Libri

Piante per i luoghi, piante per le persone e piante per altre piante

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È con questa bella espressione di Thomas Reiner, presa dalla sua ultima pubblicazione  Planting in a Post-Wild World, scritta a due mani con Claudia West, che voglio presentarvi le mie letture di questi giorni.

Partendo dal lavoro di Rainer e West, l’uno docente di Planting Design alla George Washington University e l’altra consulente alla North Creek Nurseries navigheremo un poco tra le tendenze creative che stanno attraversando il giardinaggio mondiale.

Piantumare nel Post-Wild World: il titolo è potente e ci pone immediatamente nell’infinito dibattito sulle piante Esotiche/Alloctone/Aliene /Aliene invasive. Thomas e Claudia sono molto vicini al pensiero di Gilles Clement e alla sua idea di “terzo paesaggio” sempre più presente e sempre più terreno d’azione per il giardiniere.

La natura incontaminata in occidente  é una chimera: le piante occupano i luoghi trasformati dall’uomo in modi e combinazioni nuove. Comprendere e guidare verso un piacere etico/estetico questo tumultuoso adattamento delle comunità vegetali alle nostre attività è il lavoro del giardiniere paesaggista.

Il sottotitolo Designing Plant Communities for Resilient Landscapes ci guida altresì nel come fare: si propongono piantumazioni più resilienti in particolare nei climi temperati con forte siccità estiva. Ridurre gli interventi di manutenzione e aumentare la qualità paesaggistica è l’obiettivo. Due sono i pressupposti guida. il primo è che le piante non sono oggetti singoli ma esseri viventi comunitari che stabiliscono reti e strategie di sopravvivenza legate al luogo. Il secondo è Stress as an Asset, ovvero la consapevolezza che le condizioni limite plasmano gli ambienti e le comunità vegetali che li abitano.

Una delle indicazioni operative più interessanti è la tendenza a coprire il più possibile di vegetazione il terreno occupando tutti i livelli di crescita. La scelta delle piante è la chiave del successo. Se osserviamo un prato stabile notiamo immediatamente l’associazione tra le alte graminacee e le fioriture più vistose: più difficile è accorgersi della presenza, e dell’importanza, di altre associazioni, spesso di rizomatose, a un piano più basso, in grado di occupare il terreno nella sua totalità. Thomas e Claudia individuano come strategia vincente la sostituzione delle pacciamature classiche con i green mulch (piante vive pacciamanti).
Il ragionare per layers è un ottimo approccio. Oggettivamente niente di nuovo (pensate ad esempio ai sette livelli del Forest Garden oppure al recente Fruitcake Design di Oudolf e associati). Interessante è il percorso con il quale si è arrivati a questa proposta (vedi post).
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Personalmente trovo le pagine più intense nei capitoli riguardanti il concetto di natura e di selvatichezza. La connessione al nostro Wild Hearts è un tema a me caro e Thomas e Claudia lo affrontano con attenzione e proprietà. L’idea che la comprensione del nostro legame emozionale con le piante e il paesaggio sia la chiave di volta della nostra attività professionale non può che trovarmi in completa sintonia.
Nel testo sono presentati come casi di studio tre giardini. In particolare vi segnalo il Federal Twist, un pezzetto di bosco sperduto nel New Jersey e coltivato con caparbietà da James Golden, un tipo dal pensiero deciso che spara frasi come“gardens as places for the mind instead of places for shovel and spade”(il giardino è un luogo per il pensiero più che per la pala e la vanga) e che ha scritto articoli memorabili come “Ecological disruption: Has Travis Beck been in my garden?” o ‘Garden is a verb’ .
Questo uomo pensa e agisce in modo molto ficcante e mi piace che questo libro si concluda con un omaggio alla sua originalità assieme a quelle più celebrate di Heiner Luz e Derek Jarman.

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Dalle americhe passiamo in Europa a un’altro caso letterario del momento ovvero: Cultivating Chaos: How to Enrich Landscapes with Self-Seeding Plants  di Jonas Reif, Christian Kress, and Jürgen Becker.

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Un editorialista paesaggista, un fotografo e un vivaista: due tedeschi e un austriaco che sempre per la preziosissima Timber Press propongono la loro esperienza e il loro credo in fatto di coltivazione.

Si parte dall’idea che la costante più interessante in giardino è il cambiamento. Più interessante lo dico io, loro scrivono only (la sola) The only constant is change. Esagerati? Si.

