Sul versante selvatico


In questa mattinata gelata, son qui, giardiniere da scrivania, a preparare scartoffie varie;  prima di uscire, veloce veloce, ho voglia di appuntare una cosa, un verso, un lato, una posizione.

Come giardiniere sto sul versante selvatico,

sto nel bosco, sulla ripa del fiume, sul prato fiorito, sul ciglio della strada, ovunque la natura presenti combinazioni e colori in grado di stupirmi, emozionarmi.

Sto in giardino,

ovvero nel fazzoletto di terra a me in ventura e mia navicella verde per il mondo.

Sto sulle spalle dei giardinieri

che con talee, semi, combinazioni arricchiscono la fantasia della terra. Come Pollicino seguo le loro tasche bucate e so che non mi perderò.

Sto con chi

di fronte ad una fioritura,  a una composizione verde, si ferma e si emoziona.

In attesa di rubar altro tempo per approfondire, semino un poco di libri, scritti dai giardinieri citati nel post precedente.

Chissà mai che qualche nazional editore… smaaackkk

The Natural Habitat Garden

The Natural Habitat Garden – Kenneth Druse, Margaret Roach

Experiments in New Naturalism

On the Wild Side: Experiments in New Naturalism – Keith Wiley

Rare and Unusual Perennials

The Explorer’s Garden: Rare and Unusual Perennials – Daniel J. Hinkley

Gardening with Annuals and Biennials

Three Seasons of Summer: Gardening with Annuals and Biennials – Ethne Clarke, Marijke Heuff

Seedheads in the Garden

Seedheads in the Garden – Noël Kingsbury, Jo Whitworth

Gardens in Time and Space

Planting Design: Gardens in Time and Space – Piet Oudolf, Noël Kingsbury

Comments
10 Responses to “Sul versante selvatico”
  1. Gatto Silvestre ha detto:

    Gentile Paolo,

    grazie per averci invitato a proseguire la discussione in salotto, con tanto di plateau di biscottini selvatici in lingua inglese. Che lei sia un giardiniere quasi-pentito con un debole per la camporella, ormai s’era capito. Fra un po’ si laverà solo in quei due o tre torrentelli appenninici potabili e metterà giù Photinie solo su espressa autorizzazione degli gnomi…

    Ma questi son piaceri suoi. Qui invece il dibattito si fa urgente, e sia l’amico Silvio che Equipaje ne hanno messe giù alcune niente male, a ravvivare il fuoco.

    Vado per ordine.
    Equipaje mostra con orgoglio il suo manifesto pro-aspirina. La sua posizione un po’ mi ricorda la corsa ad accaparrarsi i viveri quando gli australiani attaccano la Nuova Zelanda. Come se a parlare di ecosostenibilità in giardino ci fossero un nugolo di taliban pronti a tagliare le mani ai professionisti come Silvio, a spezzargli in due il decespugliatore e a sguinzagliarli appresso una comunità di talpe. Per restare ad un esempio canonico, non mi sembra che Paolo Peyrone, da anni sostenitore di comportamenti più attenti verso lo spreco di risorse nei giardini, sia uno con una clientela marginale fatta di ex figli dei fiori. Mi sembra che la via che egli suggerisce sia quella di pensare a quanto onerosa sia l’artificialità del giardino, sia per le tasche dei proprietari che per l’impatto sull’ambiente.

    Attualmente il vivaismo specializzato offre un lessico vegetale davvero vastissimo, in grado di non far rimpiangere olivi e rododendri a nessuno, basta voler guardare. Ci sono sementi da prato ed erbacee perenni che riducono la manutenzione e rispondono all’esigenza di rivestire ampie superfici destinate a non essere calpestate: vale la pena di ricordare, a questo proposito, che secondo l’Agenzia Svedese per la Protezione dell’Ambiente (http://www.naturvardsverket.se/en/In-English/Menu/), la più vecchia al mondo, riferiva tempo addietro che un’ora di tosaerba con motore a scoppio inquina quanto 150 km di auto a marmitta catalitica.

    Infine una nota sulla perplessità di Equipaje a vedere i testi di Pizzetti usati all’Università (a proposito: mi accodo a Bumblebee con un corso di erbacce da giardino curato da Filippo Alossa di Millefoglie). Beh, E. sa di certo che Pizzetti ha insegnato molti anni all’Università, in svariate sedi. Non mi risulta che i programmi dei suoi corsi prevedessero lo studio dei suoi testi, ma di certo egli “era” i suoi testi e molto di più.

    Credo che egli abbia in effetti molto combattuto a favore dell’estraneità del giardino rispetto alla Natura. Ricordo le sue osservazioni riguardo al “bosco” e all’impossibilità che questo potesse essere una zona del giardino lasciata a sè stessa.
    Ma Pizzetti è stato anche un grande iconoclasta dei luoghi comuni e questo del diritto del giardino ad essere “qualcosa a parte” è, sempre a mio parere, diventato tale. Basta voler attirare gli insetti utili in giardino e subito si levano gli scudi a difesa di un porto franco della cultura dentro la Natura.
    Siamo pronti a salvaguardare la privacy e la libertà di scelta di coppiette felici e single bucolici e mai una parola sulle condizioni critiche delle falde acquifere e della struttura biochimica del suolo?

