A Poranceto

A Poranceto ci sono Castagni giganti: rispettali.

Anche caduti, rispettali.

Hai imparato: alcuni sanno giocare,

altri sognare.

 

Poranceto, 7 dicembre 2009


Comments
39 Responses to “A Poranceto”
  1. Gatto Silvestre scrive:

    Penso che un giorno, Paolo, se i suoi figli avranno bisogno di visualizzare un luogo speciale dove sono stati bene, torneranno nel ventre dei castagni di Poranceto, a rinascere.

    Ma le direi: non ci inviti a rispettare quelle piante. Le faccia semplicemente sparire e le custodisca fra le cose più intime della sua famiglia, per il bene di entrambi. Non indichi per favore a nessuno la strada per arrivarci, perché sempre di più la salvezza è riposta ormai nel segreto.

    Grazie.

  2. Paolo scrive:

    Caro Gatto, qui nelle nostre terre, di Desolation Peak alla Jack Kerouac e Gary Snyder proprio non c’è traccia: i Castagni di Poranceto sono a ridosso di un centro didattico e di un Bar Ristorante Foresteria e Affittacamere.

    Lunedì, giorno della nostra visita pioveva ed era freddo, le strutture erano chiuse, gli unici esseri a sangue caldo che abbiamo incontrato sono stati un branco di cervi stupiti che degli umani resistessero all’acqua. E’ in questa intimità tutta particolare che abbiamo incontrato i giganti.

  3. Gatto Silvestre scrive:

    Dunque Paolo,

    la faccenda è più complessa della mia capacità di starci dietro con le parole giuste e in tempi compatibili con quelli di un blog. Provo a spiegarle che cosa mi hanno provocato i suoi castagni, ma mi perdoni se non sarò chiaro e magari equivoco: minaccio un bel pamphlet futuro, se necessario.

    Vado di gamba tesa, allora, alla Silvio. Si immagini se un centinaio di lettori di questo blog, tutti presumibilmente sensibili, appassionati e amanti della natura, visitassero a turno quei signori centenari di Poranceto. E magari vi si adagiassero nella pancia, e ci portassero dei figli un po’ meno svezzati alla selvatichezza dei suoi. Ha presente?

    Quei castagni, di cui mi consola assai saperli prossimi a un Bar ristorante e a un centro didattico “a parziale custodia”, sono di una tale veemente energia che meritano di scegliersi la compagnia, “chiamando” le persone giuste al momento giusto. A lei l’hanno chiamata, ma non sono altrettanto certo che l’avrebbero fatto con me, o con quel discolo di Carlo Pagani, per esempio. Esiste, a mio parere, una sacralità in certe piante e in certi luoghi che va affrontata con la veste adatta, con una reverenza e una devozione che non si trovano così a portata di mano neanche nelle personalità più curate.

    Sa cosa m’è venuto in mente, al cospetto dei giganti? Quel centurione romano che attendeva una benedizione, e che si teneva discosto, perché non abbastanza “giusto”. Se non sapessi di sbagliare, le direi: sia pure meno generoso, tenga i prossimi doni speciali per sé. Essi parleranno comunque attraverso di lei, restando ignoti e introvabili.

    E per stavolta, comunque, grazie.

  4. emanu scrive:

    Sai una cosa Paolo? Sono assolutamente d’accordo con Gatto Silvestre. Ogni cima richiede una iniziazione e il rispetto, il cuore sapiente, la Cura che servono per non pestare i piedi al Genius Loci. Una cosa è promuovere un atteggiamento di “selvatichezza” e cioè avviare a un percorso. E un’altra cosa è dare una meta a chiunque, perché “veda” magari con occhi molto diversi, un luogo che tu hai visto in modo del tutto particolare. Un dono irripetibile.

  5. silvio scrive:

    Ma dove sarà Poranceto? Nel Piauí brasiliano, nell’entroterra keniota? nel centro della Siberia? L’importante è preservarlo da contaminazioni di occhi impuri, ignari: non di guardare dei castagni ribaltati ma opere d’arte che solo la maestria dell’Oly-Photographer può cogliere. Ma allora perchè non cingere queste aree così preziose e rare con filo spinato e al posto del bar un bel posto di blocco con commissione di esame che divide gli eletti dalla plebe?

