Nuages (nuvole)

Giorno di Hiroshima. Dicono i numeri 21.500 vittime: le decine in più o in meno, a fronte di un numero così spaventoso, perdono il loro valore di vita unica, insostituibile.
Spariti in una nuvola che rimane nella memoria storica dell’umanità e che come tutte le altre nuvole, ha avuto il suo portato di vita e di morte sulla superficie della Terra.
Che cosa c’è dentro le nuvole? Che cosa riversano sui giardini e sui campi, condensando le goccioline d’acqua intorno a particelle che noi umani contribuiamo a diffondere nell’atmosfera?
Il giardiniere dunque non dovrebbe occuparsi anche delle nuvole, esigendone una corretta coltivazione?
E’ il tema che attraversa il libro Nuages di Gilles Clément (ebbene sì, ancora lui ma per conoscere un pensiero, bisogna leggerne più che si può). L’editore è Bayard, specializzato anche in bellissimi libri per bambini. Il libro si può acquistare attraverso Amazon france, perché in Italia non è stato tradotto.

Comments
2 Responses to “Nuages (nuvole)”
  1. silvio ha detto:

    Manuela cosa intendi con” il giardiniere dunque non dovrebbe occuparsi anche delle nuvole, esigendone una corretta coltivazione? ?????
    grazie

  2. emanu ha detto:

    Provo a rispondere ma credo che la risposta a Ettore valga anche qui. Al di là della pratica definita che ci impone di coltivare il nostro orticello (vedi le ore che abbiamo per dedicarci al lavoro, al sonno, alla vita sociale…), penso che non possiamo rappresentarci come soggetti viventi se non come soggetti immersi nella vita che Zong definisce come vettore spazio-tempo. Fare finta di non esservi immersi sarebbe come fare finta di non essere con i piedi sulla terra e immersi nell’atmosfera. Ci occupiamo di giardini, di terra, di piante, di aria intorno alle piante. Inevitabilmente di nuvole e del loro portato. Se portano schifezze o no non può non interessarci, così come non può non interessarci se coltiviamo o no pomodori mangiabili o fiori annusabili da noi e impollinabili dalle api. Che lo vogliamo o no siamo soggetti politici, anche se solleviamo chili di terra con la vanga (e se ti lamenti tu, figurati io che sono donna e “grandina”). Dunque coltivare le nuvole o vegliare che siano ben coltivate fa parte di un nostro dovere etico e sociale, penso io, tanto quanto creare buoni libri e non invece solo libri da mass market (cosa che sarebbe facilissima).
    Non so se ti ho risposto Silvio. Spero un pochino sì.

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