I luoghi e la creatività
Avreste mai pensato cha da un cartone animato potesse nascere un movimento in difesa di un bosco? Succede in Giappone, il bosco si chiama Sayama vicino a Tokio. Hayao Miyazaki nel 1988 lo ritrae nel film d’animazione Il mio vicino Totoro. Dopo il successo promuove una fondazione a tutela dell’area che a oggi ha raccolto 3 milioni di dollari e conta 1500 sostenitori. La National Trust Totoro Forest Foundation, attraverso il Totoro forest project, stimola artisti di tutto il mondo a creare opere in omaggio a questo posto straordinario (ad oggi sono stati presentati 200 lavori).
Anche il bosco dell’isola di Yakushima, teatro delle avventure della principessa Mononoke deve molto ai disegni e alla fantasia del signor Hayao. Date un occhiata ai reportage dei fotografi su flickr e smugmug.
Che dire? Penso a Poranceto, a tutti i Poranceto sparsi, dispersi nel mondo…
A.A.A. Boschi et Foreste creatività cercasi.
Mononoke forest, Yakushima island, originally uploaded by caseyyee.
Natura e cura. L’esperienza di Richard Mabey
Natura come cura. Un viaggio fuori dalla depressione
E’ un mesetto che ho per le mani questo libro; l’ho letto e riletto, ma non sono ancora pronto per lo scaffale…
C’è un tono, un’eleganza nell’affrontare temi delicati come la malattia, la sofferenza, degna di un volo di rondine, come quello bellissimo ritratto nell’illustrazione di Ale+Ale per la copertina dell’edizione italiana. Credo anch’io che al volo degli uccelli, così presenti nel mondo di Mabey, sia giusto affidare l’immagine, la vetrina di questo lavoro.
Cosa ha portato fuori dalla depressione lo scrittore naturalista Richard Mabey? E come è possibile che una persona appassionata, innamorata della natura, e fortunata – perchè da questo rapporto trae un mestiere di grande successo – possa ammalarsi di solitudine, di lontananza dalla vita, in una parola di depressione?
In questo post scriptum di vicenda personale è l’umanità la vera protagonista, la forza della relazione, la mano e il cuore di chi è capace di stare vicino, di com-patire, di riaccendere l’emozione. Non è solo cortesia aver dedicato questo libro a un donna, la compagna di vita, Polly. Rientrare, riaccedere insieme, allo spettacolo del mondo, con intelligenza, attenzione, fantasia, ecco la traccia di una personale guarigione. Tutto ciò non nega, anzi esalta, quella natura così amata e così generosa con chi sa coglierne (coltivarne) le incredibili risorse.
La natura non è una divinità che salva o condanna, non ci sono piante o luoghi miracolosi. Siamo esseri connessi, intimamente legati alla moltitudine dei viventi, ma l’alterità del mondo, quel fuori di noi, della nostra pelle, rimane tale. E’ il linguaggio la casa degli uomini, linguaggio che deve i suoi vocaboli, la sua architettura, all’esterno, alla natura innanzitutto. Senza natura cosa ne sarebbe di tutti i nostri avverbi e aggettivi? Quanto poco nutrimento rimarrebbe alle nostre emozioni. Eppure è nel linguaggio, nella qualità della relazione umana che noi possiamo crescere, trasformarci, maturare, curarci, gioire.
Thank you Mister Mabey.
Montarbu
Montarbu, Ogliastra, 25 luglio 2010.
Arriviamo da est, alle spalle il Massiccio del Gennargentu, non abbiamo studiato percorsi, consultato guide, siamo lì, calamitati da quel nome, Montarbu. Sulla strada ci fermiamo a una fonte, c’è l’indicazione di un sentiero che va verso l’alto, lasciamo le macchine e ci incamminiamo. Radura, poi finalmente bosco, rumino alcune parole: “Dopo le radure, di nuovo il bosco…”. Sono della Deledda, ma non ricordo il seguito, ne il racconto.
Camminiamo, i bambini tirano indietro, vogliono il mare dei giorni scorsi, al limite il lago vicino, quel Flumendosa che tanto ci aveva colpiti; qui è faticoso, bisogna salire, anche se è fresco e il sentiero è curato. D’improvviso i primi giganti: sono lecci, scuri, forti, larghi quanto alti. Il sottobosco è rado, la luce svela scene antiche. Si cammina lenti, i bimbi rapiti dall’atmosfera salgono e scendono dagli alberi, Giulio è Jack sul fagiolo magico. Il leccio domina, in parte ceduato, a tratti compaiono degli ontani – dove c’è più acqua naturalmente – hanno tronchi e radici enormi, amazzonici, ai piedi cuscini di felci, i disfacimenti e le riprese del legno accendono fantasie corsare.