    Ok lasciamo pur vedere o fruire di cotanta bellezza solo coloro che di fronte a questi castagni ne possono sentire l’anelito all’infinito e, way of wilderness, accedere al paradiso. Gli altri fuori: ai giardini margherita a giocare a bocce! Razza di incivili e zotici che se gli chiedi di parlare di Virgilio ti dicono che usano Google.

    Beato te Paolo eletto tra gli eletti, unico ammesso al cospetto di lor signori: continua a deliziarci con le tue descrizioni sperando solo che quel migliaio di turisti fai da te del bacino di Suviana non si accorgano di bivaccare a ridosso del paradiso, altrimenti come potremmo non far trapelare al resto del mondo l’esistenza di questa sorta di cimitero degli indiani.

    Per le prenotazioni è disponibile una mail ed un numero telefonico che io non dirò mai nemmeno sotto tortura e per ulteriori informazioni un sito che mai e poi mai vi dirò dove cercare in internet.
    Con i saluti della proloco di Camugnano, compresi quelli della buonanima di mio nonno lì nato e cresciuto.

  6. Gatto Silvestre scrive:

    E’ lui…

  7. Gatto Silvestre scrive:

    Il concetto di indegnità è forte e antipatico, tuttavia esiste. Ma nell’esempio del centurione, è una valutazione che viene da se stessi, non da una commissione esterna. Nell’atto di comprendere la propria inadeguatezza, di fatto si pongono le condizioni per superarla e si diventa “moralmente” degni. La chiave è dunque nella consapevolezza, Silvio, non in una classificazione arbitraria delle persone.

    Le auguro, il giorno che ci incontreremo (e ci incontreremo di sicuro, perché abbiamo un paio di risate e di calci negli stinchi da scambiarci), che lei mi faccia l’impressione che mi hanno fatto i castagni di Poranceto.

  8. silvio scrive:

    Inadeguatezza? Essere o non essere degni? La consapevolezza? Siamo di fronte a un bosco; parliamo di selvatichezza e ci prostriamo di fronte a un castagno e ci chiediamo se siamo degni di essere chiamati al suo cospetto… Bene, dobbiamo confessarci per ricevere i sacramenti? Spero di no, altrimenti qual’è la mia penitenza con tutti gli alberi che ho abbattuto? Mi faranno dire un rosario di tre kilometri.

    Lei (Paolo) è stato chiamato quale sacerdote mentre noi siamo gli umili chirichetti capaci di approcciarsi all’altare stile turista a San Pietro con gelato. Ma non è così! Il rispetto è considerarli alberi, belli o brutti secondo una nostra personale visione, peraltro filtrata dalle sagaci mani del sacerdote di cui sopra, ma alberi. Alberi a cui non gliene frega nulla del bipede che gli gira intorno con aria incuriosita. Tuttalpiù sussulterebbe se si accendesse una motosega ma certamente non si emozionerebbe come una velina allo scatto di Oly.
    Mi hanno molto colpito le parole di Emanuela: e un’altra cosa è dare una meta a chiunque, perchè veda con occhi diversi… Mi chiedo i suoi bambini con che occhi vedono il genius loci. Con questa domanda cedo la mano.

  9. Pimpi scrive:

    Caro Paolo, con stupore e divertimento seguo i commenti che riguardano uno dei luoghi a me più preziosi….e penso alla straordinaria e intensa Essenza che vive e anima quel posto e che inevitabilmente arriva ad ognuno capiti lì, mosso dal desiderio di andare a funghi, o di fare la mangiata in trattoria o di ascoltare il bramito dei cervi e forse l’ululato dei lupi … Non c’è molto da dire, ma c’è tanto, tantissimo da “sentire”. Ascoltare in silenzio le centenarie presenze che abitano il luogo e che hanno visto generazioni su generazioni di montanari prendersi cura di loro. I castagni del Poranceto hanno tanto da raccontare, per chi li sa ascoltare. Quasi stordita, tra queste maestose e antiche presenze, mi accorgo di quanto siano generosi, offrendo riparo a molteplici forme di vita, sfamando con montagne di marroni le generazioni passate, fornendo legna da ardere, adornandosi di fiori dal dolcissimo profumo e amatissimi dalle api, colorandosi dei toni più caldi in autunno, adattandosi a simbiosi con curiosi funghi… Quando sono al Poranceto, anche se assieme ad amici, mi accompagna il silenzio, per cercare anch’io in qualche modo di entrare in simbiosi con questi sapienti vecchi che tanto sanno e che tanto danno, e non resisto al desiderio di abbracciarli, annusarli, ascoltarli, penetrare nei loro ampi anfratti, come alla ricerca di un dialogo più diretto e di poter captare un loro messaggio. Non posso dimostrare se questi grandi saggi abbiano fastidio o piacere, ma posso giurare che è per me una grande cura e terapia, ogni volta. A Poranceto vive di certo un Grande Genius loci; è uno di quei luoghi che in altre culture, o nella nostra tradizione più antica, venivano definiti Sacri, con spiriti di natura generosi, che possono essere di grande stimolo per tante persone come me, per ritrovare quel vitale filo dorato che da sempre ci lega a Madre Terra ma che ora è così impolverato e dimenticato.

