Da Bologna cartoline d’estate: la prima dal parco Lunetta Gamberini, attori un nonno con nipotina sui 6/7 anni e una signora distinta con cagnolino al guinzaglio. I quattro s’incrociano, la bambina va incontro al cagnolino nell’intento di accarezzarlo, il nonno urla disperato: “NOOO! No che se poi ti morde siamo di nuovo del dottore e devi stare a casa e io a badarti e...” A questo punto il cane abbaia disperato, la bambina piange impaurita, la signora distinta si scompone e con mano lesta afferra il suo animale e si dilegua.
Seconda cartolina: Arboreto. Scorgo nella boscaglia un padre con bambino che insieme si muovono tra le frasche, mi avvicino, parlano la nostra lingua… Mi avvicino ancora, sono contento, poi mi gelo: Il padre porta a tracolla un gigante simil mitra, il bimbo impugna una simil mitraglietta. Il padre con foga urla: “Sono là, sono là, spara, spara! A terra ora, a terra! Dai, dai, corri corri, siamo…” Così assisto ad una perfetta lezione di guerriglia, ho con me Oly ma il mio indice è impietrito … il mio indice e non solo!
Per riprendermi la notte mi scateno sulla rete: mi calmo su questo sito che propone riflessioni su bambini e natura in salsa montessoriana.
http://www.southwestguidebooks.com/wilderness_kids.htm contiene anche questa immagine stupenda: bimba aspirante piromane… Mi ci attacco come una cozza allo scoglio!
E’ un gioco, una provocazione… ma fateci caso, quando andrete per musei. Cosa sarebbe l’arte, soggetta ai divieti?

Botticelli, Primavera
L’ingresso di Gesù in Gerusalemme sarebbe un po’ spento…
E’ così che, a proposito di alberi, insegnano nella Scuola Primaria Statale di Pontegraella provincia di Ferrara. Quella povera mamma traumatizzata tempo fa dalla visione di mio figlio su un acero del parco condominiale può tirare un sospiro di sollievo. Si, c’è una scuola pubblica che educa! Grazie alla rete abbiamo le prove, ad esempio questo prezioso elaborato scolastico che vi invito a leggere nella sua interezza: http://scuole.comune.fe.it/lib/d.php?c=dgnzS
La segnaletica per giocare sicuri in giardino elaborata dalle maestre insieme ai loro bambini è una perfetta cartina tornasole del nostro attuale rapporto con la natura ed è in piena sintonia con il nuovo senso comune e le sue declinazioni normative.
Estraggo un altro cartello significativo dalle proposte di Pontegraella, si intitola: Vietato andare dietro la casetta! Il riferimento al giardino non curato (sassi pericolosi e piante che pungono) è un piccolo manifesto della nostra condizione di alienati dalla natura. In questo “crescere” trovo quasi banale comprendere i desideri nuovi dei nostri figli, dal Nintedo DS al pomeriggio al più vicino centro commerciale.
Ciliegio
Servitevi pure delle ciligie di tutti i rami a cui riuscite ad arrivare, senza rischiare di rompervi un braccio e senza rischiare di rompere un ramo. Sono come quelle del supermercato ma più buone. Lasciate le ciliegie più in alto agli uccelli. E’ un bene, perché ci fanno compagnia, cantano e poi, mangiando le ciliegie, seminano ciliegi in giro e ci saranno altre ciliegie da raccogliere.
Faggio pendulo
Qui sotto si può andare a fare tana, a chiacchierare, a dormicchiare, a fare piani segreti. La precedenza è per i bambini, perché senza questi giochi non crescono. Se vogliono provare l’ebbrezza di tornare piccoli, possono andarci per poco tempo anche gli adulti, meglio se accompagnati da bambini, ma lascino gentilmente il posto pulito e stiano attenti alla testa: è bene che ci siano rami bassi, perché per i bambini è un’avventura.
Canna palustre
Qui è bello giocare ad essere tigri e a fare agguati ma anche a farsi cimieri da indiani con i pennacchi, a costruire aquiloni con le canne più leggere oppure capanne, lasciando le canne dove sono e legando le punte. Si possono usare le foglie come carta su cui disegnare con i pennarelli e un sacco di altri giochi li potete inventare voi, sennò non c’è più gusto. Però non tagliatele tutte in una volta: pensate anche agli altri bambini e a quello che potrebbero inventare, così poi fate scambio.
Riflettevo, ammirando un bellissimo faggio pendulo, cavernoso ma lieto, che sarebbe stato un bellissimo rifugio, se fossi stata una bambina. Un posto dove starmene un po’ sola, una “casetta”. Il luogo per un tempo di noia creativa, un tempo di libertà tra lo stare e il riemergere con nuova energia.
Qualcuno ci pensa oggi, nella progettazione dei giardini, o la paura delle siringhe, dello sporco, delle bestioline, ha privato l’infanzia di oggi anche di questo piccolo fremito?
Sono passata davanti a una scuola materna. Il cortile, sotto ai soliti giochi di plastica, era interamente ricoperto di truciolato di gomma espansa. Perché in caso di cadute, i bambini non si sbuccino neppure un po’. Chissà se non si divertirebbero di più, facendo tana dentro il faggio.
I committenti e i progettisti di giardini, le aiuole, i cortili, a chi pensano quando fanno giardini? A una umanità uniformata sui quaranta, in corsa tra lavoro e aperitivo? A bambini di gesso, che diano meno fastidio possibile finché si può, per trasformarsi poi in distruttori dei beni comuni che non hanno imparato ad amare?
… e questo gesto – di giardinieri dico – è sì poca cosa e semplice, nulla più di uno strizzar di spugna, umida di natura: è nella qualità dell’assorbito che si gioca la differenza.
Carissimi è vero: ultimamente coltivo più immagini che parole. Che dire: sarà la nuova Oly, sarà la primavera, sarà che giardinar fotografando è un gran piacere.
Saluti e papaveri
da Paolo Tasini
20 maggio 2009 – Casoncello
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Sorpreso e appassionato ho letto e riletto i vostri preziosi ultimi commenti (a proposito: grazie, grazie davvero
).
A questo punto che cosa dico del giardino? Io che da molti anni non ho un giardino. Io che lavoro nel giardino di altri: qual è il mio pensiero? Il richiamo rilkiano del blog, l’Attraverso giardini a me caro rimane il senso profondo della proposta. Anche se appare come un paradosso sono convinto che è nella qualità della relazione tra esseri umani che si fonda il giardino. Credo che il rapporto con la natura, attivo, coltivante, acquista senso e bellezza attraverso uno sguardo condiviso, attraverso la nostra capacità di rispondere insieme al fascino verde, al legame misterioso e profondo che ci unisce al mondo vegetale e che ci ha sposati in una notte dei tempi.
Del nostro matrimonio con gli esseri di clorofilla il giardino rappresenta il lato chiaro, il piacere condiviso nella complessa alleanza per la vita; il fiore, la sua comparsa, è l’anello nuziale che ci distingue.
Spalancate le occhi, oliate le rotelle e soprattutto preparate bene il cuore giardinieri cari: da oggi, per tutti, grazie al film di Patrizia Marani, Paradiso ritrovato, la storia del giardino s’inceppa, svolta e s’impenna.
Si, è tempo di sfoderar paroloni e metterla giù tosta come è tosta Gabriella Buccioli e questo film documento che finalmente le rende onore. Da questo ritratto in poi chi vuol parlare di giardino deve fare i conti con la sua figura che, a mani nude con forconi e sorrisi, ha, verso tutto un mondo e uno stile di vita giardiniero, elegantemente, detto la sua e che sua.
Troppe le diavolerie che abbiamo accolto nel nostro mestiere, troppa chimica, troppo consumo di risorse, troppa specializzazione. Tutto per un’estetica patinata che ancora, come categoria, andiamo celebrando e che ci ha ridotti arlecchini di stoffa annegati nei colori.
In questa terra biologicamente sempre più povera, il giardino come rifugio, recinto al cui interno un dio-uomo crea un mondo più gentile e in questo si specchia felice, non ha più senso. Come è bella e potente l’immagine di Gabriella che insegue macchie di erbacee spontanee lungo i cigli delle strade del nostro appennino e che, con falcetto e penna, segna a tutti le più rare e sobbalza e grida che prima non c’erano e ora ci sono e di questo ringrazia ed è felice.















