazzo che andava a cercare frutti antichi e che strada facendo è rimasto soffocato da tutte quelle bollette pagate e da pagare, quel ragazzo che sarà stato anche meno furbo, ma che mi avrebbe fatto tanto piacere conoscere.

    un grazie a paolo perchè è bellissima questa cosa che hai creato

  4. valeria ha detto:

    Grazie Paolo di questa altra tua cartolina. Il viaggio di Andrea Borenstein e precisamente nella parte centrale dello stralcio che condividi con noi mi ha evocato un episodio del film “Sogni” di Kurosawa e precisamente quello su Van Gogh quando lui entra nel quadro e cammina realmente nel paesaggio che ha dipinto. Se non lo avete visto cercatelo. E’ una vera chicca !

    Per quanto riguarda la fatica del giardiniere – nel mio piccolo – è molto diverso in effetti uscire dall’ufficio alle 14, salire sull’auto che sta al sole dalle 7 del mattino e fare 40 km per attaccare la pompa altrimenti si secca tutto ed invece essere lì sul posto e poter vivere con i ritmi della stagione e della giornata. Il contadino alle 14 fa la pennichella……..

    PS: La borraggine che ho seminato mi arriva all’altezza dello stomaco…penso si sia trovata bene dove l’ho messa. E’ normale ?

    Auguro a tutti un pergolato fitto per affrontare la calura che ci aspetta.

  5. marina ceccarini ha detto:

    ciao Valeria, peccato, non hai capito proprio niente e… non è difficile da capire.
    come non è difficile capire che una pianta situata nel posto giusto è normale che cresca rigogliosa.

  6. equipaje ha detto:

    Paolo: questo tuo vagare consapevolmente “smarrito e vagabondo” -e recettivo al massimo, aggiungerei- a me garba davvero molto. Sembra la condizione perfetta per (ac)cogliere tutti i potenziali cambiamenti e per fomentare alcuni tra i meglio dibattiti su “il giardino oggi” che sia possibile leggere in rete 🙂
    Senza troppi patemi, ma racumandi!
    Cercherò il racconto che citi, suona mooolto intrigante.

  7. silvio ha detto:

    Valeria per favore…….. se fare il giardiniere è un mestiere ingrato, fare il contadino è decisamente una condanna, una colpa da espiare. Sai qual’è la resa lorda per 10000metri quadri a grano: circa 800 euro che puliti rimangono 200. Per le pesche prendi 40 centesimi al kg. Per gli asparagi o per i fiori dei zucchetti il cui guadagno è ancora buono la raccolta deve essere eseguita dalle 4 alle 7 di mattina. Lo stesso orario in cui si munge per prendere 40 centesimi al litro pagati l’anno successivo. Perdonalo se alle 14 dopo aver già fatto probabilmente 9 ore di lavoro si concede una pennichella perchè spesso alla sera torna sui campi.
    A proposito Valeria non bagnare al pomeriggio soprattutto con una pompa perchè la differenza di temperatura dell’acqua di un pozzo con l’ambiente estivo esterno può far marcire il colletto dell’erba e le foglie più giovani delle piante. Aspetta che la temperatura ambientale si sia raffreddata.
    Gs quanto posso chiedere per questo consiglio? non ti preoccupare Valeria è gratis.

  8. valeria ha detto:

    wow !!
    vi ho stanato proprio tutti con le mie ingenue osservazioni da ultima arrivata. Beh, almeno un pregio ce l’ho. Ho indotto Silvio a scrivere più di due righe.
    Mi manca un pò Gatto Silvestre….

  9. marina ceccarini ha detto:

    ciao, ieri avevo la luna storta e me la sono presa con valeria, non và bene, non riesco ancora a domare la mia impulsività, sarà che vivere sempre a contatto con la natura mi ha inselvatichita e ora devo imparare a rapportarmi con le persone, forse è anche per questo che mi sono avvicinata a questo blog che trovo sia un’ottima scuola.
    Valeria è vero non sono di molte parole ma imparerò .smack
    anche a me manca Silvestre (credo di averlo messo un pò in difficoltà)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: