Poranceto – Ieri

Poranceto – Ieri.  Fine della ricreazione: alcuni giganti ritornano in servizio! Un lavoro ben fatto dicono gli anziani seduti con il loro bicchiere di vino. I nuovi innesti terranno! Meno il mio cuore. Sarò patetico, ma questo per me è uno scempio. E anche se tutto scorre – e questo è bene – aver perso, offeso, forme e presenze come quelle che erano, fino a ieri, questi  castagni, mi sprofonda nella tristezza. Certo io sono un cittadino giardiniere e non un montanaro castanicoltore e ho una zucca piena di fantasie e meno di cose concrete.

No, ora non mi interessano le ragioni, i partiti; posso capire, ma capire non allevia di un soffio aver incontrato, ad esempio, una presenza come quella che qui sotto vedete ospitare i bambini e che non ho più la forza, per come è stata combinata, non dico di ritrarre, ma anche solo di guardare.

Si, cose da poco, poco per tanti, molto per me.

Comments
34 Responses to “Poranceto – Ieri”
  1. patrizia ha detto:

    …queste sono le orrende sorprese che ci offrono i tagliatori di alberi! Io credo sia una sorta di desiderio di far morire e distruggere per rendere il mondo un luogo uguale a loro: MORTO!!!
    Mi dispiace tanto, Paolo.
    Vorrei segnalarti,così,per consolare,delle pagine facebook come “guerilla gardening” o “piantalo!”, dove trovi sognatori perseveranti.

    Un abbraccio, Patrizia.

  2. silvia santi ha detto:

    Ahi, ahi,ahi
    non c’è che dire, può far più danno al cuore un contadino con una motosega in mano, che una botta d’infarto.
    Mi successe lo stesso fatto anni fa, in questo caso era il ciliegio sul quale giocavo da bambina, e venduta la proprietà dai miei genitori, me lo ritrovai dopo un anno capitozzato e agonizzante.
    Non superò la prova, e io divenni una giardiniera.
    Tutt’ora lo ricordo con grande dolore.
    In una realtà contadina dove la produttività giustifica la presenza di ogni elemento, trova il suo senso anche questa bruttura. Per chi vede oltre, non ne trova alcuna.
    Dispiaciutissima, ti comprendo e ti abbraccio
    Silvia

  3. annarita ha detto:

    AIUTOOOOOOO!!!!

  4. bassethound ha detto:

    Non e’ per consolarti Paolo, ma almeno si parla di nuovi innesti che terranno , quindi si prospetta una nuova nascita. Il mio cuore invece sanguina da alcuni anni quando vicino a casa mia alle porte di Mantova, la campagna che in questa stagione ricordava i papaveri di Monet, e’ stata trasformata ( e dalla cooperativa di sinistra, che un occhio all’ ambiente dovrebbe averlo per antonomasia) in una colata di cemento con un inutilissimo Famila( c’erano gia’ altri 3 supermercati in zona) e centinaia di appartamenti e capannoni che sono tutt’ora VUOTI. Brutti, finti ed inutili come le richieste di casa che non c’erano, ed in barba a tutte le petizioni e manifestazioni di noi banali cittadini per modo di dire visto che li era campagna con mucche e cavalli a tutti gli effetti. E cosi’ abbiamo il “Borgo Nuovo”, monumento allo scempio che preannuncia il futuro degrado. Li’ si ci si deve disperare. Ah dimenticavo , i palazzi sono stati costruiti letteralmente accanto ( e multati per questo ma non abbattuti), alla nuova tangenziale che era stata costruita proprio per portare il traffico lontano dalle case e rispettare l’ ambiente. Se vuoi un’ altra chicca di orrore, ad un km da questo bel posto di fantasmi stiamo cercando di bloccare la cementificazione del Lago Paiolo , che comporta l’ abbattimento di alberi storici e la distruzione di un ambiente unico per le nostre parti . E poi c’è chi si chiede come mai Mantova “abbia cambiato colore”….

