La botanica fantastica di Alfredo Pasotti

Vi dicevo ieri che ho impiegato quasi due anni per recuperare il libro di Lionni… Ma tutto il male non viene per nuocere: in quel periodo girovagando in rete, afflitto dagli insuccessi della ricerca del volume, il caso vuole che mi imbatta in una recensione di Alfredo Pasotti che commenta su un rarissimo Manuale di botanica fantastica di tal Juan Domingo Herrera.

Come, io che pensavo di conoscere tutte le stranezze del settore, non avevo mai sentito parlare di Juan Domingo Herrera? Che onta. Naturalmente reagisco e mi accanisco sul web ma non trovo nulla… Sconsolato mando una mail accorata a Pasotti il quale, dopo qualche giorno, ancor più sconsolato mi risponde che il libro non esiste e che lui si diletta a fare recensioni di libri che vorrebbe esistessero ma non esistono… Fantastico no? 36_1_13.gif

Visto che la recensione è sparita dal web e che di Alfredo Pasotti ho perso le traccie mi prendo la licenza (spero non me ne voglia) di riportare alla luce parte di questo piccolo cameo.

Una recensione di Alfredo Pasotti

Juan Domingo Herrera, Manuale di botanica fantastica, Talia Edizioni, 1962.

Opera introvabile nell’edizione spagnola originale della quale sopravvive questa traduzione italiana ad opera di Gian Luigi Barretti. Scarsissime le indicazioni bio-bibliografiche: si sa solo che Herrera fu allievo di J.L. Borges nel periodo della sua docenza universitaria a Buenos Aires dopo il 1955.

E’ un libro straordinario che fa – in un certo qual modo – il paio con il mitico Maual de zoología fantástica del sommo argentino. Dall’introduzione dell’autore si evince che l’opera sia stata in qualche modo auspicata dal maestro sulla base dell’idea lanciata dallo stesso Herrera proprio per fare da pendant botanico all’opera zoologica di Borges. Per la verità – teste ancora solo la prefazione dell’autore – pare che vi fosse il progetto di una terza opera, forse a quattro mani, relativa alla mineralogia fantastica. Ma la cosa è alquanto dubbia proprio per mancanza di riscontri bio-bibliografici nella critica ufficiale borgesiana.


Il manuale annovera settantadue specie vegetali costruite e incastrate fra loro in modo da creare una mezza dozzina di ambienti naturali differenziati ma rigorosamente coerenti. Se mai vi fu una dettagliata dimostrazione della radicale diversità tra possibile e necessario, è questo manuale mirabilmente redatto nella forma apparente di un lapidarium duecentesco. Ed effettivamente, l’unica cosa che manca a questo mirabile testo è l’esistenza di ciò di cui si parla.

Uno dei più curiosi esemplari è la junoba pilosa, un albero nel quale il ramo coincide con la foglia e in inverno si copre di peluria che serve a preservare dal ghiaccio la liquidità della linfa anche nei lunghi inverni nei quali prospera. Il calore del sole primaverile fa seccare la peluria che viene persa in pochi giorni e su ogni ramo-foglia spunta un nuovo ramo-foglia.


Suggestiva la descrizione della romeria concentrica, una strana pianta che irradia circolarmente i suoi sette rami principali, ciascuno de quali ad un certo punto si biparte “puntando decisamente verso il sole con una diramazione, mentre l’altra si dirige decisamente verso il suolo”. Quando questo ramo si è interrato spunta un nuovo virgulto che in breve raggiungere la maturità. Si crea così una sorta di cerchio vegetale attorno all’albero-madre. I rami di questo primo cerchio di alberi ripetono la stessa dinamica dell’albero madre, ma solo quello più esterno, quello che si interra più lontano dal cerchio di origine, dà luogo ad un altro albero. Gli altri rami, una volta raggiunto il suolo si coprono di fiori che provvedono a spargere il polline per la riproduzione. Il ramo più esterno invece viene a costituire un secondo cerchio concentrico ancora più grande dove vale la stessa legge e così tendenzialmente ad infinitum. La splendida analogia del sasso gettato nello stagno che genera cerchi concentrici sempre più ampi, completa il vero e proprio trattatello che descrive la romeria.

Un saluto grande 🙂

Comments
One Response to “La botanica fantastica di Alfredo Pasotti”
  1. Carlo Alberto scrive:

    allora non resta che…scriverlo! racconti sempre dei personaggi fantastici, saluti carlo alberto

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