Poi il sentiero si fa severo, scompaiono ontani e lecci: altri alberi, ancor più scuri e nervosi, ancor più tormentati, si fanno largo tra le pietre e il poco terreno. Sono carpini neri, le piante più rudi, più selvatiche che io conosca. Mai visti esemplari così provati. Sono lì: fantastici.
Cammino lento, il gruppo è già arrivato alla cima e i bambini dalla cengia urlano, eccitati dagli echi, orgogliosi di essere lassù. Passo l’ultimo tornante e mi fermo: due pastori sono di fronte di me, sorridono. “Abbiamo sentito grida di bambini” . Sorridono, sembrano incuriositi dai nostri rumorosi figli, così cittadini, cosi esotici quassù. Parlo, dico che siamo saliti da questo versante, che tutto qui è stupendo, che sono felicissimo di essere qui, qui che è così bello…
Cambio tono, gli chiedo come mai Montarbu sia rimasto così verde mentre tutt’attorno è arsura, macchia degradata. Insieme guardiamo il Gennargentu.
“Là non ci hanno tenuto, qui sì… C ‘abbiamo tenuto noi, non i forestali…” Parole nette, gelate da uno scatto improvviso verso la selva: un attimo e dei due non rimane traccia.
Dopo Poranceto riprendo il filo del discorso da un’altro luogo straordinario visitato in questi giorni. La riserva naturale di Montarbu è una piccola lussureggiante foresta demaniale del Supramonte; un lembo di natura antica, intrecciata a una tradizione di pastorizia che ha permesso a gran parte delle alberature di crescere indisturbate nei secoli.
Penso ai tanti giardinieri nati in giardino o in vivaio senza mai un giorno al greto, al bosco, alla prateria. Men che meno in luoghi come questi. Penso in particolare ai giovani allevati sui manuali e sui computer: bravi, diligenti, sempre presenti alle fiere di settore. Mai un giorno di selvatichezza.
Montarbu, Poranceto, non sono nei programmi di studio, nei manuali di giardinaggio, eppure io sento che è da luoghi come questi che nasce il giardino. Siamo giardinieri perchè nella notte dei tempi un’esperienza di bellezza ci ha stregati e resi coltivanti ovvero desiderosi di alimentare, riprodurre quell’emozione.
ll giardinaggio è un mondo chiuso, ridotto qui in occidente a lavorare su copie delle copie e questo da secoli; è ora di avere un poco di coraggio e dire quanti dei nostri percorsi si sono inariditi, resi sterili.
Vorrei che i giardini ritornassero prepotentemente alla natura, ritornassero ad esaltare, ad esaltarsi degli infiniti spunti che essa offre. Vorrei slegassimo le nostre fantasie dietro questi grandi scorci che nonostante tutto sul nostro territorio ancora esistono. Poranceto e Montarbu sono solo esempi.
Una cosa ho chiara. La natura non è il giardino ma il giardino nasce dalla natura, di essa è figlio.
Dopo le radure, di nuovo il bosco: sentieri umidi, piccoli corsi d’acqua, profumo di giunco, erbe calpestate da greggie ed armenti; e sempre ombra, tremuli rabeschi di sole, qualche grido di gazza, qualche picchio…
Da “Il Vecchio della montagna” di Grazia Deledda
Poranceto: la risposta
Lettera del Consorzio Parco Regionale dei Laghi Suviana e Brasimone
Eccoci qui con la risposta ufficiale del Parco: cliccate sull’evidenziato in blu per aprire il documento PDF (se non si apre si può scaricare qui Acrobat Reader).
Bene! Finalmente! Abbiamo aspettato tanto ma una risposta è arrivata: se consideriamo solo la mail certificata siamo anche nei trenta giorni entro quali un’ufficio pubblico ha il dovere di rispondere.
Leggendo il documento tutto è avvenuto nel pieno rispetto di regole e normative, c’è un piano di recupero teso alla rimessa in produzione dei castagni di Poranceto. Quelle potature quindi sono necessarie al ripristino di un castagneto da frutto.