    Dai, Silvio: se non con la selvatichezza, di sicuro starà anche lei con la Vita…

    GS

  2. cucinoingiardino ha detto:

    caro Gattosilvestro, fosse così semplice!
    Oggi ho lottato ore per convincere un albergatore pluristelle a rinunciare agli ulivi – l’albergo è in montagna, tra boschi di abeti! Con pazienza e punzecchiandolo nell’orgoglio…che insomma ‘sti alberghi sono tutti uguali dal Garda al Brennero (il discorso ecologico non avrebbe fatto breccia), sono riuscito a sostituirli con amelanchier, cornioli e melini da fiore…ma almeno un ulivo vicino alla piscina lo ha preteso; confido in un altro bell’inverno gelido.
    Paolo Ken Druse “il giardino naturale” l’arte del paesaggio spontaneo – Leonardo Paperback MI 2009, è il libro che mi ha aperto gli occhi sulle erbazze! da quanto l’ho sfogliato è ridotto in brandelli, saluti carlo alberto

  3. silvio ha detto:

    Secondo me Paolo si lava in una Jacuzzi e le photinie le pianta soprattutto se è arrivato il bonifico e non per ordine dei folletti. Alcune piccole considerazioni, più per gioco che per altro (mi riservo il bello alla fine): il vivaismo ornamentale offre tante di quelle soluzioni che non occorre rimpiangere ne ulivi ne rododendri, si usi pure tutto quello che la natura, le sue modifiche e gli scambi che col tempo si sono avuti. Godiamoci tutte le fantastiche soluzioni e combinazioni. Ribadisco: rododendri no perchè sono asiatici; allora no ai pomodori e alle patate perchè sono americane, no agli impatiens perchè sono della Nuova Guinea, no agli aceri giapponesi, no ai tanto amati dal nostro Paolo, carpini ostriyfolia perchè sono australiani. Invece dico si a tutte le sperimentazioni, alle prove, agli errori e ai piaceri che ogni giardino ci può dare senza dover santificare le erbacee ne demonizzare le altre essenze. Anzi a tal proposito credo che le erbacee perenni soprattutto se utilizzate da seme direttamente a dimora possano creare problemi di colonizzazione con antagonismi di difficile soluzione. Mi ricordo quando vidi il giardino di casa di Piet Oudolf dove il rincorrersi di erbacee perenni crea bellissimi giochi di colore e di volume, dove la natura ha libero sfogo nelle rudbeckie, nelle stipa, nelle echinacee, nei carex ecc. Ma alcuni dubbi mi attanagliarono: quante persone stanno gobbe tutto il giorno a pulire questa meraviglia (compreso il vialetto in ghiaia). Perchè la stessa natura di cui sopra non ha libero sfogo nei tassi costretti nelle bellissime onde di ars topiaria. Perchè la natura limitrofa con le sue bellissime frisone non ha modo di cibarsi della natura del giardino ma addirittura ne è stata separata da una SIEPE DI LEYLANDI PERFETTAMENTE PAREGGIATA.
    Ora che so che un’ora di tosaerba produce le stesse emissioni di 150 km percorsi da una autovettura cercherò al più presto di fornirle la proporzione tra i tosaerba e le autovetture giusto per capire eventuali priorità.
    Veniamo quindi alla torta con cui vorrei festeggiare il 23 SETTEMBRE. Chi compie gli anni? Nessuno. Il 23 settembre è il giorno in cui l’umanità intera esaurisce la produzione globale di tutta la terra. Il giorno in cui l’uomo ha finito di consumare tutte le riserve e solamente la fame del mondo (nel senso di cibo, acqua, materie prime ecc.) permette a noi occidentali di vivere al tenore odierno. Gli studi sull’impronta ambientale sono esplicativi (invito a vederli su “impronta ecologica“) e ci informano che l’attuale utilizzo delle risorse da parte dei paesi occidentali fa si che si rendano necessari altri due pianeti. Alla luce di queste considerazioni vogliamo continuare a parlare di desertificazione indotta dalle azalee, o dell’inquinamento del mio piperonil butossido per le zanzare nel mio verde 6per8?
    Quando dietro il vessillo della vita ci saranno argomenti come l’utilizzo dei 150000 terawatt offerti gratuitamente dal sole in confronto ad un fabbisogno mondiale di 15000 terawatt mi vedrà al suo fianco altrimenti preferisco aiutare nel loro giardino le coppie felici e i single bucolici i cui danni alle falde acquifere e alla biochimica del suolo sono proporzionali all’uso dei tosaerba in rapporto al buco nell’ozono.
    Purtroppo, e non sa quanto mi spiace, sono abbastanza scettico e non vedo da parte di chi ne avrebbe il potere abbastanza lungimiranza e capacità per affrontare queste tematiche. Ammiro sinceramente chi come Lei, GS, almeno ha, pur non condividendole, delle idee frutto di analisi e di un desiderio di miglioramento.
    Buona notte

  4. silvana ha detto:

    …. grazie poeta.. Io ti vorrei come mio capo-giardiniere.. sai come in quelle ville antiche che nn esistono più… Buonlavoro Paolo.

    silvana.