  10. emanu scrive:

    Calma calma! Facciamo insieme un po’ di considerazioni e un po’ di lavoro.
    La Terra sta bene? No. La nostra natura sta bene? Non mi sembra. Dipendiamo dall’ossigeno, dall’acqua, dalle piante? Mi sembra di sì. Lo sanno tutti? Direi proprio di no e aggiungerei che saperlo è una cosa, che si voglia o no, da privilegiati. Allora, i privilegiati devono solo avere un privilegio oppure anche una responsabilità? Io chiamo responsabilità il desiderio di condividere e di far partecipare ma anche a proteggere, tirar su le maniche, pulire, coltivare… per non perdere il paesaggio e le risorse così importanti per anima e carne. Non mi sposo con chi mi bistratterebbe. Allo stesso modo vorrei proteggere i luoghi ma anche farli amare e quindi farli conoscere e curare, non solo “usare”.
    Queste le considerazioni.
    Il lavoro invece è paziente, come sempre. Ma anche costante. E per questo motivo chi sa guardare, è vero, deve caricarsi eternamente di un lavoro che tanti altri cercano continuamente di distruggere, per inconsapevolezza o per stupidità.
    Secondo me, le riflessioni e i dibattiti, anche a tinte forti su un blog come questo sono una stupenda occasione di lavorare sul proprio pensiero e con le mani.

  11. TurboLotte scrive:

    Che foto stupende!!!

  12. Gatto Silvestre scrive:

    Va bene Emanuela, mi ha convinto: i calci sugli stinchi a Silvio restano due.

  13. silvio scrive:

    prima quanti erano?

  14. Gatto Silvestre scrive:

    Se restano due…

  15. silvio scrive:

    44 in fila per 6……..praticamente un plotone: che sia di esecuzione?

  16. A. Iannibelli scrive:

    Complimenti al fotografo, non è facile fare belle foto senza un anima sensibile…
    mi permetto pero di non essere d’accordo sul tenere segreto un bosco per poterlo salvare, tra gli umani esistono anche quelli che non sanno rispettare ma io sono convinto che solo chi conosce può capire.
    Pimpi ha ragione, chi si avventura in natura normalmente gode ‘ascoltando’ viviamo in un tempo dove per fortuna non è più necessario sfruttare i boschi e quindi quali sono i danni che potrebbero arrecare un eventuale aumento di visitatori?
    Penso esattamente il contrario gli uomini hanno bisogno di conoscere le meraviglia di natura, il vero problema è che si è completamente perso il contatto ma questo non vuol dire che la grande madre sta meglio anzi …

    Il parco ogni anno organizza decine di escursioni, convegni e ritrovi e non mi risulta succede niente di grave, anzi come dice Pimpi ci vivono anche i lupi e pure il lupo nero, che è una vera esclusiva …

    http://www.provediemozioni.it/blog/index.php/2009/09/09/intervista-al-luparo/

    Io da piccolo umano fotografo di natura cerco di far scoprire le bellezze di casa nostra con l’intento di salvaguardarli e rispettarli.

    Chi vuole distruggere può farlo con meno problemi se gli altri non conoscono.

    In ogni caso se il Poranceto esiste è anche merito degli uomini è non è un caso che è stato pure compreso in un parco, non mi sembrano cosi vandali i nostri simili.
    Forse invece non ci accorgiamo di quanto altro viene trascurato solo perchè sconosciuto.