Io non sono un castanicoltore e seppure ho le mie idee sulle potature non voglio entrare negli aspetti tecnici. La questione che pongo considerando le nostre riflessioni è innanzitutto di senso del luogo. E’ un fatto che un luogo così incredibilmente bello – accidentalmente bello d’accordo – sia, in termini squisitamente estetici, orrendamente mutilato da interventi di tal natura.
Domando: Poranceto così come si trova ha un valore estetico, culturale da salvaguardare? Rimettere in produzione i castagni da frutto in quel modo uccide o non uccide la bellezza del luogo? Per l’economia del Parco e del territorio tutto ha senso una operazione del genere?
E ancora: noi giardinieri, noi che coltiviamo in ragione di un ideale di bellezza, che rapporto abbiamo con questi straordinari ambienti? Sono essi nostre fonti? Sono giardini? E che peso hanno nella nostra vita/cultura giardiniera? Ha senso difenderne la natura e adottarli? Chi, oltre ad alcuni di noi, può essere interessato a una difesa di Poranceto così come è in nome, come dice Silvana, ”della magia e del mistero”?
Tante sono le domande che si affollano e più che di battaglie io ora sento il bisogno di riflessione…
Idee?
Un mondo diverso
Su Poranceto nessuna pubblica risposta. E’ dura da digerire. Il prossimo anno in tutto il mondo l’ONU promuoverà azioni a sostegno dei boschi e delle foreste. Sicuramente le nostre attente amministrazioni vorranno partecipare a questo importante e sentito tema. Chissà se per il prossimo anno Poranceto si presenterà completamente “trattato” come abbiamo visto per quella decina di esemplari. Sarò sincero Silvio: le ragioni che riporti dal tuo colloquio con il Presidente del Parco proprio non mi convincono. Ma questo sono io, un singolo.
Caro Silvio ti dedico questi scatti di bambini che giorni fa giocavano a Poranceto e riuscivano a farlo senza quelle strutture metallo/plasticose ormai indispensabili nei nostri cari giardini. Che dici: verrano a giocare anche dopo il… trattamento?

Domenica con gli amici di Hamelin vado a Santarcangelo di Romagna a giocare (anch’io!) in una area dismessa, ai confini di un parco, con i bambini che partecipano al Festival. Ho intenzione di far fuochi, capanne, tirare corde, perfino arrostire cose da mettere sotto i denti. Tutta roba vietatissima, ma lì è teatro, Silvio. Lì, almeno lì, nella finzione, si può pensare/provare… Esiste un modo/mondo diverso?
Buona estate a tutti
Vorrei ce ne curassimo
Ieri sono tornato a Poranceto con un gruppo di corsisti per fargli conoscere questo luogo così speciale. E’ stata l’occasione per vedere l’evoluzione delle cose che vi avevo raccontato. Purtroppo da allora i lavori di potatura sono avanzati e almeno una decina di giganti pluricentenari sono ora ridotti in queste condizioni.
Il 26 maggio, dopo aver visto le prime piante così trattate, avevo scritto una mail all’ente Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone per chiedere spiegazione sul senso di questo intervento. Siamo a poche decine di metri dal Museo del bosco di Poranceto nell’area con maggiore concentrazione di castagni plurisecolari.
Questo è un estratto della mail che avevo mandato all’indirizzo segnalato sul sito ufficiale del Parco. Ad oggi nessuna risposta.
da Paolo Tasini <paolo.tasini@gmail.com>
a parcodeilaghi@cosea.bo.it
data 26 maggio 2010 08.35
oggetto I castagni di Poranceto
proveniente da gmail.com
Gentile amministrazione
Sono un appassionato frequentatore di Poranceto. L’altro giorno vedendo alcune potature su castagni secolari dell’area sono rimasto profondamente colpito dalla totale indifferenza verso forme e presenze che considero un valore estetico di assoluta rilevanza.
…
E’ un grande peccato vedere forme arboree così incredibili, così piene di storia, cancellate in un attimo da quattro colpi di motosega.
…
Ci tengo a dire che non ho volontà polemiche o altro. Vorrei solo che i castagni di Poranceto fossero più rispettati.
…
Che dire: probabilente ho sbagliato i toni, una semplice mail di un cittadino visitatore indignato di fronte ad una potatura che non sa spiegarsi non è sufficiente a muovere una risposta. Eppure ho scritto all’ente che, con soldi pubblici, ha in carico la tutela del bosco di Poranceto e che lì ha costruito un museo sulla cultura del castagno. Non avendo risposte faccio congetture e rilancio.
