Appunti per il Giardino delle Stanze Sonore – Parte 1
È il passo sulla lastra di Luserna a consentire il guado della piccola pozza d’acqua, chiusa tra il vialetto dei lauri, le rose e le arcate intrecciate di salice.

A più di una persona è capitato su quella pietra di sentire qualcosa, un fremito, un’incertezza, una piccola sospensione: così inizia lo spettacolo al giardino delle stanze sonore.
Superata l’acqua, ciò che sembrava un varco si rivela altro. Non perché manchi la via, ma perché il crepitio dei passi sulla ghiaia distrae, e l’aria sottile, entrando piano, ci avvolge senza che ce ne accorgiamo.

Immaginatevi un pappo di pioppo, che vola e volteggia per il suo grammo di peso. Ecco, siete in uno spazio famigliare: si leggono i segni di un parco di villetta borghese, nato decenni or sono, da una cinta di lauri e pioppi cipressini. Al suo interno una profusione di aceri saccarini, cedri atlantici, bambú, ligustri cinesi.
Tra gli alberi spicca un tiglio annoso: una piantumazione più antica, in quella che probabilmente era un’aia contadina, poi giardino a prato; ora, complice l’ombra crescente, vi prospera un sottobosco simile a quello delle nostre selve nel momento più bello: la fine dell’inverno. Qui il colore e l’esplosione delle forme non si limitano a una sola stagione: merito delle felci, che con le loro fronde a falce sostengono una folla variopinta di erbacee cosmopolite.
Sono nomi da dire piano, un elenco di presenze:
Polystichum polyblepharum, Polystichum neolobatum, Polystichum setiferum, Polystichum tsus-simense, Asplenium scolopendrium, Dryopteris wallichiana, Athyrium filix-femina, Dryopteris erythrosora, Aruncus ‘Misty Lace’, Asarum maximum ‘Ling Ling’, Bletilla striata, Brunnera macrophylla ‘Alexander’s Great’, Cyclamen Hederifolium, Epimedium × versicolor ‘Sulphureum’, Galanthus nivalis, Ligularia dentata ‘Othello’, Liriope muscari ‘Majestic’, Petasites fragrans, Symphytum peregrinus ‘Pagels Blau’, Trachystemon orientalis.

A lato del sottobosco in fiore uno slargo di pietra e ghiaia, un kare-sansui con quarziti a grandi punte e ghiaino marmifero, rocce metamorfiche che suggeriscono trasformazioni, alterazioni.

Il letto di ghiaia si restringe in un’ansa, chiusa da lembi di cresta di macigno, la pietra delle nostre vette appenniniche. Due blocchi sospesi a un piede da terra, sorretti da massi conficcati nel suolo, formano un piccolo ponte. Passandoci sopra si cerca l’acqua sotto, ma non c’è. C’è però il suo suono, sottile, proveniente dal bambuseto poco distante.

Ed eccola l’acqua che scorre, fluida, leggera. Cade verticale su una grande scultura di vetro fuso con incastonati elementi dorati.

Diverse acque ci sono in questo luogo, la più chiassosa è in un grande bacino e la sua voce ha due bocche, una in bambù e l’altra in lastre di porfido sovrapposte; insieme creano un movimento in grado di sostenere un ricco lamineto. Qui la vita di una fauna minuta e varia si muove discreta tra la vegetazione ma non d’estate quando il gracidare delle rane non ha proprio nulla di sobrio e contenuto. Nomi che l’acqua tiene a galla:
Onoclea sensibilis, Osmunda regalis, Nymphaea ‘Hal Miller’, Ceratophyllum demersum, Myriophyllum aquaticum, Iris pseudacoras, Nelumbo nucifera.

Al lato esterno corrispondente lo stagno c’è una imponente quinta di laurocerasi, alta tre uomini e larga di più: ha una parte abbandonata ai rovi e una parte pulita al piede fino ad altezza sguardo, così da avere da un verso il passo bloccato da una fratta impenetrabile e dall’altro un ambiente ombroso, attraversato dai rami scuri e ondivaghi, che invitano all’esplorazione. Ricordano quei boschi di laurisilva che dominavano fieri il mediterraneo prima delle glaciazioni. Sempre tra i lauri una scala di legno: è appoggiata ad un grande pioppo nato intruso e lasciato come molte cose qui sono lasciate… La scala permette di salire su un grosso ramo. Un accesso speciale?
É un po’ rischioso, ma si può provare, la vista dal ramo , il miglior loggione disponibile: da lassù la scena é grandiosa, gli attori straordinari.

Si alza il vento ai giardini delle stanze sonore ed é bene farsi trovare pronti perché quando soffia tutta la compagnia recita, gli alberi innanzitutto. E’ uno spettacolo vedere come i rami dissipano, attraverso la chioma, la forza che li scuote — un piegarsi che è già un imparare a stare dritti.
C’è una memoria in quel piegarsi, silenziosa come tutto qui, che il fusto porta in sé negli anni e che un giorno, per vie che ancora ignoriamo, passerà ai vicini come si passa un segreto tra le radici.
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Fotografia 1-3-4-5 di Marco Degli Esposti










L’ha ripubblicato su Il giardino delle stanze sonore.