    Siete tutti invitati:
    http://www.provediemozioni.it/blog/index.php/category/mostre/

  17. silvio scrive:

    una mattina, lì 7 dicembre, il buon Paolo si sveglia di buon piglio e dice: su bimbi si va per boschi. i bimbi si guardan l’un l’altro e pensano: anche stamani a prender freddo e niente play station, porca l’oca, un’altra volta nasciamo figli di un notaio e andiamo a disneyland.

    -Paolo: Si va a poranceto a vedere i castagni secolari.
    -Federico: perchè?
    -Paolo: mi hanno chiamato!
    -Federico: chi?
    -Paolo: gli alberi!
    i bimbi si guardano perplessi
    -Ettore: ma hanno chiamato anche noi?
    -Paolo- certo, che volete fare la figura del centurione?
    i bimbi si tornano a guardare perplessi
    -Paolo: bimbi ma non vedete la veemente energia di questi alberi?
    -Federico: pa sono morti e quelli vivi hanno almeno 150 anni…..molto veemente
    -Paolo: ma bimbi non capite che questa è la strada per una consapevolezza nuova nei confronti del rapporto uomo/natura
    – Ettore: si però è una strada bianca
    – Federico: pa è vero che gli sceicchi arabi hanno chiesto un risarcimento in caso di aumento dell’utilizzo delle energie rinnovabili?
    -Paolo: non cambiare discorso, vi ho portato in un posto dove potete ammirare la solennità della natura, entrare dentro un tronco cavo è come entrare nella natura stessa.
    -Ettore: pa ti squilla il cellulare.

    … ma Paolo è felice, ha appagato il suo desiderio di selvatichezza per se e per i suoi figli dandogli l’educazione al rispetto e al connubio con la natura. Questa natura madre benigna che ancora ci sopporta fino a quando nn lo sa neanche lui, infatti copre l’obbiettivo della fedele oly super con obbiettivo macro/micro a mossa zoom e torna a casa dove può deliziarci con scatti effettivamente molto belli.

    Ti dirò: se inizi a girare anche l’europa, l’america e l’asia smetto di andare in ferie e aspetto i tuoi articoli come una puntata di “alle falde del kilmangiaro”, con il vantaggio che posso anche dire la mia.

    Lo sceneggiatore folle

  18. silvio scrive:

    Paolo ho un’idea se vendi la oly e prendi una cinepresa facciamo un paio di film.
    io, te gs e Pieraccioni, ho già il titolo: i quattro di poranceto. facciamo la versione comica di Mato grosso con Sean Connery. Una trama di questo tipo: la Marcecaglia vuole distruggere il bosco di poranceto per farci una beauty farm, te e gatto silvestro vi opponete fino a rischiare la vita e io che vi tradisco per un ssacco di soldi.
    bello eh……..
    vi lascio che devo telefonare in confindustria.

  19. Gatto Silvestre scrive:

    Ma siete tutti così ai Giardini Margherita? Cioè, se ci diamo appuntamento lì, lo trovo uno scemo come me con cui parlare o sono tutti in centro ad aspettare il presidente del consiglio?

    Ad Antonio: i luoghi sacri e inaccessibili, quelli in cui si celebravano i riti di passaggio o di contatto con la divinità non li ho inventati io. Il tempo non li ha cancellati, li ha solo resi invisibili. Poiché si sono di molto ridotte le persone che li conoscevano o potevano trovarli. Nel processo di avvicinamento a questi luoghi l’entusiasmo con cui lei parla è perfettamente inutile, se non nocivo. La buona fede un’ingenuità.
    Qui non stiamo parlando di bellezza, ma di altre cose: ci sono modi per distruggere o ferire i corpi (degli uomini o dei luoghi), altri per distruggere o ferire l’anima (degli uomini o dei luoghi). Sempre che lei ritenga che la seconda esista.