Forse quei castagni a pochi passi dal Museo non appartengo all’area Parco e sono in aree private non segnalate. Se è così – e questo spiegherebbe il silenzio dell’ente – è possibile che piante pluricentenarie vadano così trattate? C’è un castanicultore, un forestale, che sa spiegarmi il senso di questo intervento? Esistono normative che tutelano le piante plurisecolari? La regione ha un elenco di esemplari monumentali presenti in Emilia Romagna tutelati per decreto, perchè nessun castagno di Poranceto è presente? Questo cosa vuol dire? Nessun gigante a Poranceto è soggetto a tutela?
Le domande si affollano: girerò questo post di nuovo agli indirizzi del Parco e anche alle amministrazioni provinciali e regionali. Voglio riportare l’attenzione su queste piante. Ce ne è assoluto bisogno, anche perchè, forse non lo sapete, i castani tutti, in questi giorni, sono soggetti ad un nuovo terribile flagello: la vespa cinese ovvero Dryocosmus kuriphilus.
L’ho vista di recente nei boschi di Sasso Marconi, di Vedegheto: http://www.invasive.org/species/subject.cfm?sub=4901
Un vero disastro, non ha nemici, bolla tutto il fogliame, riducendo a un niente la capacità fotosintetica delle piante. Cosa hanno fatto di così terribile queste piante da essere così flagellate? Ci siamo anche noi tra i flagellanti?
Sono così belli i castagni… vorrei ce ne curassimo.
Per cortesia
Soldier Gardener, originally uploaded by Paolo Tasini.
Si, ogni giorno che passa senza risposta su Poranceto mi innervosisco sempre più e mi gingillo con fantasie da vendicator solitario. Poi mi calmo e penso a chi ha più buon senso e conduce la sua battaglia con intelligenza. Gabriella Buccioli, di fronte a manutenzioni che piallano qualunque forma ed espressione di bellezza vegetale, oltre a incavolarsi, come il sottoscritto, prova a reagire. Qui siamo a Loiano, pochi giorni fa, su una strada a scorrimento veloce. Gabriella vuol salvare un’aiuola vagabonda nata sul ciglio. I suoi gesti sono semplici e alla luce del sole: una pulita con il decespugliatore per sottolineare i confini della macchia, alcune canne per far capire all’operatore con la trincia che lì c’è qualcosa per cui fermarsi, un cartello che spiega a tutti perchè vale la pena non trinciare. Infine una telefonata ai responsabili delle manutenzioni comunali, senza sfida, solo per avvisare: è veramente bella quel’aiuola spontanea, bella e senza spesa.
Chi sono le belle d’aiuola? Nell’ordine: Achillea millefolium, Acinos arvensis, Anthyllis vulneraria, Dactylis glomerata, Thymus Serpyllum, Tragopogon pratensis.
Non tagliate non tagliate, per cortesia: è un giardino per tutti.
Poranceto – Ieri
Poranceto – Ieri. Fine della ricreazione: alcuni giganti ritornano in servizio! Un lavoro ben fatto dicono gli anziani seduti con il loro bicchiere di vino. I nuovi innesti terranno! Meno il mio cuore. Sarò patetico, ma questo per me è uno scempio. E anche se tutto scorre – e questo è bene – aver perso, offeso, forme e presenze come quelle che erano, fino a ieri, questi castagni, mi sprofonda nella tristezza. Certo io sono un cittadino giardiniere e non un boscaiolo castanicoltore e ho una zucca piena di fantasie e meno di cose concrete.
No no… Non mi interessano le ragioni, i partiti, non perchè non voglia ragionare; posso capire, ma capire non allevia di un soffio aver incontrato, ad esempio, una presenza come quella che qui sotto vedete ospitare i bambini e che ora, giuro, non ho avuto la forza, per come è stata combinata, non dico di ritrarre, ma anche solo di guardare.
Si, sto parlando di cose da poco… poco per tanti, molto per me.
Hang
Ieri al giardino di Pimpinella abbiamo ascoltato l’Hang di Liron Mann. Musica amici, Musica che non smette di suonarti. Appuntatevi il nome di questo ragazzo di Tel Aviv, anche il giardino ieri annuiva!!
Not You Parents!
Si si… Questo blog è decisamente uscito di sentiero… Anche i suoi autori pare
Vi sembra giusto che solo i piccoli possano… fughinare?






