  5. emanuela ha detto:

    pum! un pugno nello stomaco. Se gli innesti non “tengono” c’è da chiamare il Genius loci a fare sconquasso. Se tengono, speriamo che i nostri nipoti possano ancora sognare qualcosa di bello, prima che una autostrada spiani la folla silenziosa dei castagni, innestati o no.

  6. Il Fu Gatto Silvestre ha detto:

    Povere anime, perse in un lavoro ben fatto e annegate in un bicchiere di vino.

  7. lucio ha detto:

    Credo che oggi valga la pena di versare una lacrima, come per un familiare offeso e ferito.
    Si, ci sono cose più brutte al mondo che vecchi alberi tagliati, ma se non si comincia da qui è inutile fare grandi battaglie.
    Quei vecchi amici che ci parlavano, che danzavano e raccontavano ai nostri bambini la storia del mondo non erano più proprietà del pragmatico castanicultore ma di tutti noi e se da quelle parti ne sopravvivono ancora di integri sarebbe bene farsi sentire.
    Grazie Paolo per averne almeno documentato il ricordo.

  8. rosmarina ha detto:

    ma il bosco di Poranceto non si trova dentro un parco naturale ?
    gli alberi secolari dovrebbero essere protetti oltre che dal taglio anche dai deturpamenti,chi ha dato il permesso di rovinarli in questo modo ,e di danneggiare pure il sottobosco e la fauna selvatica.
    E… perchè ?

  9. pia ha detto:

    Caro Paolo,

    non ho parole. Gli uomini quasi sempre fanno del male, quando intervengono. La natura di fronte a loro è inerme. Leggi l’ultimo libro di Fukuoka, La rivoluzione della Natura, di Dio e dell’uomo (KEF) appena uscito. Anche Fukuoka è sgomento di fronte alla malvagità degli uomini, alla loro incapacità di rispettare l’erba, gli alberi, la Natura, se stessi.
    Un abbraccio, con molto, molto dolore
    Pia

  10. pia ha detto:

    scusate: volevo dire LEF, Libreria Editrice Fiorentina!

  11. Paolo ha detto:

    Carissimi

    grazie per la solidarietà 🙂

    Naturalmente ho girato la domanda di Rosmarina e di tutti noi alle autorità del parco ovvero
    http://www.parks.it/parco.suviana.brasimone/

    Aspettiamo risposte

  12. lucio ha detto:

    scusate, forse è una idea balzana o indelicata (sono nuovo del blog e rischio di dire cavolate), ma, perchè non organizzare un raduno degli amici di questo blog (e non) a Poranceto con annessa capatina in Comune?
    ok, siete autorizzati a tirare pomodori e quant’altro

    • Paolo ha detto:

      Caro Lucio

      è una bellissima idea e mi piacerebbe molto un incontro a Poranceto. Capisco che non è semplice perchè molti lettori sono lontani da Bologna. Tra l’altro approffitto per puntualizzare che non tutto il castagneto di Poranceto ha subito il trattamento che vedete in foto, ma al momento della mia visita (18 maggio 2010) solo un riquadro. Motivo in più per fare pressione e sensibilizzare alla bellezza dei giganti ancora in piedi. Ok sasso, o meglio, pomodoro gettato… 🙂

  13. Alessio ha detto:

    vorrei replicare a Tutti i contrari alla potatura dicendo che :”CHI SA FARE ….FA’ E CHI NON SA FARE.. INSEGNA ” prima di parlare bisogna conoscere la materia ,ma….. non mi va di darVi di ignoranti tramite questa chat , vorrei confrontarmi personalmente con Voi , abito nel Borgo ………..AL PORANCETO.

    • Il Fu Gatto Silvestre ha detto:

      Formidabile Alessio,
      anche a me non va di darle del sempliciotto e dell’arrogante via chat (come la chiama lei questa roba qua di internet), preferendo un bel incontro al Poranceto (se esiste ancora). Io vengo in pace e a mani nude: potrebbe posare un attimo la motosega o lei ragiona solo con quella in mano?