  20. silvio scrive:

    chiedo permesso ad Iannibelli, caro gs se lei guardasse quelle foto con animo meno metafisico ed un pò più attento vedrebbe un bosco pulito dai ricacci dei castagni con una distanza tra gli alberi che permette a tutti di svilupparsi e quindi nelle condizioni di essere fruito da umani anche nn particolarmente avvezzi al bosco. Per far questo occorre del denaro che un ente cerca di recuperare; magari se riesce a dimostrare che il parco piace alla gente forse le istituzioni continueranno a ungere a dovere. La dimostrazione sta nel sito dove troviamo il numero di visitatori e altri dati reletivi al gradimento dello stesso. Lei parla di luoghi sacri ed inaccessibili, sull’inaccessibili si prende il pulman o si chiede un passaggio a Paolo e si è risolto il problema. Mentre la sacralità è un avverbio ( credo sia un avverbio) dato dall’uomo ad altre cose. L’everest pensa che abbia coscienza di se.
    Quello che vedo nelle sue parole è un manto di selvatichezza che nasconde una spiritualità estranea al selvatico reale. Gli animali nn vedono le dolomiti sentono il freddo e la fame.

    Ok ora coi calci sono andato in doppia cifra 🙂

  21. Paolo scrive:

    Oh Gatto la tua natura selvatica ogni tanto si esalta e molla unghiate che lasciano il segno. Lo so, è la tua natura ed avendo tu dimora in questo giardino hai diritto di esprimerla; pure io giardiniere di intervenire. Non so se usarti il frustino o tirarti uno scarpone: ma come te lo devo dire che in giardino l’ospite è sacro? Arrivano nuovi visitatori e tu di soppiatto gli ficchi le unghie nella schiena. Spinaccia che non sei altro… 😉

    Nel merito sono molto contento che 4 scatti e 4 righe scarne su Poranceto stanno alimentando un ragionare sugli occhiali che usiamo nell’attraversare la natura. Natura? Anche questo concetto è figlio di una lente. Un cristiano ad esempio non usa questa parola: Creato è la sua. Creato, Natura, Grande Madre, Ambiente: quante sono le montature su cui i nostri occhi si esercitano?

    Io ho visto Poranceto e mi sono emozionato, mi sono emozionato perchè quei Castagni li ho trovati bellissimi e come in un sogno (o in una allucinazione) mi è parso di sentirli: Ho provato sensazioni di gioia e di dolore, di amore e di patimento.

    La presenza dei miei figli non è arredo, abbellimento, è bussola perchè penso che la vita nostra sia nel camminare insieme e farlo insieme ai propri cari è l’esperienza più ricca a me data.

    E poco importa che Federico ed Ettore se avessero potuto sarebbero rimasti a casa a giocare al videogioco del momento (ottime considerazioni Silvio). Io sono un genitore e qualche responsabilità/rischio bisogna pur che me la prenda.

    Infine lasciatemi ringraziare Pimpi: senza di lei molte cose di questo mio bellissimo anno di vita in giardino non sarebbero state.

  22. A. Iannibelli scrive:

    Mi sento immortale se vivo il presente, non temo nessuna distruzione anzi le meraviglia vere avranno il sopravvento e gli umani saranno probabilmente i primi a sparire…

    Faccio completamente parte della terra quando non vedo più il cielo come nelle grotte nelle gole in una grande foresta o in fondo al mare…
    http://www.provediemozioni.it/index.php?pag=Provediemozioni

    La mia non è ingenuità, mi piace vedere, toccare sperimentare. Non sono gli uomini che si allontanano e che rendono invisibili ma è la natura che esclude l’uomo.

  23. vespa teresa scrive:

    leggendo i vostri commenti mi viene da sintetizzare il mio, un po’ brutalmente secondo il mio stile ancora acerbo, individuando tre tipologie di approccio verso la ”popolazione verde”: E scusatemi lo stile Block notes ed i collages effettuati con stralci dei vostri commenti!

    Quelli che non sentono il contatto
    “Ci sono umani che hanno perso il contatto con la natura”

    Quelli che sentono il contatto e operano le loro proiezioni in diversi modi del tipo:
    “ Alberi a cui non gliene frega nulla del bipede che gli gira intorno con aria incuriosita”

    “per cercare anch’io in qualche modo di entrare in simbiosi con questi sapienti vecchi che tanto sanno e che tanto danno”

    A questo punto ho voglia di ribadire che “la chiave è nella consapevolezza”

    E allora, visto che condivido che “Dipendiamo dall’ossigeno, dall’acqua, dalle piante”

    Qual è l’approccio più costruttivo?