Il testo alterna indicazioni teorico pratiche ad illustrazioni di giardini di riferimento: il Great Dixter di Christopher Lloyd, il giardino di Derek Jarman a Dungeness, Waltham Place rivisitato da Henk Gerritsen e, molto molto accattivante, Het Vlackeland di Madelien van Hasselt (ben presentato anche nel numero 177 di Garden Illustrated). In questa Hall of Fame non avrebbero certo sfigurato i nostri amati Giardini del Casoncello.

Sulla parte tecnica si sente in particolare l’esperienza di Christian Kress anima dei famosi vivai Sarastro. Accurata e ben categorizzata è la scelta varietale. Ottima la presentazione delle singole specie.

Una buona introduzione per meglio comprendere quest’opera potrebbe essere il raffinato lavoro di Elisa Tomat pubblicato di recente dalla nostra Maestri di Giardino Editore. Un testo in grado di orientarci tra selvatico e coltivato e,  con mano leggera, fornirci un primo quadro di questo universo di mezzo così vivo e sfuggente.

Nativa dei prati


Nativa dei prati
di Elisa Tomat
(Prefazione di Pia Pera, Introduzione di Markus Wieden)


Tornando al nostro Cultivating Chaos dico che è tutto molto… frizzante. La cosa che però non mi torna è il divario tra l’intensità del titolo, potente, evocatico e la mancanza di una accurata riflessione filosofica. Ad esempio, oggi in giardino, a livello simbolico, le parti indeterminate, caotiche, che ruolo giocano? L’indeterminato, il caotico: il giardino nella tradizione occidentale si è costruito sulla lotta a questi aspetti di natura. I nostri Eden non sono forse murati da alte siepi e amuleti appesi per scacciare i boscosi o deserti inferi? Il giardinaggio separa il fiore dalla spina (versione estetica del biblico grano dal loglio). Possibile altro? Coltivare il caos? Negoziare con le erbacce? E perchè?

Chi domande di questo tipo proprio non se51tqB-gMwfL._SX258_BO1,204,203,200_ le pone è l’americano Roy Diblik nel suo The Know Maintenance Perennial Garden. La manutenzione consapevole che Roy illustra è figlia di una vita di commesse ai quattro angoli degli Stati Uniti.

Qui siamo prettamente sul piano operativo, sui clienti, sulle caratteristiche dei cantieri d’oggi e su come gestire la moda del momento ovvero le grandi aiuole di erbacee, perenni o meno. La lettura di questo testo porta un’aria di cantiere, di problemi spiccioli eppure fondamentali per chi di questa passione ne fa una professione. Roy  è un tipo brillante ed espone bene. Attualmente è il proprietario della Northwind Perennial Farm; la sua fame è legata alla collaborazione in grandi opere pubbliche tra cui il famoso Lurie Garden al Millennium Park di Chicago. Vi invito a seguirlo dal suo account Pinterest.

Bene. Oggi, con questa sventagliata di libri, mi ripresento su questo blog congelato. Avevo voglia di condividere le letture che le vacanze di fine anno mi hanno concesso. Altri testi vorrei presentarvi: spero a breve.

Buon 2016.

Comments
5 Responses to “Libri”
  1. Giovanna Fantozzi ha detto:

    Grazie Paolo Molto interessante Devo dire che mi sei mancato Giovanna

  2. Emanuela ha detto:

    Evvai che mi dai da leggere per tutto il 2016! buon anno e bentornato!

  3. Ottimi consigli ben scritti, grazie!

  4. silvana ha detto:

    …ma pensa un po’ che senza neppure conoscermi Gatto silvestre mi tratteggia così…cannato in pieno come si diceva una volta……….!!!! Grazie Paolo della tua mail mi spiace davvero molto che tu ci abbia un po’ “lasciato ” ma sono stata felice nel rileggerti..avrò da leggere anch’io e ti ricorderò così !! Arrivederci tra le pagine . Silv

  5. Gatto Silvestre ha detto:

    E bravo Paolo che legge e introduce l’America che ci piace. Ho sentito che di queste cose più o meno parlerà prossimamente in un seminario, è vero? Mi dica dove che ci vengo. E si faccia trovare anche lei, Silvana, se ha coraggio. Così può prendermi a ciabattate. Buon 2016 (un brindisi col gingerino).

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