  14. Kong(Zhong) ha detto:

    Cari professori,
    cosa volete che dica uno che, vivendo su Giove – Poranceto, si vede apparire dalla rete l’ologramma di una manica di intellettuali con “il gusto del bello” che hanno deciso che i SUOI castagni debbano rimanere così come sono?
    Ma pur ammettendo che la Madonna dei castagni lo illumini della vostra stessa luce, e gli faccia vedere quella cosa che suo nonno gli ha lasciato dicendogli che era un castagno come “un’opera d’arte”, sono ragionevolmente sicuro che le “tenebre” sarebbero SEMPRE l’evento più probabile. Cosa penserebbe qualunque cristiano “domani” quando bisogna: togliere i marciumi, scacchiare i polloni o fare l’ordinaria pallosissima manutenzione di qualcosa che: “se avessi tagliato come dicevo io non sarei qui a fare…”?

    In più ci sono due aggravanti che credo pesino sullo stato di arrabbiatura del “semplice” Alessio che (PENSATE!!!!!) non distingue un blog da una chat quando la letteratura sull’argomento è sterminata e ci hanno fatto migliaia di convegni, uno indimenticabile a Capri dove ho mangiato degli spaghetti alle vongole eccezionali!!!

    1a aggravante) Mentre cura i castagni (che se avesse tagliato….) è verosimile che non possa curare un’altra coltivazione, sicuramente più banale per i professori, ma magari più importante per lui ….

    2a aggravante) Cosa può diventare l’acrimonia del “semplice e arrogante” Alessio se, mentre cura i castagni (che se avesse tagliato….), realizzasse la possibilità che un illuminato virtuale possa materializzarsi a Poranceto con la macchina fotografica e la verità in tasca a chiedergli di ragionare?

    Vecchio discorso, Alessio non ha alternative e imporgli un comportamento da dietro una macchina fotografica e una tastiera, è oggettivamente una violenza ben peggiore di quella fisica.

    Ognuno dovrebbe essere libero di scegliersi il modo di vivere e pensare. Ho già scritto che i pensieri dominanti, ed il concetto di bello con essi, sono mutabili nel tempo. Non credo possa esistere il bello o la verità assoluta, ma piuttosto una verità “transitiva”, e quella degli avi di Alessio ci ha portato i castagni così come li vediamo: “belli”.

    Invece di imporre ad Alessio una vita e una filosofia non sua, imponete al Parco, alle Istituzioni a voi stessi di sostenere Alessio perchè non scappi da Poranceto e lo mantenga secondo quel concetto di giusto che “i semplificati ed arroganti” (ma anche i fondamentalisti) pensano sia unico e coincidente con quello che credono loro.

    • Il Fu Gatto Silvestre ha detto:

      Essendo le motoseghe uno strumento diffuso da forse mezzo secolo (mi posso sbagliare), periodo durante il quale non sembra che i castagni di Poranceto siano stati oggetto di una potatura così drastica (però mi posso sbagliare), la quale ha interessato sia i ricacci “giovani” che il legno secolare (mi posso sbagliare), è ragionevole pensare che al tempo in cui erano in produzione ci si avvalesse di scomodi segoni alla Stanlio e Ollio. Va da sé che con simili attrezzi non vai ad attaccare certe sezioni di tronco (mi posso sbagliare), un po’ come si fa nelle capitozzature dei pioppi e dei salici, dove non si scende mai sotto il cosiddetto “callo cicatriziale”. In più, la durata di un singolo taglio è tale che qualcuno, da sotto, ha tutto il tempo di riflettere sulla correttezza dell’operazione rispetto ai rami successivi (ma mi posso sbagliare).
      Lentezza e fatica del lavoro hanno garantito (mi posso sbagliare) alle piante l’acquisizione di una forma, con sapienza o per istinto conservata con modifiche poco significative fino al 2010 (mi sto sbagliando?).
      La domanda dunque è: puoi riprendere un’attività tradizionale con strumenti diversi e dopo un salto temporale così consistente senza una riflessione sul tuo operato?
      Un’altra: è legittimo o meno, per similitudine, disapprovare un individuo che costruisce la sua villetta, autorizzata, tassata e griffata, a dieci metri dalla spiaggia?
      Ultima: possibile che un lavoro sulla carta “silvicolturalmente corretto” si riveli una bestemmia (ovviamente mi sbaglio) nel momento in cui uno strumento micidiale ti consente di affondare il taglio oltre il necessario, azzerando una forma in cui risiede il valore stesso del castagneto?

