Il gioco dell’isola giardino

… che l’infanzia non sia riducibile a questione d’irrequietezza, di acerbità da scontare, che in essa splendono momenti capaci di ripagare tutte le fatiche di un accudimento, io, riflettendo sul precedente post, debbo e voglio testimoniare.

 

 

Questi scatti mostrano Federico che, in un pomeriggio d’estate al torrente, dopo interminabili battaglie a suon di bastoni e sassi con alcuni amichetti, inventa in solitudine il gioco dell’isola giardino: un pugno di fanghiglia raccolta in un palmo della mano dove piantumare rametti e scapi fioriti… e naturalmente fantasticare!

 

Un gioco delicato e un poco magico nell’universo imperscrutabile di un semplice bambino di sei anni.

Se per ventura l’avessi proposto io mai così intensamente avrebbe funzionato: rimane a noi genitori il dovere (e il piacere!) di un ammirato sguardo.

La diga per l'isola

Un saluto grande 🙂

 

Comments
One Response to “Il gioco dell’isola giardino”
  1. Cecilia ha detto:

    Già! sembra davvero che Federico abbia assorbito da te un gusto, un istinto naturale di stare e di fare con le piante.
    Quando ai giardini, fra lo scandalo di mamme e nonne altrui, si arrampica sugli alberi come uno scoiattolo schivo a caccia di castagne,o quando compone mazzolini regalo accostando fiori ed erbe selvatiche con un gusto che stupisce in un piccino, non si può non pensarlo come un “figlio d’arte”. Non so se sia passato attraverso i geni o la condivisione, o entrambi, ma di sicuro è un grande dono che hai fatto a tuo figlio!
    E la sua mamma te ne è grata… 🙂

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