    Mi preparo alla sassaiola, anzi alla cerbottana……

  24. Federico scrive:

    ciao Silvio purtroppo babbo non mi vuole comprare la play perchè dice che basta il computer e la mamma lo dice con l’altoparlante . Mio fratello almeno vota per me.
    Ma se hai ragione su una cosa è quella che papà si ipnotizza con la macchina fotografica a fare le sue foto e ci sta per secoli, se qualcuno non gliela toglie, e sta ancora più tempo al computer per scaricarle. I posti comunque sono belli ma fidati è molto più bello il computer. Ma se potessi avere la PSP sarebbe anche più bello perchè ha i giochi per DS, per gameboi e quelli per computer, il bello però è che è portatile e la posso portare ai giardini fingendo di giocare con la natura, cercando in realtà di vincere il terzo livello di colaf dyouti 🙂

  25. kong(zhong) scrive:

    Ecco finalmente che la discussione è tornata al mio livello: grande Federico!
    Limitiamo l’accesso ai musei più preziosi, perchè il branco non contemplativo (tipicamente i giovani ignoranti) rumoreggia e rovina l’atmosfera voluta da chi “capisce l’arte”. Chiudiamo le grandi biblioteche perchè la massa -ignorante – dei vivaci giovani selvaggi, sporca e danneggia. Ed infine nascondiamo i capolavori della natura alle orde dei “giovani selvatici” incapaci di contemplarne l’Aura energetica.

    Con queste idee comprendo con Federico. Musei morti, biblioteche asfittiche e luoghi da fotografare …
    Chi è giovane – normalmente – rumoreggia “in branco”; e se è maschio è quasi una certezza! Prima giocando con i genitori, poi – più grande – con i coetanei. E se proprio è “solo” (perchè i genitori contemplano… e non vi sono intorno coetanei con cui fare casino, meglio la PSP con i giochi per DS! Autonomia conquistata e nessun permesso per fare ciò che si vuole (come affrontare il terzo livello di colaf dyouti).

  26. Gatto Silvestre scrive:

    Eh sì, Paolo. Ho tutti i difetti dei gatti e degli umani messi assieme. Non ne provo né fierezza né vergogna: è un dato. Come avere le foglie crespe anziché lanceolate. Non ho residenza fissa e tendo a violare quelle altrui, a volte spadroneggiando. E non posso neanche chiedere scusa perché, appunto, contraddirei la mia natura. Ho reazioni solo apparentemente razionali: molta parte delle mie unghiate dipende dal maldestro tentativo di tenere insieme realtà e fenomeni che generalmente si ignorano. Ho esperienza dell’anima delle piante, della loro cura e del loro modo di scambiare energia, ma l’età dell’Acquario non è ancora in agenda ed è meglio lasciar perdere.
    Trovo sbagliato pensare che un castagno coltivato abbia meno valore di una sequoia “libera” della Sierra Nevada. E anche quando dileggio le azalee e le fotinie lo faccio per l’uso che se ne fa, non perché siano esseri inferiori. Fino a prova contraria, piante che non mi interessano affatto, come gli Spathiphyllum, hanno dato prova di leggere nel pensiero e di riconoscere le persone. In laboratorio e su richiesta.
    Provo pena per le vite vissute in cattività dagli ulivi e dai laurocerasi, e le vedo simili alla mia, in appartamento. Tutti polli di allevamento, direbbe il signor G, solo per modo di dire “vivi”. Da questa posizione mi riesce difficile schierare la “massa” e le elite, come qualcuno si ostina a fare, ma non mi posso opporre all’equivoco come vorrei, in quanto l’argomento va ben aldilà delle mie risorse.
    Forse però hanno ragione gli altri, a pensarci bene. Perché gli aborigeni d’Australia, notoriamente fra le persone più importanti del pianeta per censo, potere e istruzione, sono davvero dei privilegiati ad avere Ayers Rock e a non farci entrare nessuno, trattando noi bianchi come una massa di indegni e inadatti: poveri sognatori attaccati alla bottiglia, convinti che il mondo sia un sogno e un canto.
    Voglio lasciarla con una curiosità. Non amo particolarmente i gatti. Voterei per i cani, se in questo campo vigesse il bipolarismo. Ma i gatti, soprattutto quelli silvestri, vanno e vengono, e non si fermano mai troppo in un giardino, anche quando si trovano bene.
    Non so perché ho scelto di presentarmi in questa veste, spelacchiato e guastatore. O forse lo so: c’è più libertà, fra una scarpata e l’altra. Mi capirà meglio fra non molto, appena il demone della selvatichezza avrà preso possesso definitivamente di lei. Lo capirà il giorno in cui inizierà a inseguire Silvio con la petominchia, alla faccia della simpatia del nostro.
    Ciao. E grazie del latte e della clorofilla.