      Zhong, mi perdoni se sono stato così intellettuale finora. Lei si meriterebbe un più sano e maggiore uso dei luoghi comuni e una parola che discenda dalla purezza delle viscere, come in Alessio il Giusto. Però mi voglio applicare. Quello che effettivamente avevo pensato dopo aver letto il suo commento era questo: ma va a dar via i ciapp! (su Giove, non sbagli).

      • Kong(zhong) ha detto:

        Bene, vedo che finalmente anche il gatto silvestre ha fatto un bagno di umiltà e ha iniziato a pensare di non essere infallibile. Qui su Giove siamo tutti in festa. La gioia è grande nel vedere che anche sulla terra qualcuno è ancora capace di arretrare dal fondamentalismo delle idee. Non ci speravo più dopo che da tempo osservo – da Giove – quello che credo essere un progressivo appiattirsi del pensiero su posizioni sempre più dominate da dogmi laici e di fede.
        Ora che abbiamo tra noi l’evoluzione “livello due” di quello che è letteralmente “FU” Gatto Silvestre, credo (però mi posso sbagliare) che questa chat, pardon blog, potrà crescere ulteriormente.

        Sono appena tornato da un convegno dal titolo: “I dipinti di Picasso: quale spazzatura!” dove artisti del calibro di Rossetti, Verdini, Giallini e Arancini hanno chiaramente e univocamente dimostrato come “motosegare” una testa e dipingerla lontano dal collo, sia un’offesa al Bello intollerabile!. Hanno anche dichiarato che solo la morte del “pittore?” ha impedito loro di andare a cercarlo per fargli posare il pennello. Gente decisa Rossetti e Giallini, mica intellettuali solo tastiera e convegni!

        Cito l’episodio perchè non ostante fossi tremendamente affaticato dal viaggio per arrivare fino alla sede del convegno (il lago di Como è collegato malisssssimo), sono riuscito ad udire distintamente un dialogo tra locali dove si escalmava qualcosa sul “dar via i ciapp”. La mia matrice etrusca mi ha però impedito di comprendere il vero significato dell’idioma. La conversazione era comunque pacata e i due sorridevano. Ho quindi creduto si trattasse di consiglio goliardico dato ad un’amico. Mi informerò meglio.

        • Il Fu Gatto Silvestre ha detto:

          E bravo Zhong: ha capito che l’invito a mettere in mobilità le terga non era letterale, anche se lei mi sembra un po’ predisposto a subire un certo trattamento quando si offre mente e corpo a certi luoghi comuni logori e insopportabili (come quello del buon contadino selvaggio vs l’intellettuale decadente).
          Ho poi la netta sensazione che lei spesso parli per risonanza a cose sue interne, un po’ come faceva all’inizio il Fu Silvio (Silviooooooo: solo un eventuale amore giustifica il suo silenzio!). Per questo le ho risposto sul merito e non sull’ideologico, per dimostrarle che in gioco c’era Poranceto e non chi avesse più autorità a parlarne. Ogni problema di condotta è un problema etico: rispetto a esso, non ho affatto mutato opinione: per me i castagni erano da lasciare intatti o, tutt’al più, mondati nel modo in cui ho parlato. Ritengo anche che l’ipotesi di un loro ritorno alla produzione (cui rimango assolutamente scettico) andava perlomeno testata su pochissimi esemplari: unica è la situazione e unico dev’essere l’approccio.
          Sulla questione credo di aver detto tutto; inoltre Paolo ne ha fatto ieri un sunto perfetto e per niente salottiero. L’unica cosa che mi resta da dirle è, col sorriso in punta di biro, di andarci ogni tanto più piano con le motoseghe mentali.
          Buone orbite

          • Michele ha detto:

            A sostegno di Gatto Silvestre, vorrei dar voce ai veri autoctoni dell’Appennino, gli estinti Liguri dalle lunghe chiome, raccoglitori delle ghiande di immense querce sacre quando ancora il marrone era un boccone esotico.
            Per inciso, avevano una salute di ferro perchè la scienza ci dice che le ghiande sono uno dei migliori alimenti di base sia per il maiale che per l’essere umano (da cui la sacralità della grande quercia, che in milioni di anni ci si è scolpita nelle profondità dell’anima).

