Dove apprendo (Contrafforte Pliocenico)

Una delle mie fantasie più accese in questo periodo è su un’aiuola inaccessibile che da anni mi cattura in cima al torrione più smilzo e scapigliato di Monte Adone.

Siamo sul Contrafforte Pliocenico, un lungo bastione naturale figlio di sabbie e ghiaie trasportate dai torrenti appenninici nel golfo marino che fu in questa terra tra i 5 e i 2 milioni di anni fa.

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Tutto nacque dall’oscillare del mare pliocenico, dal suo innalzarsi e abbassarsi e così lasciare strati di sedimenti che le forze orogeniche hanno poi sollevato da un lato e fatto sprofondare dall’altro. Questo per migliaia di anni: un’altalena impressionante per forza e grandiosità.

Le spinte della catena appenninica hanno elevato il tutto ai 655 metri attuali di Monte Adone, la vetta principale del contrafforte. I tratti di questa bellezza di pietra sono il frutto dall’incessante lavoro di modellamento degli agenti atmosferici che hanno scolpito in falesie, cengie, torrioni, le arenarie giallo dorate meglio cementate.

Ai piedi della roccia i terreni sono composti da morbide argille modellate dalla mano dell’uomo: non tutto però è stato possibile lavorare come testimoniano gli indomabili calanchi. Mi piace questo luogo; lo sento mio, adoro il contrasto a partire dal terreno sabbioso e acido che sprofonda nell’argilla compatta e ricca di basi; e la rupe assolata e arida con vegetazione mediterranea che al versante opposto presenta un fresco e umido bosco, così da una parte ammiriamo i caldi lecci e dall’altra i freschi faggi (rari, ma pur presenti). Tutto ad un passo, quasi in un unico sguardo.
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Per darvi un’idea della complessità del luogo vi elenco gli habitat a codice prioritario

6110 Terreni erbosi calcarei carsici (Alysso-Sedion albi) 2 % della sup. totale

6210 Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco Brometalia) (*stupenda fioritura di orchidee)  15 % della sup. totale

6220 Percosi substeppici di graminacee e piante annue (Thero-Brachypodietea) 2 % della sup. totale

9180 Foreste di valloni di Tilio-Acerion 0,1 % della sup. totale

91E0 Foreste alluvionali residue di Alnion glutinoso-incanae 1 % della sup. totale

Tornando alla cima del mio torrione solitario, non raggiungibile da piede umano, mi piace immaginare cosa si sarà mai potuto insediare in quel grumo di polvere alla sommità piatta.  Chi c’è lassù? Sembra qualche ciuffo di sesleria, un eliantemo strisciante, una ginestra pelosa che forse nasconde un ciuffo di Onosma echioides che da anni aspetta un momento di gloria.

Ma esattamente io non so, ci vorrebbe pazienza e un buon binocolo. Devo dire che con gli anni mi interessa sempre meno. Questa mia aiuola irraggiungibile, sospesa nel vuoto, mi piace così, per la sua trascendenza, per quell’aria di luogo estremo e temerario. Per la possibilità di fantasticare su chi ci potrà mai andare e su chi c’è stato e ora non c’è più.

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Confesso che nelle mie fantasie entrano anche le piante da giardino. Mi piace confondere i campi: di solito il percorso è inverso ovvero uso le nostre autoctone in giardino. Ho iniziato con i più appariscenti Geranium sanguineum e Helichrysum italicum, poi Thymus longicaulis e Sesleria autumnalis, infine Ononis spinosa e Dictamnus albus.

Ma almeno con il pensiero mi piace immaginare improbabili inserimenti alieni. Intendiamoci non farò mai incaute piantumazioni: la cosa che più lavora nella mia testa giardiniera è l’incessante gioco di rimandi, per colori e forme, tra le due comunità di piante, le spontanee e le coltivate. Ecco che i ciuffi di Ononis spinosa che appaiono sui bordi assolati delle mie montagne mi portano a pensare all’amata Koreana Indigofera kirilowii. Sono lontane parenti (entrambe Fabaceae) e frequentano habitat vagamente simili. La passione per la prima mi ha condotto alla seconda, in un gioco di connessioni personali, di lessico giardiniero che forgia il suo vocabolario da una parte nella frequetazione degli habitat di natura e dall’altra in una personale tensione estetica.

Perchè non usare solo le autoctone? Perchè i cataloghi dei vivaisti sono pieni di piante meravigliose. E allora perchè non usare solo le coltivate? Perchè le emozioni in natura hanno un qualcosa di unico, che la dimensione del giardino non potrà mai raggiungere, al massimo evocare.

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Helichrysum italicum, Indigofera ‘Kirilowii’

Io non dirò mai che il giardino è cosa inferiore alla natura, non mi interessano le scale di valutazione; siamo su piani contigui, non sovrapposti. L’ho scritto e riscritto: non si da giardino senza natura, ma è attraverso l’occhio e la mano del giardiniere che un ambiente può contaminarsi con la nostra fantasia e così diventare oggetto di un piacere condiviso: questo ho appreso, questo è il giardino.

Per un approfondimento sul Contrafforte Pliocenico Emilia Romagna – PTTV_Contrafforte

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