  5. patrizia ha detto:

    Io ho apprezzato tantissimo Pizzetti e ne ho nostalgia, grazie Paolo per “Il versante selvatico..” guarda caso io sto proprio in questi freddi e cupi giorni (per me che penso ..ma in che paese viviamo?!)a pulire con decespugliatore falcetto e roncola uno spazio ai limiti di un boschetto di querce e noccioli invaso dai rovi, e mentre mi accanisco e taglio quel terribile selvatico di liane di clematide e rovi mi sento isolata e felice io nel silenzio che mi accanisco ed esalto, un don chisciotte che vorrebbe cambiare e tagliare ben altro. ciao p

  6. equipaje ha detto:

    La sintesi e la fretta eccessiva (mie, nei commenti al post precedente) non giovano alla comprensione: mi cospargo il capo di cenere e riprovo.

    Su Pizzetti, chiarisco:
    Malgrado ciò, Pizzetti come testo da studiare in Università -per come sono organizzati i corsi di laurea del settore (che mirano più a trasmettere una tecnica che una formazione culturale complessiva)- ce lo vedo davvero poco.
    Il che, Bumblebee, non vuol dire che *io* in programma non ce lo metterei: a me Pizzetti sarebbe piaciuto averlo, per prof. (ma in quale corso di laurea?). E mi piacerebbe moltissimo sentire i racconti di qualcuno che alunno suo è stato.

    Sul resto: Gattaccio!! 🙂
    Lo so che dalla frettolosa lista della spesa fatta la scorsa volta non lo si desumeva, ma sono quasi del tutto d’accordo con te! Con l’aspirina etc. stavo solo prudenzialmente anticipando le possibili obiezioni di Silvio (“corsa ad accaparrarsi i viveri quando gli australiani attaccano la Nuova Zelanda”, pfui!) 🙂

    Due parole anche per Silvio, perché il suo ultimo commento lì sopra, a dire il vero, mi lascia un po’ sconcertata.
    Silvio dice: se la situazione del nostro pianeta è talmente grave che ne abbiamo bisogno di altri due, sarà forse la mia spruzzatina di piperonil butossido a dare la spallata finale? Capisco bene?
    Ovvio e auspicabile che il passo indietro, per essere efficace, dovrebbe essere ben più massiccio, e a ben altri livelli. Ma può forse questo essere un buon motivo per non cominciare dal proprio 6×8?
    (No che non può, dài).

    (buonanotte)

    PS: “Millefoglie” è il nome giusto per la futura pasticceria di Cat! 🙂

  7. bumblebee ha detto:

    Equipaje, ma *io* (per usare il tuo simbolismo) sono stato un allievo di Pizzetti… Non un alunno, però, perché già tenevo barba e baffi.

    Scherzi a parte. Se vuoi ho dei racconti per te, anche se sfumati dal tempo e dal bagliore accecante di quel incontro che, paradossalmente, ne ha cancellato i particolari.

    A Paolo: vedo che non mi prendi sul serio sul piano di studi. Guarda che magari m’arrabbio e te ne presento uno bello che fatto, e non ci metto né te né il tuo sodale di Budrio…

    (Sarebbe un clamoroso autogol, ma le ripicche son ripicche…)

  8. equipaje ha detto:

    Bumblebee: sempre che Paolo non ci cacci prima per eccesso di forumizzazione di blog, ne sarei, ovviamente, incantata ed onorata 🙂

  9. bumblebee ha detto:

    Cara Equipaje, ti ho promesso dei racconti su Pizzetti e da allora tutto quello che penso al riguardo finisce con il riferirsi più a me che a lui.
    A forza di “sbagliare”, ho pensato che il suo segreto sia stato un po’ anche questo: aver spesso agito sugli altri più su un piano esistenziale che culturale.
    E’ la ragione per cui, chi più chi meno, molti si sentono debitori verso di lui e tutti ne hanno un ricordo quasi intimo, anche se da semplici lettori.
    Prima di incontrarlo all’università (Venezia, 1989) non sapevo chi fosse, né che cosa avesse scritto. Sono uscito dalla prima lezione stupefatto dalla scoperta che il giardino potesse diventare un mestiere e dal modo in cui egli smontava la lingua dell’architettese facendo invece parlare le piante.
    Per restare al punto che ha provocato questo scambio di opinioni, ovvero la sua pertinenza all’ambito accademico, posso dirti che quei mesi di corso sono stati per me “l’Università”, cioè un luogo dove anche il cuore impara.

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