            Di fronte al capolavoro “tecnico” del Poranceto avrebbero detto qualcosa del genere:
            “Gli alberi hanno un significato e uno scopo speciale per tutti gli esseri viventi.
            Ci hanno fornito le medicine per curare le nostre malattie e i materiali per costruire le nostre case.
            Ci hanno dato cibo e hanno alimentato i fuochi con cui cucinarlo.
            Ci hanno riparato dal sole, hanno dato rifugio ai piccoli animali e agli uccelli e, soprattutto, hanno purificato l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo.
            In cambio, chiedono di essere trattati con gentilezza e rispetto.
            Ci dimenticheremo della gentilezza che loro hanno usato nei nostri confronti?
            Ignoreremo il rispetto che è loro dovuto?
            Raderemo al suolo, nel senso letterale del termine, la lealtà che ci dimostrano?”

            Mike Koostachin, indiano Cree

            Ponte di luce
            che la terra lancia contro il cielo
            a mutarne l’argento
            in mille filtri segreti,
            in olio, miele e liquida ombra.
            Suprema macchina perfetta,
            l’accecato ingegno dei tuoi figli,
            la mano disegnata dal tuo ramo
            ora morde nel suo guanto di ferro,
            guidata dall’invidia di infime alghe morte,
            putride e nere,
            che animano il morso con un rabbioso grido

          • Kong(Zhong) ha detto:

            Chiedo scusa e mi ritiro,
            stavo così bene su Giove lontano dai fondamendalisti del bello.
            E’ la nostalgia per la terra che mi frega, ed il ricordo di un luogo dove i contadini erano molti meno degli intellettuali e – per questo – più preziosi!
            Non ho mai voluto proporre una contrapposizione contadino selvaggio vs l’intellettuale decadente in quanto sostengo l’attuale subalternità funzionale dell’intellettuale. Senza esprimere giudizi di valore – che mi parrebbero piageria – il mio modello è il nostro padrone di casa: intellettuale la sera e artigiano-giardiniere di giorno.
            Gli intellettuali “puri” – e non si senta necessariamente coinvolto caro Gatto perché di Lei ho solo un’idea non supportata da evidenze dirette – dovrebbero riconoscere un ruolo primario a chi tutti i giorni mette le mani in terra. E se non si vuole sostenere questa posizione per convinzione, almeno lo si si faccia per convenienza. Spariti i contadini, ci verranno adosso tutti gli appennini… (che rima!).
            Conviene all’intellettuale che ci sia qualcuno che taglia e pota, altrimenti “il gioco” finisce, come finirebbe per i carnivori senza gli erbivori. Assunto l’interesse dell’intellettuale a mantenere in vita il contadino, mi piacerebbe il primo avesse l’umiltà di lasciare al secondo la LIBERTA’ di fare come crede oppure – meglio – facesse di tutto per dargli una prospettiva nuova. NON CON LE PAROLE però, o almeno non solo con quelle.
            Il contadino infatti parla poco e guarda ai fatti, ed è altresì controproducente e offensivo (per l’uomo-contadino) usare la cultura dominate contro di lui. Meno arrogante e più utile per il raggiungimento del fine sarebbe mobilitarsi con il pensiero per agire sulle istituzioni o arrivare (scendere se si vuole) a parlare con chi FA, mettendosi al suo livello che purtroppo per gli intellettuali è quello della motosega.
            Per parlare con Alessio (inteso come stereotipo si intende) occorre accettare in partenza il suo sistema di valori per poi portarlo lentamente verso un nuovo modo di vedere le cose, ad esempio il “bel mondo” dell’intellettuale dove la potatura è così e il castagno è cosà.
            Purtroppo siamo sempre capaci di scendere al livello dei “più semplici” e questa – a mio avviso – è LA carenza di tanti intellettuali. Avere dei figli ed educarli alla selvatichezza aiuta molto. La PSP di Federico è come la motosega di Alessio; il primo strumento per affrontare la giornata in maniera soddisfacente! Chi me la toglie è un nemico!
            Forse il Gatto non ha fatto figli, o non li ha vissuti fino in fondo, o gli ha dato sempre e comunque la Playstation. Però sarei sicuro nello scommettere che ha studiato molto come si educa il prossimo.