  27. Emanuela scrive:

    sta di fatto che in certi luoghi di natura mai nessuno ha superato il terzo livello. Mai nessuno ha saputo fermare il passaggio dalla evoluzione alla dissoluzione e tanto meno gli alieni come noi, che appesantiti dalle conoscenze teoriche e dai blabla non abbiamo neppure la metà delle conoscenze esperienziali di un contadino di mio nonno. Quanti di noi, sono andati, dopo questo post a vedere Poranceto con o senza bambini? Quanti di noi dopo averlo visto hanno valutato se il lavoro dell’uomo insieme alla natura a volte sa costruire il paesaggio, invece di distruggerlo? Oh beh… io abito lontano, io non ho tempo, ho tante cose da fare… dopotutto. Meglio un blog, una plst, un petominchia che fa ben prima a spazzar via le foglie.

  28. A. Iannibelli scrive:

    Il Poranceto insieme ai laghi e tutto il parco è abitato da sempre dall’uomo il suo aspetto oggi è quello derivato anche dal lavoro dell’uomo, compreso i giganti buoni.
    Io ci vado anche spesso e godo dei benefici ambienti di natura… peccato che in questi giorni di grande freddo non riesco ma il primo appuntamento 2010 è proprio tra i lupi neri del Brasimone:

    Alcuni racconti dal campo del magico Poranceto.
    Mi sento parte del branco, ululare insieme a loro è una suggestione indescrivibile. Cinque, sei, sette forse otto lupi ululano contemporaneamente…
    http://www.provediemozioni.it/index.php?pag=visualizza_speciale&id=204

    ahuuuuuuuuuuuuuuuuuuu

  29. helleborine scrive:

    Grazie per queste belle e vere riflessioni.
    Il 2010 sarà l’anno della biodiversità. Incredibile vero?
    Speriamo l’occasione non vada sprecata.
    Buon anno a tutti.

  30. Flory Brown scrive:

    Da qualche tempo ho la fortuna di conoscere il Poranceto, di ammirarne i giganti che lo popolano sorvegliando l’andirivieni di cervi, camosci, cinghiali e che generosamente trasmettono una serena tranquillità al visitatore più attento. Per molti anni non ho saputo della loro esistenza ed ora, di tanto in tanto, sento il bisogno di rivederli per comprendere la mia giusta misura, per ridimensionare la pesantezza del vivere e fermare lo sguardo sulla loro imponenza.
    Per l’occasione ringrazio Paolo e la sua belle fotografie, testimoni di un luogo semplice, del tutto naturale eppur così straordinario.
    Flory Brown

  31. A. Iannibelli scrive:

    Grazie a te helleborine,
    Il 2010 sarà l’anno della biodiversità e speriamo veramente che questa bella occasione possa aiutare a far conoscere il valore vero delle varietà naturali…

    Attenzione Flory Brown i camosci non vivono dalle nostre parti, il tuo pensiero è comunque chiaro.

    Ritorna la neve che bello… ahuuuuuuuuuuuu

  32. rosmarina scrive:

    Passare dai giardini, dai boschi, al computer e partecipare a questo blog è stato emotivamente scioccante e mi aveva creato quello che da sempre ho cercato di evitare cioè dipendenza , così ho voluto fare un periodo di pausa e non nego che sono stata tentata più volte di sbirciare quello che succedeva ma la volontà della giardiniera ha vinto. Bellissima la foto “altri sognare” però sono d’accordo come spesso succede con Silvestre che spero di rincontrare attraverso i giardini o in qualche altro luogo sacro.
    un augurio di un anno lussureggiante

  33. Flory Brown scrive:

    Hai ragione Iannibelli! Pensavo ai daini, un nome che fatico sempre a ricordare, chissà perché, così ho scritto camosci. Chiedo scusa per l’imprecisione. Perdonata?

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