            Tornado all’impersonale – e chiedo scusa per la motosega mentale che potrebbe, lo ammetto, essere considerata indelicata – valuto che l’attuale fase di crisi economica ha purtroppo accelerato il processo di rivalutazione dei contadini, riconducendo tanti intellettuali al lavoro manuale. Dico purtroppo perchè il cambiamento è stato spesso coatto, almeno quando all’intellettuale è stata tolta l’opportunità economica di “intellettuale”. Rispetto al periodo pre-crisi infatti il PIL dei servizi continua a scendere e le pubbliche amministrazioni – grandi foraggiatori degli intellettuali – hanno intensificato i tagli alla cultura.

            Come si collega tutto questo la presunta contrapposizione contadino selvaggio vs l’intellettuale decadente?
            Lo sintetizzo pur se so di rischiare l’incolumità fisica (alle metafore velate siamo già arrivati).
            Propongo un ragionamento alla Malthus, con l’h perchè non è il pianeta (immaginario) su cui andrò quando arriverete anche su Giove. L’idea di fondo è che l’ecosistema terrestre non credo ce la faccia più a sopportare un rapporto (intellettuali fondamentalisti)/contadini come l’attuale. La “moria” dei primi potrebbe essere salutare sia per selezionare le menti migliori (nell’ipotesi beata che la meritocrazia premi) sia nel rallentare il deterioramento del pianeta e quindi la permanenza degli intellettuali superstiti su di esso.

            Io rimango su Giove e stacco internet. Farò una gita a Poranceto per imparare da Alessio e da Michele come si cura l’appennino. Loro – con l’esempio ed il lavoro – me lo insegnaranno sicuramente. Hanno differenti punti di vista che cercherò di conciliare con il mio avanti ad un bicchiere di vino.
            Ci vediamo a Poranceto quindi, se Alessio però non lo taglia tutto, altrimenti che ci vado a fare?
            Questo è quello che voglio rimarcare; io non lavoro perché ad Alessio venga data un’alternativa differente dal motosegare Poranceto, non lo faccio perché non ho tempo. Sono quindi in difetto e questo mi impedisce culturalmente di pretendere che lui si fermi o che – peggio – inizi a ragionare come me. E non lo andrò a cercare apostrofandolo perché non distingue blog e chat. Se taglia il castagneto mi dispiace, ma riconosco che è un suo diritto o meglio riconosco che lui ha più diritto a tagliare di quanto ne abbia ogni nullafacente (rispetto al microsistema Poranceto).

            Tutto il tempo che con la mia ritirata risparmieremo, caro Gatto, lo impieghi – se crede – per telefonare alla Provincia di Bologna o per organizzare autobus di turisti dalla Lombardia. Magari allora Alessio (sempre lo stereotipo) capirà, da solo, che vi è un’alternativa VERA alla motosega.
            Per come stiamo procedendo mi pare che Alessio, se mai leggesse tutto questo, vedrebbe solo un sacco di parole scritte da chi l’apostrofa come sempliciotto ed arrogante e va a Poranceto “a mani nude”, da un fotografo-giardiniere bloghettaro che rompe le scatole la domenica in gita, o da un motosegaiolo mentale con le chiappe mobili che comunque – sottolineo – non se le l’è presa e ha riso molto leggendo questo post.

  15. rosmarina ha detto:

    I contadini tradizionali sono in via d’estinzione,la maggior parte sono diventati imprenditori e devono passare molto tempo oltre al lavoro manuale a stare dietro alle scartoffie per ricevere sovvenzioni e per difendersi dalla burocrazia.
    E l’antica cultura contadina (quella che sapeva come era giusto trattare le piante) si va perdendo.
    Chissà se per rimettere in produzione dei vecchi castagni danno dei finanziamenti.
    Sono incolta e terra terra , non sono riuscita a stare dietro a tutto il ragionamento di Kong perchè per me è troppo itellettuale,ma guardo con ammirazione anche i fiori coltivati.

    • Il Fu Gatto Silvestre ha detto:

      Fantastico: farsi dare del troppo intellettuale da Rosmarina è il contrappasso che si meritava, caro Zhongone! Mi sono piaciute molto alcune sue osservazioni, brillanti nel cielo scuro. Del resto lei su Giove è abituato a certi panorami e dire un paio di cose giuste in un mare di cazzate dovrebbe esattamente fare quell’effetto, credo… Sta ridendo? Bene: è la reazione giusta.

      Ho promesso che non aggiungerò più nulla su Poranceto: in effetti la pietra tombale l’ha messa lei, augurandosi di poterci tornare, fra una missione spaziale e l’altra. Già adesso le è rimasto un pezzetto e basta, ma sono certo che lei avrà argomenti più pregnanti dei miei per convincere il proprietario di turno, con le giuste “prospettive” a salvaguardarlo.
      Io invece sono del parere che ciascuno dovrebbe trovarsele le opportunità di sviluppo. Di sicuro a Poranceto è andata così negli ultimi quarant’anni, quando la pagnotta è comunque arrivata sul tavolo senza il contributo dei castagni. Mentre Invece già me l’immagino Zhong che prova a far convinto l’Alessio: si avvicina sicuro, si sbottona la tuta griffata Husqvarna e gli mostra – come la chiama lei – la prospettiva.

      Piuttosto: come ha fatto a indovinare che sono un professore di bon ton? D’accordo, glielo confesso: l’ho imparato nelle campagne dove sono cresciuto. Forse è stato ascoltando i genitori mentre potavano la vigna o quando essi si rivolgevano al veterinario, sopraggiunto per il parto della vacca. Poi la stalla l’abbiamo chiusa, il campo di mais, frumento o erba medica è passato incolto e la vigna è stata dimezzata. E io sono diventato quello che sono (per le definizioni rimando ai suoi commenti). Così nego ai miei figli l’esistenza dei contadini, esclusi quelli di Farmville.

      Tuttavia, chi se ne frega delle biografie personali: nessuno le ha mai chiesto a che titolo parla. È chiaro che lei si esprime per concetto e passione disinteressati. A me questo basta, in una persona. Quindi si trattenga, la prego. O perlomeno vada e torni da Giove, così la sua presenza diventa solo più tollerabile (sta ridendo? Bravo!).

      Lo sa, c’ho il vizio delle raccomandazioni. Allora intanto si prenda quest’ultima: fra un viaggio e l’altro faccia attenzione a non perdere il senso dell’orientamento. Per esempio, se si dovesse trovare davanti un parallelepipedo di 1x3x9, guardi che non è su Giove: probabile che sia uno dei castagni di Alessio…

  16. rosmarina ha detto:

    Patrizia,prova a vestirti da tomato soup ,vedrai che poi Silvio ti stimerà di più, tranquillo prof di bon ton che l’altra volta intendevo vestita di rosso (pantaloni e maglietta ) allora non avevo precisato perchè Silvio mi aveva quasi promossa a garden coah,ma ora non voglio più brutti voti e in giardino ci vado solo abbigliata da gentilnonna di campagna. ciao Silvio

  17. silvio ha detto:

    no patrizia, non hai capito. odi uno strumento che facilita il tuo lavoro? può essere una motosega come la lavatrice o un trapano. non c’era nessuna matrice sessista. del resto dici di possederne una. forse a budiara gli alberi ti accolgono festanti?
    gs giove è una sfera, un parallelepipedo di 1x3x9 mi ricorda molto le siepi di cinzione della casa di un bravissimo paesaggista olandese che al momento mi sfugge. può aiutarmi
    gs le debbo inoltre fare i complimenti: è riuscito a fare il pieno di ” mi posso sbagliare”. Tutti li ha sbagliati; forse ha indovinato la presunta data della comparsa della prima motosega.

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